C'è maretta nell'aria dell'Open Source a proposito del destino che avrà OpenSolaris.
Sun Microsystems, prima dell'acquisizione da parte di Oracle, aveva intrapreso una complessa strategia per aprire e proporre come sistema aperto ma controllato Solaris, il proprio sistema operativo basato su Unix. Rispetto alla comunità degli sviluppatori che si erano coalizzati intorno a Linux, OpenSolaris prometteva di stabilire un controllo collettivo comune per gli sviluppi dell'OS.
Da quando però dalla primavera è stato ufficializzato l'integrazione di Sun in Oracle, non si sono avute dichiarazioni chiare o prese di posizioni tali da tranquillizzare l'OpenSolaris Governing Board che lo scorso lunedì s'è riunito e ha incominciato a rumoreggiare.
Una mozione di Neale Ferguson, membro del board, impegnato nel porting di OpenSolaris sulla piattaforma Power di IBM ha lamentato la mancanza di chiarezza nelle scarne dichiarazioni finora rilasciate dal vertice software di Oracle.
La quale, d'altra parte, era stata messa ferocemente sotto mira dalla Commissione Europa a proposito del più diffuso database frutto degli sviluppi della comiunità OpenSource, ossia MysQL. Le resistenze della Unione Europea erano state superate con chiare affermazioni da parte di Oracle di non avere nessuna intenzione di dismettere MySQL, e di continuare a distribuirlo sotto licenza GNU General Public License oltre a promesse di ulteriori miglioramenti futuri.
Niente, però, è emerso a proposito di OpenSolaris. Se non alcune stizzite risposte da parte di ex-impiegati Sun Microsystems, ora con la casacca Oracle, che erano impegnati nel supporto della comunità OpenSolaris che sottolineano come minacce e lamentele da parte del Board di OpenSolaris potrebbero nuocere più che favorire una positiva uscita dai dubbi e dal silenzio del management decisore di Oracle.