Una recente indagine edita da Vanson Bourne OmniBoss 2010 che analizza
le strategie delle aziende per l’integrazione B2B ha intervistato 600
IT Manager con potere decisionale presso organizzazioni di grandi dimensioni
nel settore dei servizi finanziari, manifatturiero, della distribuzione, dei
trasporti e in altri settori commerciali, nei paesi del Regno Unito, in Francia,
Germania e negli Stati Uniti.
Dalla ricerca emergono due trend principali: la maggior parte degli intervistati
(78%) ritiene che la recessione sia quasi terminata o definitivamente
conclusa, e l’85% afferma di essere pronto a investire la stessa cifra o addirittura
una somma più alta rispetto allo scorso anno in software e servizi per l’integrazione
B2B.
A prescindere dalla presa di coscienza delle aziende di dover rivedere e
riprogettare i propri processi B2B, è incredibile come il mondo imprenditoriale
guardi con grande fiducia verso la ripresa dell'economia; tuttavia -
fino al momento fatidico - nulla deve essere fatto o comunque si deve
attendere.
Un controsenso quando si parla di investimenti in IT. Sembra quasi che
le aziende vedano gli strumenti IT atti a migliorare i processi interni con
l'obiettivo di una riduzione dei costi come un concetto di superfluo.
Una malattia del management - soprattutto italiano - che ha colpito da sempre
il settore dell'IT. La tecnologia è vista dunque come una parte accessoria
e non come bene strumentale primario.
In altre parole, per quanto si voglia far credere, l'IT non è ancora un concetto in pieno possesso del fare impresa italico. Ne è una riprova il recente annuncio di Verbatim che ha deciso di procrastinare la produzione di floppy disk, visto che sono ancora tantissime le aziende che usano i Floppy Disk come sistema di back-Up.
Folle vero? Eppure la realtà è questo e il mondo dei fornitori
IT ne sono consapevoli.
Del resto quando esistono aziende di piccola e media dimensione che leggono
la propria posta elettronica non più spesso di una volta a settimana,
sarà facile capire quanto poco importi la riorganizzazione aziendale
supportata da soluzioni business e IT evoluti.
Se però credete che il problema sia solo del mondo delle PMI italiane, vi sbagliate di grosso.
Circa un paio di mesi fa andai a trovare un grosso fornitore di carni per la grande distribuzione. Quando proposi loro un sistema web per l'e-procurement e la raccolta degli ordini via Internet, dopo un entusiastico SI, l'imprenditore fu costretto a tornare sui suoi passi. Una delle più importanti aziende della grande distribuzione sul mercato italiano (o forse la più grande), nonché sua cliente, inoltrava gli ordini via fax ancora pochi mesi prima e solo da un paio di mesi aveva accettato di inoltrare ordini di fornitura via mail.
Con stento riuscì a credere al racconto. Dovetti presto ricredermi quando
l'imprenditore mi fece vedere il prima e il dopo; i fax degli ordini (fase pre-tecnologica)
e le mail (il grande salto tecnologico successivo).
Dunque... parlare di e-procurement? Parlare di ordinativi via Web? Processi
EDI? Certe volte vien voglia di chiudere bottega e lasciare che il mondo della
tecnologia faccia il suo percorso a colpi di iPhone e iPad, veri trainatori
del mercato.
p.s. Per coloro che non lo sapessero, il concetto di e-procurement è precedente al 2000. 10 anni. Eppure sembra talvolta di parlare di concetti sconosciuti.