di Lorenzo Mari |
03 dicembre 2010

Aumento della produzione al tasso più veloce in tre mesi, ulteriore crescita dei nuovi ordini ricevuti (anche
se con l’espansione concentrata sulle esportazioni) e crescita continua dei tagli occupazionali.
Questi, in estrema sintesi, i dati forniti nell’ultimo rapporto
Markit/ADACI.
Markit è una società divenuta ormai leader nella fornitura di servizi di informazione finanziaria globale. Fornisce dati indipendenti, valutazioni e trade processing in tutti i settori per garantire trasparenza, ridurre i rischi e migliorare l’efficienza operativa.
Il
Purchasing Managers’ Index di Markit/ADACI è un indice destagionalizzato in grado di misurare le attività generali del settore manifatturiero.
Gli indici sono generalmente usati da aziende, enti governativi e analisti economici di istituzioni finanziarie per analizzare l’andamento del business e come guida alle strategie di investimento.
Le indagini del gruppo hanno preso sempre più piede tra gli esperti finendo per essere tra gli indici più referenziati del mondo finanziario. Bisogna tenere in conto che si tratta di un indice composito: ovvero è un indicatore che si forma ponendo assieme altri 5 differenti indici, pesati rispetto alla loro importanza nel mercato, in particolare: Nuovi Ordini (avente un coefficiente di ponderazione di 0.3), Produzione (con coefficiente 0.25), Livello di occupazione (coefficiente 0.2), Tempi di Consegna dei Fornitori (avente un coefficiente di 0.15), Giacenze degli Acquisti (coefficiente di 0.1). Dall’indice globale potremo dare una risposta ad ognuno degli aspetti considerati per la composizione del dato. Le variazioni dell’intero settore vengono invece rilevate a partire dal valore di base che è fissato in un valore di 50.
Il rapporto Markit relativo ad ottobre riporta una serie di dati interessanti. 
Riportiamo il grafico elaborato dagli esperti della società onde poterne dare una lettura e desumerne alcune conclusioni. Il grafico mostra in azzurro l’andamento dell’indice Markit e in arancione l’andamento della rilevazione ISTAT relativa alla produzione industriale del nostro Paese. Un primo dato particolarmente interessante e che citiamo perché conferisce rilievo all’analisi Markit su cui ci si basa, è che è facilmente denotabile il fatto che l’indice “PMI” riesca ad anticipare nel tempo le contrazioni e le crescite del mercato, rispetto a quanto invece viene rilevato dall’indice di produzione dell’Istituto Nazionale di Statistica.
-Figura 1 - Grafico Andamento PMI index - fonte: MarkitPassiamo ora all’analisi del dato vero e proprio. A partire dal secondo semestre del 2009 –
annus horribilis durante il quale il mercato ha fatto registrare un -22 sull’indice di riferimento, dunque una contrazione su ognuno dei settori analizzati (dalla produzione all’occupazione) - l’indice ha dimostrato la risalita del comparto manifatturiero, una risalita lenta e costante che ha portato ad una crescita sino ad un valore di 55 che si è registrato nel primo semestre di quest’anno. Gli ultimi mesi hanno invece rilevato una flessione che ha portato il valore attorno a 52. La notizia positiva è che il dato è tornato a salire dallo scorso settembre.
Ad ottobre in particolare i segnali di ripresa sono particolarmente incoraggianti, le
Piccole e Medie Imprese manifatturiere difatti crescono con un tasso molto rapido, il più veloce in tre mesi, pur essendo comunque al di sotto dei tassi osservati durante il periodo di massima risalita dal secondo semestre del 2009 ai primi mesi di quest’anno. Per come l’indice è composto risulta che il fattore determinante per la crescita di questi ultimi mesi è stato un incremento della produttività determinato dalle richieste del mercato estero. Le esportazioni insomma tirano ancora il carro del mercato del Made in Italy.
Non mancano, tuttavia nemmeno le cattive notizie. All’espansione del mercato estero corrisponde ad esempio una contrazione degli ordini da parte degli enti pubblici del belpaese, che stanno vivendo momenti di tagli senza precedenti.
Inoltre il fatto che aumenti la produzione non vuol dire necessariamente che il mercato sia in espansione in termini di potenziali consumatori. Lo dimostra il fatto che il dato relativo ai nuovi ordini ricevuti restituisca un valore in parte allarmante: continua a decrescere ogni mese già da un anno a questa parte e dove si registrano ordini maggiori tali fenomeni sono legati generalmente al lancio di nuovi prodotti.
Infine è necessario tener sott’occhio un altro dato particolarmente importante, per i consumi nel medio periodo: i livelli di occupazione. Il personale impiegato presso le imprese manifatturiere italiane è diminuito per il trentaduesimo mese consecutivo.
Allo stesso tempo i prezzi d’acquisto sono aumentati raggiungendo i valori più alti negli ultimi quattro mesi, giustificati dall’aumento di prezzo delle materie prime.
Per poco rilevante che possa sembrare questi ultimi due dati danno un’immagine del nostro paese particolarmente complicata. Proviamo a riassumere quanto detto: si assiste ad un’espansione del mercato estero e ad una contrazione contemporanea del mercato nazionale, sia sul settore pubblico che sul privato, dove scarsi livelli occupazionali e inflazione dei prezzi al consumo certamente non fanno bene al potere d’acquisto degli stipendi. Al contempo si registra una risicata espansione nel mercato dei nuovi clienti, fenomeno che porta a pensare che la classe media della popolazione sia particolarmente attanagliata dalla situazione economica del Paese. Aggiungiamo un dato conclusivo: l’esportazione è normalmente facilitata dalla scarsa forza della moneta sui mercati internazionali. Ma l’euro sta tornando a salire. Non è necessario essere Ford per capire che se non si preme sul potere d’acquisto interno migliorando il benessere delle famiglie sarà difficile incrementare i consumi e rilanciare l’economia. Questo passa dal governo, ma passa anche dalle scelte degli attori economici, è un tipo di rischio di impresa che paga, normalmente, sul medio periodo.