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Virtualizzazione dei server e disaster recovery


lug 30, 2010


In un panorama IT in continua evoluzione, uno dei termini che ormai è entrato prepotentemente nel parterre dei sinonimi che identificano l’innovazione tecnologica, è certamente virtualizzazione



 



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Nell’accezione del termine, virtualizzare significa creare una versione virtuale di una risorsa che normalmente viene fornita fisicamente. Qualunque elemento, hardware o software, può essere virtualizzato: sistemi operativi, memoria, server, spazio su disco. Ed è da questo concetto che nasce l’idea di utilizzare la virtualizzazione per creare una vera e propria macchina virtuale, in grado di convivere in maniera del tutto indipendente con altre virtual machine sullo stesso dispositivo fisico, sfruttandone le risorse come memoria, dischi, porte di comunicazione, senza rischi di conflitto.

Un passo nel virtuale
Sebbene inizialmente ci fosse un po’ di scetticismo attorno a questa nuova tecnologia, la virtualizzazione sta sempre più guadagnando credito fra le aziende italiane, così come confermato da uno studio realizzato da IDC. La ricerca condotta evidenzia come nel 52,4% delle imprese sia già stato implementato un progetto di virtualizzazione dei server, nel 3,8% dei casi il progetto sia in fase di implementazione e nel 5,7% la sua realizzazione sia prevista in un tempo di 12-18 mesi. Il restante 38,1% della aziende, non prevede di adottare soluzioni di questo tipo. Anche se più contenuta (si attesta intorno al 30%), appare comunque significativa la percentuale di imprese che ha scelto di adottare la “virtualization” di altri ambienti, come storage, network e desktop. Ma come opera un sistema di virtualizzazione? All’atto pratico, è un’applicazione software a gestire l’ambiente virtualizzato. Questa si interpone fra la macchina fisica e le virtual machines create, amministrandone l’esecuzione e gestendo le richieste di ciascuna di esse. Esistono virtualizzatori per Windows, Linux e Macintosh, ma il fine di ognuno di essi è lo stesso, e cioè assicurare l’esecuzione contemporanea di più sistemi operativi ospiti, in modo da garantire che il crash di uno di essi (e della relativa macchina virtuale) non si ripercuota sulle altre virtual machines. L’utente deve avere quindi la possibilità di avviare, interrompere e se necessario riconfigurare le macchine virtuali con facilità e senza dover arrestare quelle non interessate dall’attuale operazione. Infine, non deve accadere che un sistema operativo faccia uso dell’intera potenza di calcolo della CPU o che possa allocare tutta la memoria disponibile, rallentando di conseguenza gli altri. Potenza del processore e memoria RAM, giocano infatti un ruolo fondamentale nella gestione dei virtualizzatori.

I campi di applicazione
Data l’enorme versatilità di questa tecnica, differenti sono gli scenari in cui la virtualizzazione ha trovato campo fertile. Primo su tutti il consolidamento delle strutture. Uno dei problemi che di più incidono sull’IT aziendale è il continuo aumentare dei server, processo che comporta una costante crescita dei costi per le infrastrutture e la loro gestione. Questo a causa di una politica che molte aziende hanno fino ad oggi adottato, secondo cui l’aggiunta di un servizio dovesse comportare necessariamente l’installazione di un nuovo server. Ecco spiegato perché, in numerose imprese, si trovano macchine sfruttate solo parzialmente e destinate ad un’unica applicazione. Tramite la virtualizzazione, l’utente può ottimizzare l’uso dei computer, a seconda delle sue esigenze. Ad esempio, nel caso di programmi che richiedano un computer dedicato per funzionare correttamente, è possibile creare una macchina virtuale su cui eseguire l’applicativo desiderato solo quando necessario e sfruttare il PC per altre operazioni. Questo modus operandi è sicuramente vantaggioso per le piccole e medie imprese, che spesso non hanno a disposizione i fondi necessari per l’acquisto di nuove strutture. Esse possono così introdurre dei virtualizzatori anche in situazioni pregresse, caratterizzate da server fisici di media potenza e sotto-utilizzati. Altra soluzione può essere quella di dismettere le vecchie infrastrutture, inserendo poche nuove macchine ad hoc, più potenti, sulle quali installare sistemi virtualizzati che svolgano gli stessi compiti, ma sfruttando a pieno le qualità dei calcolatori. Grazie a queste proprietà, i software di virtualizzazione hanno avuto un crescente utilizzo in quei settori in cui si abbia la necessità di avere server facilmente amministrabili centralmente ed un elevato numero di macchine a disposizione. Ne è un esempio il campo del software testing, in cui si ha spesso l’esigenza di provare applicativi in condizioni realistiche. Utilizzare decine di computer fisici porterebbe un dispendio non indifferente, sia in termini di tempo che di costi. Problematiche quasi totalmente abbattute con la virtualizzazione, che consente di creare velocemente le virtual machines desiderate su un’unica macchina fisica. Anche nel caso dei fornitori di servizi di web hosting l’utilizzo di sistemi virtuali ha portato notevoli miglioramenti. In queste strutture, avere a disposizione tecniche in grado di gestire macchine virtuali attivabili senza investire in nuovo hardware, comporta una riduzione dei costi ed un aumento della flessibilità dell’attività economica.

Vantaggi non solo virtuali
Dallo studio svolto da IDC, per il 48% degli intervistati, la diminuzione dei costi di implementazione e di mantenimento, nonché i forti guadagni in termini di risparmio energetico, guidano la scelta delle soluzioni per la virtualizzazione. Il consolidamento dei sistemi comporta, infatti, un calo dei costi operativi ed amministrativi, in quanto le esigenze di spazio, climatizzazione e alimentazione di un server centralizzato sono nettamente minori di quelle relative a più macchine e le operazioni di installazione, aggiunta di virtual machines, suspend/ resume, ecc. possono essere effettuate tranquillamente da remoto. Nel 40% dei casi, è infatti la semplificazione della gestione ad essere giudicata come risorsa fondamentale. Questi risultati sono omogenei tra le aziende, indipendentemente dalle diverse dimensioni. Nessuna differenza è stata infatti riscontrata sia per le ricerche condotte su imprese con un numero di dipendenti compresi fra 250 e 499, che per quelle con più di 500 impiegati. Il denominatore comune è certamente la possibilità di liberare da vincoli fisici la struttura IT, rendendola più semplice da gestire, flessibile rispetto alla domanda ed adattabile ai cambiamenti. Ne è un esempio il dynamic desktop, tecnica che prevede un vero e proprio distaccamento tra cuore del personal computer ( che risiede su un server remoto) ed utenti. Questi avranno la possibilità di accedere a un desktop virtuale, caratterizzato da un alto grado di personalizzazione. Infatti, all’interno delle singole virtual machines, il dipendente può specificare il tipo di impostazioni da tenere, se consentire la modifica del sistema oppure se ad ogni arresto dell’ambiente virtuale il programma debba eliminare i cambiamenti apportati. Così facendo viene incrementata la sicurezza dei dati dell’utente ed in più, un eventuale errore commesso nella macchina virtuale può essere eliminato semplicemente cancellandola, senza comportare alcun danno per il PC o il server remoto.

 Il disaster recovery
Restando in tema di sicurezza, nella creazione e sviluppo di piani di disaster recovery la virtualizzazione tende a ricopre un ruolo molto importante. Durante l’utilizzo di una macchina virtuale, questa risulta essere svincolata quasi completamente dal sistema operativo che la ospita. Le configurazioni necessarie a mantenere il legame fra le due strutture riguardano prettamente alcune voci molto semplici del sistema operativo e la connettività ad Internet ed alla rete locale. Di conseguenza, nel caso si abbia un guasto del computer ospite, la virtual machine può essere “congelata”, spostata su un altro computer ed eseguita nuovamente; il tutto spendendo solamente pochi minuti per rimettere in funzione il sistema su un altro PC, che abbia installato il sistema di virtualizzazione. Questa caratteristica rende la struttura IT ancora più sicura e semplifica notevolmente anche l’aspetto del backup dei dati.


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