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Il futuro dei fondi europei: la politica di coesione passa dalle PMI

La quinta relazione sui fondi di coesione dedica particolare attenzione alle piccole e medie imprese europee come autrici dello sviluppo sociale ed economico
di Lorenzo Mari | 12 novembre 2010
Di “fondi strutturali” o "di coesione” o più genericamente di “fondi europei” si sente parlare con sempre maggiore insistenza, ma sempre meno chiarezza. E’ bene allora spendere qualche parola di premessa che aiuti anche i profani a comprendere ciò di cui ci apprestiamo a parlare.

Si tratta, in breve, di strumenti finanziari con cui l’Unione europea, insieme agli Stati membri, persegue lo sviluppo armonioso, economico e sociale in tutte le sue regioni. I Fondi strutturali, riprogrammati ogni sette anni e approvati dalla Commissione Europea, sono erogati tramite la mediazione delle autorità nazionali, regionali o locali (attraverso i Programmi Operativi o i Quadri Strategici) e si concentrano su tre obiettivi prioritari a cui vengono assegnati le regioni europee:

  • l’obiettivo Convergenza intende favorire lo sviluppo delle Regioni meno avanzate attraverso investimenti su risorse umane, ricerca e innovazione;

  • l’obiettivo Competitività regionale e occupazione mira a rafforzare la competitività delle regioni nonché l’occupazione a livello regionale;

  • l’obiettivo Cooperazione territoriale europea intende promuovere la cooperazione tra le regioni europee mediante iniziative congiunte per uno sviluppo territoriale integrato.



Dalla programmazione e dall’applicazione di tali fondi deriva la cosiddetta “Politica di Coesione” dell’Ue che è volta alla crescita economica globale dell’Unione e alla riduzione delle disparità regionali.

Ieri, 11 novembre, è stata pubblicata dalla Commissione europea la Quinta relazione sulla coesione economica e territoriale.

La ricerca dimostra che la politica di coesione ha “considerevolmente contribuito alla crescita ed alla prosperità dell’UE, oltre che a promuovere lo sviluppo equilibrato dei paesi che ne fanno parte”, mitigando gli effetti della crisi globale e garantendo un tasso di crescita continuo in termini di economia reale.

Oggi, nel 2010, giunti ad un momento di svolta e di bilancio per l’applicazione dei fondi previsti nella programmazione economica 2007-2013, un “momentum” che permette di valutarne l’efficacia e correggere eventuali problemi di applicazione, la Commissione ha analizzato quanto sinora ottenuto, anche al fine di porre le basi per la futura programmazione che avrà luogo a partire dal 2014.

Tra gli spunti di discussione si rileva la necessità di un approccio maggiormente “target oriented” per la concessione dei grants e si precisa la necessità di allineare la spesa dei finanziamenti a favore del rafforzamento degli obiettivi di Europa 2020, la strategia globale che guiderà il futuro dell’Unione negli anni a venire, si dedica poi una particolare attenzione ai risultati economici che i fondi hanno determinato a favore del mondo delle PMI europee. La relazione  dimostra come dalla politica di coesione abbiano tratto beneficio tutte le regioni, grazie tanto a investimenti diretti quanto a vantaggi commerciali indiretti e come tale politica abbia contribuito al conseguimento degli obiettivi prioritari dell’UE quali la protezione ambientale e le attività di ricerca ed innovazione.

Sulla base di quanto speso nella precedente programmazione economica (che si sviluppava tra il 2000 e il 2006, ma che in alcune regioni del nostro paese ha avuto effetti di fatto sino al giugno del 2008), la valutazione effettuata attraverso questo studio indica come in quel periodo gli investimenti facenti capo alla politica di coesione abbiano:
  • contribuito a creare 1,4 milioni di posti di lavoro;
  • sostenuto le piccole imprese e dato impulso alle attività di ricerca;
  • offerto preziose occasioni di formazione a milioni di donne, giovani, persone in situazioni sociali vulnerabili e disoccupati;
  • aiutato ogni anno circa 2 milioni di persone che avevano usufruito di una formazione a trovare un lavoro;
  • consentito di modernizzare linee di trasporto, finanziando la costruzione o il miglioramento di migliaia di chilometri di strade e ferrovie nonché la modernizzazione di porti ed aeroporti;
  • migliorato le condizioni ambientali per milioni di europei adeguando alle norme europee la qualità dell’acqua potabile ed il trattamento delle acque reflue.

Permangono tuttavia divari significativi tra le diverse regioni e oggi più che mai la crisi economica e finanziaria ha evidenziato la necessità di una politica che investa nella competitività di tutte le regioni e al contempo continui a sostenere lo sviluppo di quelle in ritardo. In questo frangente le PMI – il 92% delle quali nell’UE sono, lo ricordiamo, micro imprese - svolgono un ruolo fondamentale.

La relazione afferma in maniera esplicita che le imprese hanno un’importanza capitale per far sì che le regioni meno sviluppate colmino il gap che le separa dalle aree più avanzate del nostro continente. I piccoli business sono inoltre i primi volani per la creazione di opportunità di investimento su progetti innovativi che servano a mantenere il livello di competitività presente nelle regioni più avanzate.

Tra le motivazioni per le quali il sostegno pubblico alle imprese risulta di grande rilievo per il rilancio dell’economia UE, ci piace sottolinearne alcune chiaramente delineate dalla relazione della Commissione.

Poiché le PMI e - soprattutto le start up - presentano in genere delle difficoltà di accesso al mercato creditizio, in particolare per lo sviluppo di idee innovative spesso giudicate come “rischiose”, il sostegno pubblico può ridurre tali difficoltà anche assorbendo una parte del rischio;

Tra le difficoltà che le PMI e le imprese in start-up incontrano risiedono i costi per una consulenza di qualità per una buona ricerca di mercato o per la creazione di un business plan efficace, le cosiddette “spese immateriali”, in questi casi l'intervento pubblico può aiutare i piccoli business ad accedere a questi servizi.

Le PMI, inoltre, sono la principale fonte di posti di lavoro e le strutture che più si dedicano allo sviluppo di nuove idee è normale che l’azione politica debba ricadere su di esse.



Proprio quest’ultimo punto in particolare, l’indotto che la crescita delle PMI europee genera in termini di posti di lavoro, ha un’importanza capitale per valutare l’effettività dell’azione comunitaria da un punto di vista dell’economia reale. Sulla base di quanto è stato registrato nella precedente programmazione economica risulta che le PMI europee abbiano ricevuto nel periodo 2000-2006 circa l’83% dei fondi di coesione ed è probabile che il periodo 2007-2013 rifletta anch’esso questo trend. Come si può vedere nel grafico, ciò è corrisposto ad un numero di posti di lavoro creati che raggiunge le 625 mila unità: si badi bene, si tratta solo dei posti creati in ragione dell’esistenza dei finanziamenti derivanti dai fondi di coesione: un buon modo per percepire le ragioni per le quali l’UE è conveniente per gli Stati Membri.

Johannes Hahn, Commissario responsabile per la politica regionale dell’UE, nel presentare la relazione ha dichiarato: "Questa relazione dimostra come la politica di coesione abbia prodotto effetti di rilievo sull’economia europea, riducendo i divari economici e promuovendo lo sviluppo in campo ambientale e sociale. Per garantire che i fondi ad essa destinati siano impiegati in modo più produttivo dobbiamo rendere tale politica ancora più efficace facendo sì che produca risultati concreti e misurabili. Dobbiamo spendere in modo più intelligente, concentrarci sugli obiettivi con la più alta priorità per l’UE e conferire maggior valore a quanto stanno già facendo le amministrazioni nazionali e regionali. Le costatazioni fatte in questa relazione e la consultazione che seguirà ci aiuteranno ad elaborare una politica di coesione più adeguata all’attuale situazione economica."

D’accordo con Hahn è anche László Andor, Commissario responsabile per l'occupazione, gli affari sociali e l'integrazione, che ha affermato: "La politica di coesione ha svolto un ruolo d’importanza cruciale in rapporto alla crisi economica ed il Fondo sociale europeo ha in particolare contribuito ad attutire le ripercussioni della crisi su lavoratori e piccole imprese", aggiungendo: "Ora più che mai il FSE va posto al servizio di una vera iniziativa europea che aiuti le persone a trovare rapidamente lavoro. La politica di coesione sarà strumentale al conseguimento degli obiettivi di natura occupazionale e sociale dell’Unione nell’ambito della strategia Europa 2020 ".

Un’ulteriore notizia, che probabilmente stranirà l’audience italiano è che, come sempre, l’UE decide ascoltando gli stakeholders, i diretti interessati. Anche questa relazione ha segnato l’avvio di un processo pubblico di consultazione, che proseguirà fino al prossimo 31 gennaio. Tutte le parti interessate, dunque in particolar modo le PMI europee, sono invitate a presentare le proprie opinioni in merito alle differenti questioni sollevate nelle conclusioni della quinta relazione sulla coesione. E’ possibile contribuire visitando questo sito.

La relazione completa è disponibile qui. Maggiori informazioni riguardo il prosieguo dell’azione e i risultati della ricerca saranno invece resi disponibili nel Quinto Forum europeo sulla coesione, che si svolgerà a Bruxelles il 31 gennaio e il 1° febbraio 2011. 

Lorenzo Mari

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