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PMI Dome

Una bolla speculativa 2.0

Un nuovo abbaglio sta per colpire chi investe sulle aziende del Web? Forse. E forse anche le PMI saranno coinvolte...
di Francesco Forestiero | 18 febbraio 2011
Cos’è una bolla speculativa? È una particolare fase di un mercato contraddistinta dalla crescita ingiustificata del prezzo di un bene, di un servizio o di un titolo; seguita da un repentino crollo dello stesso che, a discapito degli attori coinvolti, fluisce in una grossa perdita di valore o in una stagnazione delle contrattazioni e, dunque, in una crisi.

In parole più semplici: una bolla speculativa si verifica quando c’è euforia per un prodotto o per un titolo. Tutti lo comprano ad un prezzo (tendenzialmente) basso, per poi rivenderlo ad un maggior valore e “speculare” sulla differenza.

E invece il prezzo non sale, anzi, crolla, e tutti ci perdono.

Generalmente, le bolle speculative riguardano i titoli quotati, le grandi imprese, quindi. Si verificano, il più delle volte, per un eccesso di domanda su azioni, obbligazioni o titoli derivati.

Una delle più note bolle speculative è quella che colpì Internet nel 2000. Dopo una prima impennata dei titoli hi-tech negli anni ’90, il sistema economico rilevò un crollo dell'indice Nasdaq, che scatenò l'esplosione della nota “bolla delle dot.com”, in pratica di tutte quelle società che avevano (e alcune continuano ad avere) il proprio core business sul Web.

Perché vi parlo di tutto questo? Semplice. Perché spesso, è interessante dare uno sguardo al passato. Molte volte gli errori si ripetono e, con occhi attenti sui fatti trascorsi, si può anche evitare di sbagliare più volte.

Qualche giorno fa, il Wall Street Journal si è posto un’interessante quesito: che stia per scoppiare una nuova bolla speculativa legata al Web?

La risposta potrebbe trovarsi, a quanto afferma il noto quotidiano, in qualche segnale ben visibile a tutti: la fiducia verso le società Web è in crescita e gli investimenti non mancano; aziende con pochi dipendenti si sviluppano in tempi rapidissimi, ottenendo finanziamenti considerevoli da parte di generosi investitori; i social network ottengono valutazioni con cifre da mille e una notte.

Facebook, ad esempio, è stato valutato 50 miliardi di dollari dall'investimento di Goldman Sachs e Twitter tra gli 8 e i 10 miliardi.

Quest’ultimo, poi, sarebbe oggetto di una discrepanza molto evidente. Il servizio di microblogging ha fatto registrare nel 2010 “solo” 45 milioni di dollari di pubblicità. E  sembrerebbe che nel 2011, conti di raggiungere i 100 milioni di dollari di ricavi. Ma, anche se ci riuscisse, tale stima corrisponderebbe ad appena un centesimo della sua valutazione.

Sopravvalutazioni “da bolla”, per l’appunto. Come le bolle speculative che minarono l’economia digitale nel 2000. Illusioni finanziarie, che colpiscono l’alta finanza, quella quotata in borsa e che vive in un mercato a dieci cifre.

Ma non sempre è così. A volte, le illusioni colpiscono anche le piccoli sistemi economici. Colpiscono le piccole e medie imprese. Sono altre tipologie di illusioni, certo, ma generano pur sempre dei danni rilevanti.

Sto parlando - al di là di investimenti sbagliati, di accordi collaterali, di denaro che scarseggia e che quindi non circola - di vortici economici, all’interno dei quali, le PMI possono ritrovarsi senza volerlo ed in balia degli eventi.

Spesso, la colpa è di un’informazione fuorviante che disorienta e svia i piccoli imprenditori. E le illusioni che così si creano, generano crisi profonde, dalle quali è difficile risalire ed è arduo riportarsi al livello dei propri competitor.

Altre volte, invece, il dito è da puntare verso l’uso che si fa dei nuovi mezzi di promozione, come i social network.

Su Facebook o su Twitter le connessioni fattibili sono infinite; la creazione di canali distributivi virtuali anche; il servizio di customer satisfaction può essere efficiente ed aggiornato in tempo reale; sui social network c’è un mondo di possibilità al servizio delle aziende e del mercato, che apre le porte ad innovative e rivoluzionarie strategie di marketing.
E' straordinario poter conoscere la percezione dei clienti e poterli assistere praticamente a costo zero; si ha una catena interminabile di potenziali clienti che condividono tra loro pareri e suggerimenti sui prodotti acquistati.

E che dire della possibilità di conoscere in anticipo i gusti di un determinato mercato o, addirittura, di “sfruttare” la platea di potenziali clienti per migliorare, con anticipo, un prodotto che si sta per lanciare sul mercato? Eccezionale.

Attenzione, però: è proprio qui che i vantaggi confinano con l'illusione.

La prima cosa da tenere a mente è l'idea. La seconda è la qualità. Un buon prodotto è alla base del successo. Non si devono mai dimenticare le leggi fondamentali dell’economia.

Sì va bene, Internet e le nuove tecnologie sono in grado di agevolare enormemente il lavoro degli addetti al marketing, ma tutto il processo del lancio di un nuovo prodotto, la promozione e l’assistenza post-vendita, partono anche, e soprattutto, da lacune domande basilari che ogni imprenditore deve porsi prima di addentrarsi nella distribuzione: il mio prodotto soddisfa un bisogno degli utenti? La qualità produttiva c’è o è solo apparente? I canali distributivi coprono tutti i segmenti? Qual è il target a cui mi rivolgo?

Non bisogna mai farsi disorientare dalla “facilità”. Nulla è facile; neanche attraverso i potentissimi social network; neanche sfruttando al meglio l’innovativo Web 2.0;  neanche assoldando il miglior esperto di marketing in circolazione.

Facebook e Twitter sono come un’auto da Formula Uno. Possono sfrecciare sulla pista della distribuzione ad una velocità incredibile, ma bisogna saperle guidare!

I guadagni facili non esistono. La qualità deve sempre essere garantita per avere successo.

Altrimenti, si rischia di trasformare l’azienda in una bolla che, dopo aver preso il volo, scoppia e si dissolve per sempre.


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Commenti
2Commenti

RE: Una bolla speculativa 2.0

le piccole medie imprese non hanno quattrini da investire in azionariato. forse qualche manager ben pagato... che rischia qualche risparmio, ad ogni modo i crolli non sono legati sempre al mercato, specie in italia, vengono costruite notizie, pettegolezzi spacciati per veri, e molte volte palesemente falsi, gli unici che pilotano e guadagnano, sono le banche!!!

Inviato da mex

RE: Una bolla speculativa 2.0

Sì, forse è vero. Spesso le PMI non hanno soldi da investire in azioni. Ma, se legge attentamente il pezzo, io non parlo solo di piccole realtà che investono nei mercati (che - ad ogni modo - ritengo sia più di quello che si pensa - in fondo è una delle strategie finanziarie più utilizzate per ammortizzare il rischio di credito), bensì di grandi imprese (che rischiano in Borsa) e piccole imprese (che rischiano puntando troppo sui social network anziché concentrarsi sul proprio prodotto). Grazie comunque per aver espresso la sua opinione. Francesco Forestiero

Inviato da Francesco Forestiero

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