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App: una nuova forma di business

L’incredibile diffusione dei nuovi dispositivi mobili, come tablet e smartphone, ha dato vita a nuove opportunità di business, dispendiose dal punto di vista degli investimenti, ma in grado di alimentarsi anche grazie all’avvento di originali forme pubblicitarie
di Giovanni Barbieri | 01 febbraio 2011
App, AppStore e vari Market Place hanno invaso la vita quotidiana degli italiani, così come di molti altri cittadini internazionali, con una celerità da Guinness World Records.

Complice di questa velocità di diffusione è sicuramente l’incredibile sviluppo del mercato dei dispositivi mobili, ossia di tablet e smartphone, che, secondo le stime dell’Idc (raccolte nel tradizionale rapporto di previsione sulle tecnologie Idc Predictions 2011: Welcome to the New Mainstream), potranno sorpassare il tradizionale mondo dei pc in termini di vendite entro i prossimi 18 mesi. Questo incredibile successo è dovuto in pratica alla capacità di questi dispositivi di cambiare in modo radicale le modalità con cui gli utenti privati ed i professionisti accedono alle informazioni via Internet, si collegano ai sistemi di networking sociali, sfogliano e consultano riviste, articoli e giornali e sfruttano tutta una serie di utilità, le apps appunto, che in molti casi possono semplificare la vita quotidiana.

Lo scenario internazionale tracciato dalla Idc è assolutamente chiaro e palese: 330 milioni di smartphone e 42 milioni di media tablet, un miliardo di utenti "non pc" di servizi di Internet mobile e 25 miliardi di applicazioni (rispetto ai 10 miliardi del 2010) che verranno scaricate da telefonini e tavolette touchscreen. In questo quadro mondiale, ben si inserisce anche l’Italia, che presenta un grado di penetrazione dei dispositivi mobili intelligenti pari al 35% della popolazione: questo è un dato, forse uno di quei pochi, dove l’Italia fa da padrona in senso positivo sul quadro complessivo della comunità, superando la media europea di circa 10 punti percentuale.

Gli italiani si rivelano dunque alle statistiche come un popolo digitale, come afferma anche Raffaello Balocco, responsabile scientifico dell’Osservatorio School of management del Politecnico di Milano, che in una recente intervista, in occasione dell’ultimo Smau, ha dichiarato: “Gli italiani sono sempre più digitali e questo grazie all'utilizzo di cellulari e smartphone capaci di andare su internet per fruire di contenuti e servizi in qualsiasi posto ci si trovi, connected tv in grado di navigare, tablet pc con funzionalità e applicazioni sempre più numerose ed avanzate. La digitalizzazione è forse il fenomeno che più di ogni altro sta cambiando radicalmente il modo di vivere degli italiani: a livello di acquisti, di intrattenimento, e di accesso ai diversi media”.

Gli acquisti, l’intrattenimento e l’accesso ai media sembrano dunque essere i tre cardini principali intorno ai quali gli usi dei dispositivi mobili continuano a svilupparsi, garantendo così un mercato fiorente, capace di far crescere con sé tutta una serie di nuovi modelli di business, fino ad ora praticamente impensabili.

Infatti, l’avvento dell’iPad ed il migliore sviluppo degli smartphone non ha aperto la strada ad un nuovo modo di concepire la potenza computazionale in senso prettamente portatile, ma ha creato nei consumatori tutta una serie di nuove esigenze: si vuole avere notizie in tempo reale, si vuole leggere l’articolo di interesse, si vuole sfogliare la rivista che più piace, si vuole ascoltare musica in locale od in streaming, si vuole giocare, si preferisce stare connessi con amici e clienti e si vuole usufruire di mezzi di comparazione dei prezzi, per affrontare spese intelligenti ed acquisti mirati.

Si desidera dunque applicazioni sempre più performanti ed utili, capaci di rendere il dispositivo il più personale possibile, incline, quindi, alle proprie esigenze.

Così fioriscono i mercati degli sviluppatori di apps su diverse piattaforme, le offerte per l’accesso ad Internet, che si sono moltiplicate negli ultimi anni da parte degli operatori mobili, e cresce anche l’interesse di investimento su questi nuovi dispositivi da parte degli editori, che vedono nel mercato dei tablet un’ancora di salvezza per recuperare le perdite accumulate dagli investimenti sulla carta stampata, nell’era di Internet.

Mentre Google sfida l’iPad, stimolando quindi la corsa alle edicole virtuali, per ora assenti in entrambe le piattaforme, gli editori si organizzano ad emettere apposite applicazioni che permettano di sfogliare i propri prodotti, anche se, come molti utenti fanno notare,  molte apps sono instabili oppure derivano da una vecchia mentalità di consultazione delle informazioni, che vuole la rivista su dispositivo mobile come una sorta di scansione tascabile della versione cartacea tradizionale. Il mercato, invece, richiede di più e gli utenti vorrebbero maggiore multimedialità, obbligando gli editori a curare anche le forme espressive e spettacolari con i quali i contenuti vengono proposti ai fruitori mobili. Così i publisher si trovano non solo a dover far quadrare i conti, ma a coltivare anche la parte più divertente della loro attività, ossia la creazione e l’innovazione, perché i nuovi mezzi di accesso alle informazioni continueranno a diffondersi, preparando un mondo tutto da costruire, dove, secondo Juan Senor, partner di "Innovation Media Consulting Group", in ogni redazione vi sarà uno sviluppatore ogni cinque giornalisti.

Questa visione pioneristica delle nuove modalità di accesso alle informazione via mobile implica però una forte propensione agli investimenti economici, dei quali in qualche modo gli investitori devono rientrare. L’iPad e le varie figliolanze hanno pensato anche a questo, sviluppando un’incredibile mercato pubblicitario, pronto a scoppiare da un momento all’altro.

Il paradigma è dunque delineato: gli investitori svilupperanno il nuovo mondo dei dispositivi mobili, che aumenterà in numero di utenti; gli utenti a loro volta saranno il nuovo target non solo dei servizi per loro progettati, ma anche di differenti serie di campagne pubblicitarie a loro riservate, che permetteranno quindi di richiamare l’attenzione di altri investor, capaci con la loro liquidità di dare linfa vitale alle aziende che impegnano risorse e denaro in questi nuovi sistemi.

Insomma, se la pubblicità è l’anima del commercio, le nuove espressioni di commercio elettronico, dove gli utenti sono disposti a pagare per contenuti digitali e per gli applicativi più disparati, sembrano aver trovato l’anima nei nuovi device mobili, che quindi diventeranno a loro volta l’anima di un nuovo sistema di advertising.

Spot ed app vanno dunque a braccetto, in uno sposalizio che, come anche riportato sulla nostra testata nell’articolo: App anche per la pubblicità, sembra pronto ad affrontare una crescita incredibile, seguendo il vivace trend di diffusione dei tablet e degli smartphone. Le pubblicità impacchettate nei differenti applicativi o nei sistemi di fruizione dei contenuti digitali via mobile sono una realtà tutt’altro che modesta, un mercato che attualmente vale circa 38 milioni di euro, con una crescita del +15% rispetto al 2009, alle quali devono essere aggiunti gli investimenti di circa 70 milioni di euro da parte delle aziende nella pubblicità via SMS, un sistema che si dava per estinto e che invece nel 2010 ha registrato un incremento positivo del 17%. Questi dati, diffusi dalla School of management del Politecnico di Milano nell’ambito della ricerca Una App non fa primavera, fanno comprendere che: “Il boom di applicazioni per smartphone mostra la necessità delle aziende di rendersi disponibili anche in contesti di mobilità, offrendo contenuti a valore aggiunto e stimolando dinamiche di relazione con la marca”, come sostiene Andrea Boaretto, responsabile della ricerca dell'osservatorio mobile marketing & service.

La capacità delle aziende di informare l’utente in mobilità della propria esistenza e dei servizi offerti passa quindi attraverso nuove metodologie di advertising, basati principalmente sulle apps, sulla geolocalizzazione e sui mobile coupon, ossia i buoni sconto virtuali via cellulare. Circa il 66% dei 200 responsabili marketing intervistati, ad esempio, vedono proprio nella localizzazione di un esercizio sulla base della posizione dell’utente, uno strumento per uno sviluppo ancora più intrigante, interessante e remunerativo della pubblicità, sulla scia dei già fortunati servizi Foursquare, Gowalla e Facebook Plces.

Per poter sfruttare a pieno tutto questo patrimonio servono però all’interno delle aziende delle figure specializzate, arricchite di apposite competenze, in grado di percepire l’incredibile velocità dei cambiamenti che avvengono a livello mobile e di esprimere in modo creativo i messaggi che si vuole far giungere agli utenti, come afferma lo stesso Boaretto: “Servono competenze da parte delle aziende, che spesso entrano impreparate in un mondo dove non basta conoscere i formati più innovativi, ma occorre declinare in maniera opportuna creatività, tecnologia e capacità di comunicazione per farsi ascoltare dai consumatori all'interno di vastissimi contenitori come gli application store”.

Nascono quindi anche nuove opportunità lavorative.
Insomma, all’iPad ed a tutti i suoi discepoli si deve la nascita di nuove opportunità di business, anche in ambito adv, in cui si continua ad investire parecchio, nonostante la crisi, come già rilevato dalla nostra testata, negli articoli Italia: nonostante tutto, si investe in pubblicità!” e Advertising: bene il Web, ma la TV è ancora regina.



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Tags (3)

app, business, apple
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