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PMI Dome

Velocizzare un sito Web in 7 passi con Google Page Speed

I trucchi che ti permetteranno di velocizzare il caricamento delle pagine del tuo sito Web e portarlo in vetta a Google
Redazione PMI-dome | 05 novembre 2010
Google lo ha ufficialmente ammesso: la velocità è un fattore determinante per il posizionamento di un sito. Per questo motivo, e per venire incontro alle esigenze degli esperti SEO, il colosso di Mountain View ha introdotto all’interno del Webmaster Tools un nuovo strumento chiamato Page Speed che permette di analizzare i problemi di performance di una pagina Web in modo intuitivo e direttamente dal browser Mozilla Firefox (Figura 1).
Lo strumento, oltre a segnalare i potenziali problemi, fornisce anche dei suggerimenti e delle funzioni per risolverli. Alcune delle pecche riscontrabili con Page Speed sono facilmente risolvibili durante la fase di design del frontend di un sito, mentre altre necessitano di qualche conoscenza in più a livello di sistema. Andando più nel dettaglio, i fattori che possono dipendere dalle configurazioni del sistema sono:
caching;
• compressione.

Quelle relative al frontend e alla strutturazione del sito, invece, sono:
riduzione delle risoluzioni DNS e dei Redirect;
• minificazione dei file CSS/JS/HTML;
• ottimizzazione delle immagini;
• ordine di caricamento degli elementi della pagina;
• parallelizzazione e la riduzione delle richieste HTTP. Ma, andiamo con ordine e analizziamo in dettaglio uno per uno tutti questi aspetti.


Figura 1 - Funzione sperimentale del Webmaster Tool per il controllo delle prestazioni del sito


Caching
La stragrande maggioranza delle pagine Web includono delle risorse come file JavaScript, CSS, immagini che compongono il layout del sito e altre tipologie di file che vengono modificate di rado. Nonostante queste risorse cambino raramente, ad ogni richiesta della pagina Web vengono comunque nuovamente scaricate, e questo va ad aumentare il tempo di caricamento della pagina. L’HTTP caching permette di salvare la risorsa nel browser dell'utente che visita il sito oppure nei Proxy dei provider, con il risultato che la risorsa in cache non verrà più servita dal sito Web, ma direttamente dal PC utente oppure dal proxy. Questo offre un doppio vantaggio: riduce il round-trip time eliminando moltissime richieste HTTP necessarie a ottenere tutte le risorse, e di conseguenza riduce notevolmente la dimensione complessiva della risposta del server; la riduzione del peso totale della pagina per ogni visitatore di ritorno di riduce notevolmente anche l’uso della banda e i costi di del vostro sito.

Compressione
La compressione delle pagine Web può essere ottenuta utilizzando i sistemi di compressione gzip o deflate. Tutti i moderni browser oggi in circolazione, infatti, supportano la compressione dei file HTML, CSS e JavaScript, e dunque permettono di inviare in Rete dei file più piccoli senza però perdere nessuna informazione. Il processo di compressione avviene lato server tramite l’abilitazione di alcuni moduli oppure utilizzando degli script appositi. La compressione è consigliata per risorse non troppo piccole in quanto tale processo ha un suo carico sulla macchina. La soluzione ideale, quindi, è quella di combinarlo con dei meccanismi di caching. Altro aspetto da tenere a mente è quello di evitare la compressione dei file in formato binario (come immagini, video, archivi e pdf) e quindi praticamente già compressi.

Riduzione?
Nel tempo di scaricamento della pagina influiscono in modo notevole anche il numero di risoluzioni DNS e il numero dei redirect. La risoluzione DNS altro non è che il tempo impiegato dal browser per identificare la provenienza di ogni singolo hostname che serve le risorse, a cui si aggiunge il ritardo causato dal roundtrip time. L’utilizzo di molti Widget all’interno della pagina, dunque, causa un forte aumento delle risoluzioni DNS. Di conseguenza è bene utilizzare i widget con consapevolezza e solo se portano un beneficio effettivo ai visitatori. Stesso discorso vale ovviamente anche per i redirect: è consigliabile cercare di includere risorse che poi non rimandano ad altre risorse. Va detto che, in alcuni casi, come ad esempio siti che includono molte risorse quali immagini e video, si possono trarre benefici dall’utilizzo di diversi hostname, perché il tempo di risoluzione DNS viene compensato dalla parallelizzazione del download di più risorse. Occorre quindi fare le giuste valutazioni in base ad ogni singola esigenza.

Parallelizzazione
Come consigliato da Google, il numero ottimale di host da utilizzare è tra 1 e 5 (distribuiti in modo che ci sia 1 host principale e 4 da cui scaricare le risorse “cacheable”) e il rapporto tra numero di host e risorse deve essere di 1 a 6. Dunque, mai impiegare più hostname se il numero di risorse utilizzate dalla pagina è inferiore a 6. Ad esempio: è possibile ipotizzare che un sito che utilizza un CSS, un Javascript e 6 immagini non trarrebbe beneficio nell’usare un ulteriore hostname che sarebbe giustificabile nel caso in cui le risorse divenissero 12.





Figura 2 -  Esempio di parallelizzazione e corretto ordinamento

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