Le professioni più ricercate: farmacisti, infermieri, informatici ed esperti di marketing
di Francesco Forestiero |
30 luglio 2010
Unioncamere e il Ministero del lavoro e delle politiche sociali hanno presentato ieri uno studio sulle prospettive di crescita occupazionale del nostro Paese.
Il sistema informativo e previsionale Excelsior 2010 – elaborato congiuntamente dal Ministero del Lavoro e da Unioncamere appunto - ha consultato più di 100 mila aziende, la gran parte delle quali hanno dichiarato di essere pronte ad assumere nuove professionalità specializzate.
Questo porterebbe ad una crescita di 20 mila assunzioni per il prossimo anno con una crescita del 10% del lavoro a tempo determinato. Il 54,7% dei posti previsti sarebbe destinato ai giovani, in particolare alla fascia di età in immediata uscita dal percorso di formazione.
Nonostante si tratti di dati confortanti, determinati in gran parte dall’aumento delle entrate (802 mila) e al rallentamento delle uscite di personale (980.500 contro le oltre 994 mila del 2009), il saldo resta negativo, si parla infatti di una riduzione di 178 mila unità (un calo dell’1,5% rispetto all’occupazione prevista per quest’anno).
I dati confermano inoltre differenze di distribuzione delle richieste in base alla dimensione dell’impresa, mentre difatti arrivano buoni segnali dalle aziende medie, le micro imprese ancora prevedono riduzioni di personale. Anche a livello territoriale sussistono ancora differenze: il Mezzogiorno probabilmente registrerà anche nel 2010 un saldo negativo più alto delle altre macro-ripartizioni del Paese.
Ferruccio Dardanello presidente di Unioncamere, ha commentato così i risultati dell’indagine: «Il sistema produttivo italiano è vivo e vitale e sta mostrando di avere tutte le qualità per trainare il Paese verso una ripresa economica consistente lo dimostrano le previsioni occupazionali di Excelsior, che individuano nelle medie imprese esportatrici ed innovative la punta di diamante della nostra economia. Proprio i dati della nostra indagine indicano con chiarezza due cose: quale direzione sta prendendo il mercato del lavoro e gli ambiti nei quali le difficoltà sono ancora evidenti. Sul primo punto è chiaro che, dall’incertezza causata dalla crisi, le imprese stanno uscendo chiedendo maggiori competenze professionali e flessibilità ai propri dipendenti. Una flessibilità non tanto e non soltanto contrattuale, quanto di impostazione del lavoro. In sostanza, la disponibilità dei lavoratori ad accrescere le proprie conoscenze, ad alimentare la propria creatività, ad affrontare e risolvere i problemi. Sul secondo punto, è chiaro che le aziende minori e quelle artigiane, molto più legate al mercato domestico, faticano a cogliere i segnali di ripresa economica in una situazione in cui i consumi delle famiglie restano piuttosto bassi. Infine, il grande problema del Mezzogiorno, dove la staticità del mercato e un forte ritardo strutturale risaltano con estrema evidenza, rendendo ancora più urgente la messa a punto di ogni iniziativa di rilancio del sistema economico locale».
Un aspetto complicato da comprendere, stante la richiesta di lavoro presente in questo momento nel nostro Paese, è il fatto che ci siano alcuni profili che vengono addirittura definiti “introvabili” dalle nota di Unioncamere.
Tra le professioni più ricercate figurano farmacisti, infermieri, informatici, ma anche grafici ed esperti di marketing e Dirigenti, non solo profili tecnici, dunque, ma anche professionalità squisitamente “intellettuali” delle quali il nostro Paese dovrebbe avere una discreta disponibilità visti i tassi di accesso all’istruzione secondaria superiore e post universitaria.
Diamo qualche numero relativo alle figure professionali per le quali sarebbero previste più assunzioni:
1320 addetti marketing, 4520 infermieri, 1240 farmacisti, 2130 sviluppatori software, 1030 agenti di vendita, 1030 venditori tecnici, 1290 addetti alla logistica, 1170 disegnatori tecnici, 1289 tecnici informatici, 3950 educatori professionali.
A fronte di questo prospetto, la difficoltà di reperimento di queste figure si attesta su un’incoraggiante (o stranamente inquietante) media del 43.4%, la maggior parte di questi posti sono disponibili nel centro-nord: la Lombardia la fa da padrona seguita da Toscana, Piemonte, Veneto ed Emilia, ma anche in Sicilia e in Calabria i posti non mancano: solo tra le professionalità che abbiamo citato difatti risulterebbero ben 223 posti in attesa di essere ricoperti.
Lorenzo Mari