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Pietro Scott Jovane: «Italia, bella addormentata»

L’amministratore delegato di Microsoft Italia a colloquio con noi sui temi della crisi ICT. Cosa non va. Come stanno reagendo le aziende. Come se ne esce. E come fare della crisi un’opportunità per puntare sull’innovazione e guardare al futuro
di Massimo Mattone | 26 ottobre 2010
Milano - Quando hai la fortuna di trascorrere un’oretta – davanti a un buon caffè – con l’amministratore delegato di una delle più grandi aziende ICT italiane e mondiali – non resisti alla voglia di capire davvero che aria tira nei piani alti di chi vive da sempre di tecnologia. Quanto si senta la crisi da quelle parti. E se - e quando - si prevede se ne possa uscire.
Magari ti aspetti parole di circostanza. Qualcosa del tipo: "Le cose vanno sempre meglio, le difficoltà ci sono ma ne stiamo uscendo bene, l’Italia è sempre più apprezzata nel mondo per la sua reattività nella ripresa".
E invece scopri – invero non da oggi – che non è così. Che hai di fronte un interlocutore schietto che crede in quello che fa e non ha paura di denunciare le cose che non vanno. E neppure di ammettere qualche errore strategico dell’azienda che rappresenta.
Come nel caso del mobile, quando confessa con sincerità il passo lungo di Microsoft nei confronti dei competitor: "Siamo arrivati probabilmente con 24 mesi di ritardo", ammette Jovane. Ritardo che confida di recuperare, dato un mercato mai definitivo (e intrinsecamente in continuo fermento) quale quello dei telefonini e degli smartphone.

E la crisi? Quando ne usciremo? L’AD Microsoft non ha dubbi: per ora dobbiamo imparare a conviverci. Tener botta. Trovare in qualche modo un equilibrio. Scordandoci che il sole sia dietro l’angolo. Occorre lottare, riarrangiare il proprio modello di business, innovare fortemente. Insomma, domattina non ci sveglieremo con la crisi alle spalle: "Si tratta di una crisi di lunga durata”, ci conferma Jovane con lo sguardo eloquente di chi non vuol illudere nessuno ma che sa di poter vincere alla lunga una sfida difficile. E precisa:
"Quella che stiamo vivendo in Italia non è una condizione temporanea poco prima della ripartenza a razzo. Per un lungo periodo, questa sarà la condizione di equilibrio cui dovremo abituarci".

Anzi, a dirla tutta, secondo Jovane, ci sono aziende che questo equilibrio lo hanno già trovato. Si tratta di quelle realtà che più di altre hanno puntato sull’innovazione e/o che avevano già avviato al loro interno – in tempi non sospetti – tutta una serie di progetti innovativi. Aziende che hanno saputo sfruttare la possibilità di ottenere nuovi finanziamenti e che sono andate alla ricerca di nuove modalità di finanziamento. E, magari, hanno sofferto meno – poiché più snelle e dinamiche – capaci di vincere la tipica inerzia dei sistemi tradizionali delle “sorelle maggiori”, realtà spesso fin troppo pachidermiche per abbracciare il cambiamento con la giusta determinazione e rapidità e far della crisi un’opportunità per rivedere le dinamiche interne e il proprio modello di business.
Riguardo alle aziende che stanno facendo fatica, Jovane sostiene che al loro interno è il momento delle grandi discussioni. Sul tavolo si gioca finalmente a carte scoperte e “ci si confronta su quali siano i grandi progetti su cui si debbano riaccendere i motori”, oscillando tra chi propone di puntare su semplici meccanismi tradizionali per accrescere ancor più i ricavi e chi – invece – crede sia essenziale trovare soluzioni per essere più snelli e più reattivi rispetto ai cambiamenti imposti dalla crisi in atto.

Importante sarà anche entrare sempre più nelle dinamiche interne aziendali per capire chi fa cosa in azienda. Se ci sono oppure no le persone giuste al posto giusto. Nella crisi, ancor più che nei periodi ordinari, è essenziale, infatti, che ognuno riesca a dare il meglio di sé per raggiungere l’obiettivo comune.
Si torna dunque a puntare sulle persone, sulla qualità, sulla loro reale preparazione professionale: "L’Italia digitale del futuro si basa su diversi elementi, ma soprattutto sulle persone e sulla loro qualificazione: quanti laureati in materie tecnologiche o tecniche vi sono nel mercato italiano rispetto ai paesi comparabili, quante start-up ci sono in cui neoimprenditori al di sotto dei 30 anni si mettono insieme e fanno partire iniziative al cui cuore ci sia l’Ict e così via. Riguardo alle aziende, è chiaro che il tema della preparazione professionale o dell’aggiornamento professionale diventa chiave".
E l’AD Microsoft vede proprio nell’ICT un’importante chiave di riscatto per quelle figure che avranno voglia di innovare, imparare ancora, non opporsi al nuovo che incalza ma, piuttosto, abbracciare il cambiamento come opportunità per ridefinire il proprio ruolo in azienda:
"L’Ict ha sostanzialmente reso visibile una non perfetta preparazione, un’insufficiente preparazione e ha dato gli strumenti al singolo dipendente – noi lo chiamiamo information worker, cioè, tipicamente, una di quelle figure che in azienda opera con dati e con informazioni sulla base dei quali sviluppa il proprio lavoro – per poter colmare questo gap e diventare più produttivo. Del resto, l’Italia  ha sempre mostrato una minor velocità di crescita quando tutti gli altri paesi crescevano, proprio perché siamo stati sempre meno produttivi. Questo è il punto. E la produttività si basa sulla competenza delle persone".

Eh già, l’Italia. Sempre più in basso nelle classifiche di produttività. Chissà come ci vede il mondo riguardo ai temi della crisi e dell’innovazione, si chiederanno in molti.
Pietro Scott Jovane il mondo ICT lo incontra spesso, per lavoro. Frequenta i salotti “buoni” laddove si formano le idee sull’Italia, sul nostro modo di essere e fronteggiare la crisi Ict, sulla nostra capacità di innovare. Il quadro non è affatto idilliaco, e l’AD Microsoft non si nasconde certo dietro un dito: "A livello internazionale, l’Italia è spesso vista come la bella addormentata. È chiaro ai più che l’Italia ha delle immense opportunità ma che sembra quasi attenta a non voler fare mai un passo più lungo della gamba. Diciamo che non è la prima a partire su certe innovazioni".
Ma qualcosa di buono c’è. Per esempio, il mondo invidia la capacità di aggregazione spontanea delle nostre PMI. Pure senza piani ad hoc e strategie ben studiate e organizzate, esiste da noi un humus che consente misteriosamente di produrre di fatto business e vantaggio competitivo senza pianificare quasi nulla. Su questo – dice Jovane – siamo osservati dagli studiosi internazionali con grande curiosità e ammirazione come "se osservassero il movimento delle cellule".
Ma come stanno (se stanno) uscendo dalla crisi le aziende italiane?
Secondo Jovane, ognuna lo sta facendo a suo modo, sebbene sia possibile fare un distinguo di massima a livello dimensionale.

Le medie aziende, ad esempio, praticamente non sono mai entrate realmente in crisi o – quantomeno – ne sono praticamente già fuori. Il motivo è semplice: esse si confrontano – a differenza delle piccole aziende - soprattutto con realtà internazionali che hanno sempre messo al centro l’innovazione. Dunque, l’innovazione fa parte del loro dna da sempre e queste aziende neppure esisterebbero sul mercato se non avessero posto l’innovazione sempre al centro dei loro programmi strategici e dei rispettivi modelli di business. Semplicemente, non sarebbero sopravvissute.

Le aziende più piccole che – invece – la crisi la sentono davvero e la soffrono di più – devono prendere spunto dalle realtà più grandi e saper innovare. A differenza di 5 anni fa – ad esempio – molte di esse stanno iniziando a farlo. Magari anche a piccoli passi, dotandosi di sistemi semplici, a volte banali, ma innovativi rispetto al recente passato di quella specifica realtà aziendale: "È chiaro che – osserva al proposito Jovane - per una piccola e media azienda non avere un sistema della gestione documentale, un sistema contabile avanzato, un sistema di Crm per la gestione della relazione col cliente esistente o potenziale, oppure, banalmente, la posta elettronica e un sito web, diventa complicato poter gestire il tutto in maniera efficace".

E le grandi aziende? "Sono in una fase più riflessiva – afferma Jovane. Spesso, infatti, fanno una sorta di validazione delle scelte d’innovazione fatte nel recente o nel più lontano passato per identificare quali tecnologie siano necessarie per il futuro. Riguardo a questa tipologia di aziende, abbiamo capito che chi ha innovazione in casa sa mettere al centro della strategia del rilancio la componente dell’Ict".

Interessante anche la vision espressa dall’AD Microsoft sul cloud computing e l’impatto sulla ricerca italiana: "Si tratta di un mondo che riceve meno contributi e meno soldi  rispetto a quelli che chiede e - probabilmente – in confronto agli altri paesi - meno di quelli che merita" ha affermato Jovane. Il cloud computing è in questo senso una grande opportunità:
"Abbassa la soglia di accesso e allarga d’un tratto la possibilità, per il mondo della ricerca italiana, di mostrare le proprie eccellenze".
Un sistema in cui – si augura Jovane - finalmente “siamo capaci di rimettere l’Italia al centro, anche da un punto di vista di ricerca e sviluppo”.
Ce lo auguriamo tutti.

Massimo Mattone

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