I dati sulla situazione economica di Eurolandia testimoniano una tiepida ripresa nonostante l’inflazione sia in crescita e la disoccupazione sia a livelli allarmanti
di Mirko Zago |
01 settembre 2010
La fiducia in una ripresa economica degli imprenditori in Europa sta crescendo e il trend positivo già registrato a luglio si riconferma tale anche per il mese di agosto. L’Economic Sentimenti Indicator (ESI), l’indicatore che misura “la fiducia nell’economia” in zona Euro è salito di 0,7 punti in periodo di vacanze mentre già a luglio aveva visto un balzo di 0,6 dati ben al di sopra della media nel lungo periodo.
Tra i grandi Stati membri dell’UE, è il Regno Unito a mostrare il più alto tasso di incremento con una crescita dell’indice di un punto e mezzo, seguito dalla Germania con un + 1,1. Controtendenza risulta invece l’Italia che assieme alla Polonia registra un -0,9 a cui segue il record negativo dei Paesi Bassi con -2,1 punti.
Nonostante alcune eccezioni la situazione si prospetta positiva, con segnali promettenti soprattutto per quanto riguarda la fiducia sugli ordini all’industria e sulle esportazioni nonostante rimanga abbastanza radicata tra i produttori una certa cautela sull’andamento delle transazioni e sulle aspettative di vendita.
Anche la fiducia tra i consumatori è in forte crescita con un incremento pari a 3 punti percentuali sia nella UE sia nella zona euro così come in forte ripresa, dopo il crollo di luglio, è la fiducia verso i servizi finanziari (questi ultimi non vengono considerati nell’ESI) che registrano nella zona dell’UE una forte crescita (+7 punti) dovuta a una evidente ripresa futura della domanda. Un certo grado di pessimismo rimane invece diffuso tra gli imprenditori circa le scorte di prodotti finiti.
La crescita economica da tempo prospettata sembra finalmente prossima a realizzarsi seppur tiepidamente e anche i dati sull’inflazione (in crescita) sembrano non eccessivamente negativi.
Secondo i dati preliminari ad agosto la sua crescita mensile sarebbe stata dello 0,2% rispetto a luglio con un incremento annuo dei prezzi al consumo dell’1,6% rispetto ad agosto 2009 nella zona euro. A luglio il dato sull'inflazione registrava una variazione positiva dell'1,7% mentre il dato definitivo di agosto verrà annunciato dall'Eurostat il prossimo 30 settembre. Dati alla mano, l’inflazione starebbe quindi crescendo in modo più “controllato” rispetto a quanto previsto dalle stime grazie in particolare alla stabilità dei prezzi dei prodotti energetici (per l’Istat capitoli “Abitazione, acqua, elettricità e combustibili”) e prodotti e servizi per la casa (“Mobili, articoli e servizi per la casa”) e un certo rallentamento nel settore dei servizi, in particolare ricettivi e di ristorazione che assieme al comparto abbigliamento e calzature hanno registrato un meno 0,1%. Nessuna variazione è stata riscontrata anche per i prodotti e servizi culturali, spettacoli e ricreazione. Aumenti importanti si sono invece registrati al capitolo comunicazioni (+1,2%), trasporti (+1%) e bevande alcoliche e tabacchi (+0,3%).
Se nell’immediato l’inflazione sembra essere sotto controllo, occorre considerare il suo adeguamento con i trend legati alla flessione della domanda, fa notare Codacons riferendosi alla situazione italiana. Se a giugno si è assistito ad un calo dello 0,5% rispetto allo scorso anno sulle vendite di prodotti alimentari, i prezzi non sono scesi di almeno il 7% su base annua come avrebbero dovuto. Qualora in autunno si verifichi la tanto auspicata ripresa economica e i consumi inizieranno a salire si corre il rischio di un decollo dell’inflazione. Solo con una nuova stagione di liberalizzazioni nel settore del commercio e misure per bloccare le speculazioni (si vedano ad esempio i prezzi dei carburanti che non si sono adeguati al calo del petrolio al barile) si potranno scongiurare ulteriori inflessioni.
Se quindi la fiducia nella ripresa economica è ormai assodata e l’inflazione, con l’adozione delle giuste misure, può essere tenuta sotto controllo, a preoccupare maggiormente è la disoccupazione che si attesta in modo stabile ancora a livelli elevati e allarmanti. Secondo quanto diffuso dall’ Eurostat, l'ufficio statistico dell'Unione Europea, il tasso di disoccupazione nei 16 Paesi della zona euro fatica a scendere sotto la soglia del 10%. E’ questa l’elevata percentuale di disoccupati che si è mantenuta stabile anche a luglio, in crescita rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente quando era a quota 9,6%. In Italia la percentuale di disoccupazione è dell’8,4% e seppur sia sotto la media va considerato che si tratta di un dato di paragone molto elevato, quindi non è di gran conforto esserne al di sotto di poco. Va altresì ricordato che se a giugno la percentuale era dell’8,5% a luglio del 2009 era del 7,9%. In Francia la percentuale si attesta al 6,9%, in Germania al 10%, in Irlanda 13,6% mentre la Spagna raggiunge addirittura il 20,3%.
Per comprendere con maggior chiarezza queste percentuali è utile una panoramica espressa in unità: Eurostat stima i disoccupati nell'Ue a luglio in 23,05 milioni, con un calo rispetto a giugno di 45.000 unità; rispetto a luglio del 2009 l'aumento è stato di 1 milione e centomila unità.
"La Situazione è preoccupante, ma la tendenza negativa si è fermata" così ha commentato i dati presentati dall’Istat il ministro del Welfare Maurizio Sacconi. “Il Piano triennale per il lavoro varato dal governo nei primi giorni di agosto -ha aggiunto- sarà ora oggetto di consultazione con le parti sociali per arrivare tempestivamente a rilanciare il contratto di apprendistato per i giovani, a promuovere una formazione corrispondente alle competenze richieste, a sviluppare relazioni industriali cooperative e partecipative" in linea con le politiche economiche dell’Unione Europea.