di Lorenzo Mari |
31 agosto 2010

La
copertina di settembre di Wired lascia interdetto chiunque, come noi lavori sul web e con il web: il titolo cita testualmente “Il web è morto, lunga vita ad internet”.
La sibillina affermazione diventa ameno criptica se si analizzano i dati a cui gli autori Chris Anderson e Michael Wolff fanno riferimento.
Figura 1 – Wired Settembre 2010 - Stime CISCO bsaate sulla pubblicazione CAIDA di Andrew OdlyzcoCome si vede dal grafico, elaborato da
Andrew Odlyzko, Professore nella Scuola di Matematica dell’Università del Minnesota, l’uso di internet negli Stati Uniti è per così dire “frazionato” in una serie di sistemi di comunicazione che nel tempo variano notevolmente.
Dal 1990, quando la grande maggioranza del traffico era costituito dall’uso di protocolli di trasmissione dati quali ad esempio l’”FTP” (File Transfer Protocol, appunto) o “Telnet” un protocollo di rete utilizzato principalmente dai sistemi Unix, si arriva al termine del secolo scorso, epoca in cui il World Wide Web (l’area in rosso nel grafico) prende il sopravvento su ogni altro utilizzo di internet. E’ il tempo del “surfing” incondizionato, le potenzialità della rete vengono implementate dai browser più importanti, Internet Explorer e Netscape sopra tutti. Analizzando i dati dal 2000 in poi si vede chiaramente che l’uso del Web per il surfing è in calo continuo e subisce un decremento del 50% in 10 anni, una decrescita speculare rispetto alla sua comparsa.
La rete dunque “perde colpi a favore di applicazioni video e di file sharing, dando vita col tempo a quello che oggi viene definito in maniera forse un po’ troppo generica “Web 2.0”.
L’allarme è lanciato dall’Ex direttore di “Wired” Chris Andersen “Ti svegli e controlli la posta sull'iPad con un'applicazione. Durante la colazione ti fai un giro su Facebook, su Twitter e sul New York Times, altre tre applicazioni. Mentre vai in ufficio, ascolti un podcast dal tuo smartphone. Un'altra applicazione. Al lavoro, leggi i feed RSS e parli con i tuoi contatti su Skype e attraverso l'Istant messaging. Altre applicazioni. Alla fine della giornata, torni a casa ti siedi a cena, ascolti musica sulla web radio Pandora, giochi con il servizio online della console Xbox, guardi un film in streaming su Netflix. Hai passato l'intera giornata su internet, ma non sul web. E non sei il solo”.
“Per tutto questo c’è un’App”, viene da concludere parafrasando una nota campagna di casa Jobs. Eppure, questa sembra essere un’analisi un po’ limitata al mercato americano e poco vicina alla realtà del 90% della nostra economia, gli “small businesses” le micro, piccole e medie imprese che spesso non usano sistemi VoIP per comunicare con i dipendenti e pur tuttavia necessitano di un supporto web per allargare il loro business.
Per intenderci: che il mondo internet sia cambiato negli anni è fuori di dubbio. Quello che tuttavia è bene approfondire è l’uso che del Web fanno non tanto i comuni consumatori, quanto le PMI che operano sul territorio italiano ed europeo e che muovono la quasi totalità dell’economia UE, che a sua volta rappresenta la seconda economia al mondo, una posizione non trascurabile.
Per dare supporto a tutto ciò, facciamo per riferimento all’Italia.
Se analizziamo i dati dell’Istat relativi al 2008 – i più aggiornati disponibili al momento - vediamo che le imprese che utilizzano i PC per lavoro (indicate nel grafico con la colonna più scura) arrivano ad essere una proporzione molto vicina al 100%, a fronte di ciò tuttavia non si rileva una percentuale altrettanto importanti degli addetti che utilizzano il personal computer almeno una vola a settimana (la barra in chiaro).
Questo forse può essere considerato il sintomo più evidente di quanto spazio ci sia nel nostro mercato per la crescita economica delle PMI attraverso i sistemi informatici.

Figura 2 - Elaborazione su dati ISTAT 2008Tale analisi viene confermata dalla ben più documentata società
Gartner, una delle maggiori consultancies mondiali per il mondo dell’Information Tecnology. Da anni questa struttura pubblica un report, ormai diventato un punto di riferimento per le stime predittive nel mondo della tecnologia informatica, che definisce i prossimi sviluppi di mercato ICT, analizza i trend di crescita e ne valuta la consistenza. Il
Magic Quadrant for Web Content Management rivela che dal 2009 al 2014 è prevista una crescita del 14% annuo del mercato ICT, un tasso da non sottovalutare.
Uno degli spazi di manovra più interessanti risiede certamente nelle soluzioni di gestione del business via web e nel conseguente lavoro a distanza, una frontiera ancora troppo poco sperimentata e utilizzata dalle nostre imprese e che probabilmente, nei prossimi anni, abbatterà il muro del “presenzialismo” in ufficio per incrementare l’efficienza degli addetti e ridurne, prevedibilmente, lo stress.
Naturalmente per sviluppare l’innovazione è necessaria competenza e non è superfluo sottolineare, a conclusione di questa nostra breve disamina, che il business dell’ICT non risiede solo nel mercato dell’informatica in senso stretto: pensiamo ad esempio ai posti di lavoro specializzati dei quali una simile evoluzione incrementerà la domanda, non è un caso che proprio qualche tempo fa sia stata diramata da Infocamere la notizia (
che abbiamo anche pubblicato) che nel mercato italiano sono vacanti oltre 3.400 posti legati al settore delle nuove tecnologie.
La domanda che a questo punto ci torna in mente è: “ma, per tutto questo… basta un’App??”, al momento pare proprio di no!