I dati del sondaggio annuale di Eurochambres restituiscono segnali di ottimismo per il 2011 in tutta Europa. Ma cosa succede in Italia? Lo abbiamo chiesto al Segretario Generale dell’Associazione, Dr. Abruzzini
di Lorenzo Mari |
21 dicembre 2010

L'
Associazione delle Camere di commercio e industria Eurochambres rappresenta oltre
20 milioni di imprese in Europa -
il 93% delle quali sono PMI - attraverso i propri membri presenti in 45 paesi e una rete europea di 2000 Camere regionali e locali.
Ogni anno
Eurochambres presenta un interessante
rapporto sulle aspettative delle imprese europee rispetto ai trend di mercato per l’anno successivo.
Mai come quest’anno ci fa piacere registrare un certo ottimismo, di cui intendiamo darvi conto.
A seguito della valutazione dei dati provenienti dall’inchiesta che ha coinvolto 70 mila aziende europee, infatti, si registra una crescente fiducia delle imprese per il 2011, un dato significativamente più alto rispetto allo scorso anno, anche se con marcate differenze tra i paesi. Il dato globale può essere facilmente letto all’interno del grafico che proponiamo.

La linea blu indica l’abbassamento del GDP – ovvero del Prodotto Interno Lordo – che è stato registrato da 3 anni a questa parte. Dal 2007 si rileva una discesa sempre più “verticale” della curva che naturalmente nel 2009 ha registrato un calo spaventoso. Dalla fine del 2009 alla fine del 2010, invece si può vedere una risalita che seppure ancora non raggiunge i livelli del 2008 dà un’iniezione di fiducia agli investitori. Quest’ultimo dato è registrato dalla curva in rosso, corrispondente al grado di “business confidence del mercato”. Mentre il livello di GDP ha trovato in questi ultimi mesi una piccola variazione in negativo, la crescita del livello di fiducia è stata continua anche se leggermente rallentata nell’ultimo semestre.
Il dato in Europa 
Guardiamo un po’ più da vicino i dati dell’Eurochambres economic Survey, facendo riferimento ad alcuni dei grafici più rilevanti presenti nel rapporto (che riportiamo qui in figura). Più della metà degli intervistati prevede che il clima favorevole iniziato nel 2010 si manterrà costante per l'anno prossimo, mentre il 30% pensa che migliorerà ulteriormente.
Il recupero della fiducia delle imprese è legata alla migliore previsione per fatturato, occupazione e investimenti. In particolare nel 2010 il fatturato totale ha superato le aspettative e oltre il 40% delle imprese si aspettano di aumentare ulteriormente il turnover per il prossimo anno. Il principale motore di questo progresso è l’Export, che in tutti gli indicatori analizzati fornisce un dato più alto rispetto a quello previsto.

Più lenta risulta invece essere la crescita degli indici di vendita in ambito domestico, che segnano una ripresa più timida, seppure crescente. Sia per le esportazioni che per le importazioni la Francia fa registrare il dato di crescita maggiore, mentre in Grecia, Portogallo e Romania il dato è più debole e tendente all’equilibrio.
Gli effetti di questa fiducia sono per conseguenza visibili anche sul livello complessivo di occupazione: le aziende prevedono il mantenimento dei livelli di forza lavoro impiegata (due terzi degli intervistati prevede di mantenere costanti i livelli di personale impiegato), il che lascia prevedere che la contrazione che in generale ha colpito l’UE negli ultimi tempi rallenterà nel prossimo futuro e ci sono buone prospettive per una crescita occupazionale anche rispetto al 2009, nonostante, naturalmente, i livelli del periodo pre-crisi sono ancora lontani.

Altro saldo positivo, inoltre, può essere registrato per i livelli di investimento: la metà degli intervistati prevede che il livello di investimento per il prossimo anno rifletterà quanto operato nell’anno in corso, laddove circa il 30% delle PMI intervistate si lanciano nella previsione di un ragionevole aumento.
E l’Italia?Diamo ora uno sguardo più approfondito rispetto alla situazione italiana. Guardando ai livelli di fiducia registrati dal sondaggio paese per paese, ci si rende conto di alcune marcate differenze.

Come si può notare dal grafico, tra le più ottimiste troviamo le imprese svedesi, mentre come era prevedibile, le imprese greche segnano il passo dei business più pessimisti per il futuro.
In questa particolare classifica l’Italia si colloca al 22° posto tra Ungheria e Slovenia, ben al di sotto della media europea. Nel grafico la barra più scura demarca il livello relativo al 2011. È facile notare come il livello di fiducia sia in calo dal 2009 in poi.
Entriamo nel dettaglio
dando uno sguardo a quanto specificato nel rapporto nazionale redatto da Eurochambres.
Secondo quanto rilevato attraverso il sondaggio, il calo della fiducia sarebbe dovuto ad un recupero lento del sistema economico, che vede ancora un livello di vendita domestica poco rilevante a fronte di un livello di export più marcatamente favorevole. In questo panorama si colloca, per fortuna, una volontà di ripresa che si riflette nelle propensioni a investire per il futuro da parte dei nostri imprenditori. Cattive notizie inoltre per il livello di incremento occupazionale.
Riportiamo di seguito una serie di grafici riassuntivi della situazione nel nostro Paese.

Come si può notare, si registra una sostanziale corrispondenza rispetto al trend dei dati europei, tuttavia appare chiaro che il livello di fatturato previsto per le imprese del nostro Paese appare essere in crescita solo per il 30% degli intervistati, laddove il 60% prevede un mantenimento del livello costante e il 10% prevede addirittura una decrescita. Un aumento di scarso rilievo si rileva rispetto alle vendite in ambito domestico (ad un 18% circa di imprese che prevedono una crescita nelle vendite, corrisponde difatti un 15% che prevede un’ulteriore riduzione rispetto ai livelli di quest’anno); crescono ulteriormente invece le esportazioni per le quali si prevede un incremento per circa il 25% delle aziende intervistate, laddove solo il 10% delle aziende prevede una riduzione.
Il quarto grafico a partire da sinistra dimostra invece il livello di occupazione prevista: lascia abbastanza preoccupati il fatto che meno del 5% delle aziende intervistate intenda assumere nuovo personale, circa un 80% prevede di mantenere il personale ai livelli del 2010 mentre quasi il 15% intende ancora effettuare dei tagli. In questi termini appare complicato capire come la nostra economia potrà rilanciare i consumi domestici, per i quali come abbiamo previsto si registra una crescita minima.
Nel quinto e ultimo grafico si registra invece una boccata di ossigeno. Le nostre imprese intendono comunque investire nel futuro, magari non nell’incremento dell’occupazione (e questo dovrebbe dare un segnale ai policy makers rispetto ai costi aziendali del lavoro in Italia), ma la volontà di rilanciare il proprio business è evidente. Il dato riporta un incremento degli investimenti per oltre il 50% degli intervistati, con un picco del 70% nelle imprese del Centro. Il dato in controtendenza rispetto a quanto ci si sarebbe potuto aspettare è che il Sud intende investire di più nel 2011 di quanto non faccia il Nord-Ovest ed in linea con quanto prevede di fare il laborioso Nord-Est. Dati che rincuorano e che portano gli investitori italiani a doppiare le intenzioni di investimento relative alla media UE.
Concludiamo dandovi un’opinione diretta degli esperti che hanno curato il rapporto.
Abbiamo incontrato il Segretario Generale di Eurochambres Dr. Arnaldo Abruzzini. A lui abbiamo fatto qualche domanda di approfondimento rispetto ai trend di sviluppo dei mercati europei e alla situazione italiana.
Redazione: Dott. Abruzzini, mi piacerebbe fosse Lei stesso a dare qualche informazione in più ai nostri lettori rispetto ad EUROCHAMBRES e all'EES (EUROCHAMBRES Economic Survey), un documento che negli anni ha dimostrato una grande affidabilità.Dal punto di vista di EUROCHAMBRES quali segnali si percepiscono rispetto al clima che vivono gli investitori in Europa? Ed entrando un po' più nel dettaglio: il miglioramento del clima economico globale potrebbe passare anche dall'aumento dell'occupazione che il sondaggio preannuncia in quasi tutta l'Europa?Arnaldo Abruzzini: Direi che è il contrario: poiché buona parte delle imprese intervistate è ottimista per l’anno venturo, il livello di occupazione complessivo in Europa potrebbe beneficiarne. Se non ci fosse, di base, un certo grado di ottimismo da parte degli imprenditori, che poi si traduce in aspettative di maggiori profitti e maggiori investimenti, essi non sarebbero in grado di mantenere – per non dire aumentare – il proprio livello occupazionale.
R: Rispetto alla bilancia commerciale, il risultato certamente positivo dell'aumento continuo in questi anni delle esportazioni, dato che sembra essere confermato per il prossimo anno, non potrebbe dipendere da un momentaneo abbassamento del valore dell'euro nei mercati internazionali (un dato che ora tende a regolarizzarsi ritornando ai livelli pre-2009)?AA: Diversi fattori contribuiscono alle buone previsioni in fatto di esportazioni, e il fattore valutario è sicuramente uno di essi, ma forse non quello primordiale. Le imprese europee possono contare anche sull’alto valore tecnologico dei propri prodotti – pensiamo al mercato dell’energia, dei macchinari industriali o delle materie prime – che sono fortemente riconosciuti all’estero e pertanto molto richiesti.
R: Insieme alla Svezia e ad alcuni stati del Nord Europa, spesso ai primi posti nelle classifiche del sondaggio, si registra un'economia in forte risalita anche tra i nuovi Stati Membri; pensa che tale crescita possa avere un effetto anche sull'Europa occidentale, meno interessata dal fenomeno del Foreign Direct Investment?AA: Indubbiamente la crescita economica di una regione europea può ripercuotersi positivamente sulle altre regioni, visti gli stretti rapporti commerciali tra le une e le altre. Dalla nascita del mercato interno UE sono stati frequenti gli effetti di “contagio” economico tra paesi o intere regioni.
R: Infine Le chiedo di fare una piccola riflessione rispetto al nostro Paese: la posizione italiana è quasi sempre al di sotto della media europea nei dati economici rilevati, eppure pare che il 2011 riveli una discreta fiducia da parte degli investitori: come è spiegabile questa discrasia? Siamo solo inguaribili ottimisti, o in effetti ci sono "barlumi di luce in fondo al tunnel"?AA: In realtà dal nostro studio emerge che gli imprenditori italiani esprimono un ottimismo molto cauto per il 2011, spesso al di sotto delle tendenze espresse dai loro colleghi di altri paesi. Vi è tuttavia un indicatore per il quale gli italiani si collocano nella parte “alta” della classifica, ed è quello relativo agli investimenti. Probabilmente gli imprenditori italiani sono consapevoli che l’unico modo per rimettere in moto un sistema economico stagnante è quello di riattivare il sistema produttivo, ovvero di effettuare investimenti virtuosi nella propria azienda. Da qui la prospettiva di investire di più nei mesi a venire.
R: Segretario la ringraziamo per la disponibilità. AA: Grazie a voi.
La
versione integrale dell’Eurochambres Economic Survey 2011 si può scaricare da questo indirizzo. Sono inoltre disponibili le relazioni nazionali che analizzano i trend che abbiamo enunciato anche per ognuno dei paesi coinvolti nell’indagine, potrete scaricarli
qui.