E' forse uno degli argomenti più discussi dall'apparizione di PC consumer a metà degli anni '70: la pirateria, declinata in tutti i suoi possibili aspetti ha fatto un innegabile salto di qualità con l'arrivo di Internet, ma fino ad oggi nessuno aveva provato a "quantificare" esattamente quanto incide realmente il fenomeno sull'economia mondiale e cosa accadrebbe se questo diminuisse o cessasse all'improvviso.
Ha provato a farlo l'IDC, con uno studio intitolato The Economic Impact Of Reducing Software Piracy. I dati sono sorprendenti!
Oggi il valore commerciale del software contraffatto è stimato a livello globale in 51 miliardi di dollari e a livello globale il 49% del software installato è pirata. Basterebbe abbssare del 10% l'incidenza della pirateria per immettere nel mercato 142 miliardi di dollari generati da nuove attività economiche, creare 500mila nuovi posti di lavoro e fare guadagnare agli Stati 32 miliardi di dollari di tasse in più, con ovvie ricadute positive per tutte le economie.
In Italia una diminuzione del fenomeno in questi termini percentuali varrebbe invece 7.538 posti di lavoro nel settore delle nuove tecnologie, 3.637 milioni di euro in termini di nuovi volumi di affari e 1.245 milioni di euro di gettito fiscale.
Si stima che in Italia il valore commerciale complessivo degli applicativi illegali sia pari a 1,7 miliardi di dollari (1,3 miliardi di euro). Nel nostro Paese i programmi piratati hanno un'incidenza del 49% sul totale: peggio rispetto alle precedenti misurazioni (48%) ma meglio di quattro anni fa quando era del 53 per cento.
In base all'analisi condotta dalla Business Software Alliance (BSA) il maggiore problema nel nostro Paese è relativo alla mentalità dilagante in base alla quale la legalità non permetterebbe l'instaurazione di un circolo virtuoso. Nel 2009 ci sono state 4mila segnalazioni di aziende colte con le mani in tasca (o nella Rete), che hanno dato portato a 2.256 azioni delle forze dell'ordine.





