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PMI Dome

Incentivi al fotovoltaico: oggi l'incontro tra le parti, ma Fukushima non ammorbidisce il governo

Prevista la definizione del quarto conto energia e la riorganizzazione del sistema di incentivazione, ma il Romani non cede sul nucleare
di Lorenzo Mari | 01 settembre 2011
E’ stato rimandato ad oggi pomeriggio l’incontro tra Paolo Romani, Ministro dello Sviluppo Economico, il Ministro per l’Ambiente Prestigiacomo e i gruppi di interesse economico che fanno capo a GSE, banche e associazioni di categoria. Nuovamente esclusa dalla riunione Assosolare che sembra non incontrare il placet delle alte sfere dell’amministrazione nazionale. 

Certo, il tema del nucleare non ha aiutato la posizione del governo e ironia della sorte è stata proprio la riunione urgente a Bruxelles tenutasi lo scorso 15 marzo a provocare il rinvio dell’incontro. .
A distanza di tempo dalla bozza di decreto, a seguito delle rimostranze notevoli che le associazioni di categoria hanno portato sul tavolo e soprattutto a seguito della tragedia di Fukushima che chissà per quanto tempo ancora potrà portare problemi non solo al Giappone ma a tutta l’area, appare abbastanza strana la posizione dei ministeri che si pongono in maniera attendista focalizzandosi in ogni caso sul nucleare e andando a ridimensionare – forse non per diretta conseguenza, ma certamente con un legame che agli occhi attenti non sfugge – il contributo su fotovoltaico e rinnovabili. 

Il ministro Giancarlo Galan, terzo vertice del triangolo istituzionale coinvolto nella trattativa ha sottolineato che l'impegno del Governo viaggerebbe in parallelo sui due fronti, quello delle rinnovabili e quello del Nucleare: “la produzione dell'energia fotovoltaica in Italia rappresenta un costo notevole perché non è affiancato dall'energia nucleare. L'equilibrio economico infatti può essere ottenuto solo avendo a disposizione un mix di produzioni derivanti da diverse fonti: nucleare, fotovoltaico e biomasse. L'eolico, invece, va limitato, a tutela dei nostri splendidi paesaggi”.

Verrebbe da chiedersi alla luce di quanto accaduto se davvero non sia il caso di far propendere la bilancia da una delle due parti. 
Non fosse altro perché quello che GIFI/ANIE denuncia principalmente con la riduzione delle rinnovabili è la riduzione drastica dei posti di lavoro che un ridimensionamento degli incentivi per come è stato previsto comporterebbe: sarebbero difatti 10mila i posti di lavoro a rischio e naturalmente anche una quota non trascurabile di investimenti di oltre 2mila piccole e medie imprese, un totale che supererebbe i 40miliardi di euro.

L’incontro dovrebbe portare all’approvazione di un provvedimento che risponda alla mozione bipartisan con un piano nazionale fino al 2020 anche orientato alla ricerca nel campo delle rinnovabili e all’avviamento del quarto conto energia entro il prossimo aprile. Si tratterebbe di una continuità che permetterebbe alle aziende di chiedere ancora dei crediti alle banche per finanziare i propri investimenti e soprattutto di vedere sbloccati i finanziamenti già concessi, messi in congelamento dagli istituti a causa dela forte fase di stallo di questi mesi. 

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