C’è stato un periodo, a metà degli anni ’90, in cui la maniera più facile ed economica per dare visibilità al proprio sito internet era quella di indicizzarlo sui (pochi, ancora a quell’epoca) motori di ricerca.
Era il periodo in cui stava nascendo il World Wide Web così come lo intendiamo oggi, una evoluzione da mezzo di reperimento/scambio di informazioni quale era alle origini a strumento commerciale, quasi a scopo di lucro, odierno.
In quegli anni l’Internet marketing e l’online advertising erano ancora ben poca cosa rispetto ad oggi: il banner era nato da poco, le grandi concessionarie muovevano i primi passi… eppure negli Stati Uniti esistevano già società specializzate nel portare in alto, nei risultati delle ricerche dei motori, i siti dei clienti che ne facevano specifica richiesta.
Ora, ad un lustro di distanza, questo strumento torna ad avere la degna considerazione degli specialisti di Internet Marketing.
Un ritorno all’antico - era il secolo scorso:-) - dettato da cosa?
Anche se relegato in posizione marginale da banner ed e-mail, il "search engine marketing" in questi anni ha continuato ad esistere e, soprattutto oltreoceano, a prosperare.
Ci
si è mossi anche in Italia, se è per questo, puntando principalmente
su tutte quelle società che non potevano permettersi campagne banner,
per le quali il "positioning" risultava più conveniente.
Un mercato di nicchia (non esistendo una associazione di settore è difficile
quantificare quanto sia stato investito in questi anni), con alcuni dominatori
e - specie in questi ultimi due anni - decine di piccoli comprimari.
Se anche i grandi colossi del web nostrano ora vogliono buttarsi in questo mercato (Dada che ha comprato AdMaiora, Kataweb stesso discorso con Quadrante ed il suo TopTrenta, DNM e WebMediaCenter che stanno sperimentando innovative soluzioni con i propri partner, Seat Pagine Gialle che sul portale giallo.it offre servizi di positioning e via dicendo) una valida ragione c’è:
A ribadire questo concetto ci pensano alcune aziende di ricerca:
Forrester Research, che nel suo brief "driving customers, not just site traffic" sottolinea come il 73% dei navigatori utilizzi i motori di ricerca per arrivare a nuovi siti;
Nielsen NetRatings, che in una analisi di maggio di quest’anno rileva come 9 navigatori su 10 visitino almeno una volta al mese un motore di ricerca o un portale;
Jupiter Media Metrix, che dedica a Goto.com un dettagliato report (Paid Search Engines Picking Up Slack For Depressed Online Ad Market) in cui si evince come il sistema di "pay per rank" (acquisto del posizionamento direttamente dal motore) sia un "business model" vincente, andando a soddisfare sia il navigatore, che per le proprie ricerche trova più facilmente risultati attinenti, che l’azienda inserzionista, che può conquistarsi più facilmente visibilità sui motori, pagando poi a Goto.com solo le visite effettive.
I motori di ricerca, insomma, tornano al centro dell’attenzione: e molte società - principalmente quelle che su Internet hanno il proprio core business - decisesi finalmente a controllare quante visite portino loro i motori, si accorgono di essere malinconicamente assenti dalle posizioni che contano (e che generano traffico).
In questa mia collaborazione con i-dome cercherò di far comprendere la necessità di non sottovalutare questo strumento nei propri piani legati all’on-line.
Alla prossima.
Marco Loguercio
| Marco Loguercio - già in DNM Spa ed in WMC (InferentiaDnm Group), ora fondatore ed amministratore della search engine marketing agency "SEMS - Il mestiere dei motori", dal 1998 si occupa professionalmente di promozione e visibilità attraverso i motori di ricerca. E' autore del libro "Le nuove vie del marketing digitale" (HOPS Libri. presto in libreria). Ha fatto sua la frase di Brett Tabke: "Those who can work search engines, do. Those that can't, use Overture". |