Oltre la metà degli utenti al mondo utilizza ancora personal computer con Windows XP. Il 74% degli utenti aziendali utilizza pc con Windows XP perché in dieci anni di vita è su questo sistema operativo che girano la maggior parte delle applicazioni.
Windows 7 è, come dice Microsoft, il best seller dei sistemi operativi: in pochi mesi ha raggiunto i 150 milioni di licenze vendute ed entro l'anno conta di arrivare a 350 milioni.
Numeri che per molti versi non si conciliano. La velocità di adozione di Windows 7 da una parte vede come contraltare la resistenza al cambiamento delle aziende a cambiare ambiente operativo, infrastrutture hardware e software, saltare sul nuovo. Complice la crisi economica, la vita utile dei pc in azienda si è di nuovo allungata e dai 3 anni ora naviga abbondantemente vicino ai 4,4 anni.
E allora che cosa fare per venire incontro ai clienti?
Finora le regole Microsoft facevano sì che dopo un tot di mesi dall'uscita di un nuovo sistema operativo, i produttori di personal computer non avessero più diritto a montare il vecchio OS.
La cosa ha funzionato fino a un certo punto: gli Original Equipment Manufacturer (OEM) hanno continuato a proporre e vendere alle aziende pc con XP piuttosto che Windows Vista. E la domanda dei clienti agli OEM non s'è modificata di molto dopo il varo di Windows 7. Fino a quando non c'è una reale transizione delle applicazioni XP verso il nuovo ambiente operativo è difficile si faccia il grande salto.
Vero è che le applicazioni XP girano perfettamente dentro Windows 7 con una macchina virtuale, ma la diffidenza è un freno difficile da rimuovere.
La soluzione di Microsoft è stata in certo qual modo salomonica: dagli iniziali 6 mesi di tempo post uscita di Windows 7 è passata a 18 mesi, ossia fino al 20 ottobre prossimo, perché gli OEM possano senza ostacoli rispondere positivamente alle richieste dei clienti business di forniture di pc con Windows XP SP3 come downgrade da Windows 7.
Dopo quella data, invece, potranno fare il downgrade solo verso Windows Vista.
Questa politica si applica solamente per i pc con Windows in licenza OEM e per le versioni di Windows 7 Professional e Ultimate; oppure per i pc con licenze aziendali di Windows in volume.
Esclusi per definizione da questa politica del "diritto a tornare indietro" sono coloro che hanno acquistato Windows 7 nella scatola in negozio. La loro opzione è: reinstallate il sistema che avevate prima dell'acquisto di Win7. Punto.
Le piccole imprese che acquisteranno un pc con Windows 7 in licenza OEM dopo il 20 ottobre dovranno fare da sé se vorranno fare il downgrade a Windows XP SP3 seguendo le procedure indicate. E poiché questo diritto si associa alla vita della garanzia di Windows 7, se ne deduce che il diritto a fare il downgrade scade a ottobre 2020.
Vero è che in molte aziende italiane vi sono programmi e computer 286 che continuano imperterriti a fare il loro mestiere e nessuno osa rimuoverne la polvere per timore di rotture o guasti, ma è ragionevole supporre che, nonostante il decennale servizio svolto finora, da qui a 10 anni anche le applicazioni XP trovino alternative migliori e siano prima o poi sacrificate.
Ma c'è tempo dieci anni per pensarci.
Un suggerimento finale agli utenti Windows XP.
La fatidica data del 13 luglio è coinciso anche con la fine del supporto e della continuità di aggiornamento di Microsoft per la versione XP SP2, rilasciata nel 2004.
Dal 2008 è in circolazione gratuita l'upgrade a Win XP SP3. Conviene fare questo upgrade anche se decine di milioni di pc continuano imperterriti a non farlo.
Ma così facendo SP2 potrebbe attrarre ancora più malintenzionati alla ricerca di falle e punti di rottura. Una delle più virulente epidemie informatiche era scoppiata lo scorso anno in Cina per colpa di antiche, ossia assai più che vecchie, versioni di Internet Explorer mai aggiornato.
A nome del bene comune: chi utilizza ancora versioni Windows XP SP2 faccia almeno lo sforzo di passare a XP3. Non per sé ma per noi tutti.