Premeditati, scongiurati, invocati: i fallimenti delle imprese costituiscono un costo sia per l’economia nazionale sia per
l’amministrazione della giustizia, costretta a mantenere in vita migliaia di procedure utili solo a pagare i compensi ai curatori
di Angelo Greco |
17 febbraio 2011
Così, la riforma del luglio 2006, nel ridefinire – riducendoli – i confini delle imprese assoggettabili al fallimento, ha determinato un drastico calo delle procedure concorsuali: gioia di alcuni imprenditori in perenne difficoltà, e dolore di altri, che solo attraverso la spada di Damocle dell’istanza di fallimento riuscivano a far pagare i debitori più impenitenti.
Dagli oltre 12 mila del 2005, nel 2007 i fallimenti sono scesi a 5.969, per poi ritornare a salire a 7.238 nel 2008, frutto più che altro della congiuntura economica. Ma l’intento della riforma è risultato comunque chiaro: che le imprese incapaci di sopravvivere siano sbattute fuori dal mercato stesso, senza che vi sia necessità di chiamare in causa lo Stato. Come dire: “Vedetevela da voi”. Si pensi invece che i vicini cugini d’oltralpe aprono ben 49.100 fallimenti all’anno (dato del 2008, sulla base di uno studio Cerved).
Succede poi che, molto spesso, nelle interminabili liste di clienti morosi, le imprese non vengano subito a conoscenza che uno di questi, tra una diffida di pagamento e l’altra, è nel frattempo fallito. E quindi ci si insinua al fallimento con istanze tardive, quando già i giochi sono ormai fatti.
Così, nel periodo in cui non si fa che parlare di e-justice, lo scorso 14 febbraio il ministero della Giustizia ha battezzato la nascita del portale
http://procedureconcorsuali.giustizia.it che “consentirà alle parti del processo e ai cittadini interessati, un accesso veloce e sicuro alle informazioni relative alle procedure concorsuali".
Il nuovo servizio, realizzato da tecnici della direzione generale per i Sistemi Informativi Automatizzati e dalla Elsag-Datamat, è stato inizialmente disegnato per divulgare le notizie relative al crack dell’Alitalia. Poi lo si è allargato a tutte le procedure concorsuali, affinché fosse uno strumento di divulgazione dell’evoluzione di qualsiasi procedura fallimentare. In questo modo si intende rendere fruibili on-line informazioni e documenti, altrimenti disponibili solo presso le cancellerie dei tribunali civili. Qualsiasi azienda, allora, attraverso il portale, potrà monitorare quotidianamente lo stato di eventuale decozione dei propri clienti e, quindi, partecipare subito alla distribuzione concorsuale dell’attivo (sempre che ve ne sia...).
Siamo andati a verificare, con estrema curiosità, come funziona il nuovo servizio. Qui subito la delusione. Nell’elenco dei Tribunali “registrati” ad oggi c’è solo quello di Roma. E, all’interno di esso, le procedure indicizzate sono al momento solo tre: si tratta di Amministrazioni straordinarie (Siremar S.p.A., R.G. 4/2010; Tirrenia di Navigazione S.p.A., R.G. 3/2010; Agile S.r.l., R.G. 1/2010). Alla luce di ciò suona un po’ ironica la frase riportata sull’home page, sotto il logo del ministero: “Percorsi chiari e precisi: un tuo diritto”…
Tra le FAQ, la spiegazione di tanta solitudine documentale: “Un Tribunale che vuole usufruire dei servizi del Portale può accreditarsi presso la Direzione Generale per i Sistemi Informativi Automatizzati (DGSIA) secondo le linee guida riportate sul portale interno dell’Area Civile della DGSIA”.
In definitiva, c’è da pensare che il Ministero non faccia null’altro che mettere a disposizione una piattaforma. Saranno invece i singoli Tribunali a decidere se e quando aderire al servizio. E, conoscendo la velocità con cui “naviga” la nostra giustizia, nella migliore delle ipotesi il sito rimarrà in questa condizione ancora per molto.
A cura dell'avv. Angelo Greco
www.avvangelogreco.it