L'Università soffrirà doppiamente i tagli della manovra, se il personale incide per il 90% del fondo ordinario si incorre nel blocco delle assunzioni
di Lorenzo Mari |
29 marzo 2011
Ancora tempi duri per l’Università. Ad una riforma molto contestata da tutte le parti in causa, segue lo stop delle assunzioni sempre più incombente sugli atenei poco performanti, ovvero quelle università che dedicano più del 90% del loro budget derivante dal Fondo ordinario, alle spese di personale.
Stop al personale dunque, interno ed esterno, di ricerca, di docenza, amministrativo. A latere di questa situazione che come vedremo potrebbe interessare ben più università di quanto non abbia fatto negli scorsi anni, si colloca la disastrosa situazione della sistema di ricerca. Le flotte di ricercatori non solo precari ma anche semplicemente senza lavoro, pur a seguito di un percorso formativo che li vede arrivare ai vertici dell’istruzione conseguendo un dottorato, ha raggiunto ormai numeri incredibili che non si vede come possano dare una mano al processo di ricerca e al conseguente sviluppo del “triangolo dell’innovazione”, uno dei vertici del quale è tipicamente rappresentato nel nostro paese dalle PMI.
Se il fenomeno dello stop alle assunzioni per gli atenei poco performanti, sino all’anno scorso aveva avuto dei rilievi marginali da un punto di vista pratico – erano difatti “solo” sette le università non in regola - il nuovo anno accademico rischia di presentare spiacevoli sorprese. Quest’anno difatti per la prima volta dopo anni, all’interno del mille proroghe non è stata confermata la postilla che consentiva alle università di contare il personale dipendente “qualificante” ai fini della determinazione degli esuberi di spesa solo in una percentuale dei 2/3 del personale effettivo. Pare, stando a quanto analizzato dal Sole 24 Ore di oggi, che da sola tale novità sia in grado di raddoppiare il numero di atenei che si ritroveranno con i concorsi congelati.
Si muove dunque il Consiglio Universitario Nazionale che richiede in maniera espressa al Governo di far ripartire i tavoli di negoziazione, far rientrare nei pacchetti “meritocratici” anche i dati relativi agli sbocchi occupazionali delle università e i giudizi qualitativi forniti per ogni corso dagli studenti (due criteri questi incredibilmente esclusi dai canoni di valutazione della performance universitaria negli anni scorsi).
Per dare un’idea conclusiva dell’efficacia degli indici sulla base dei quali i nostri atenei vengono valutati, inoltre, può bastare sapere che le “pagelle” del CIVR ovvero il Comitato che giudica e valuta le capacità di ricerca degli atenei, sarebbero ferme – secondo quanto riportato dal Sole 24 Ore - al 2003. Ovvero 8 anni fa.
In un mondo che va alla velocità della luce e in cui la ricerca dovrebbe guidare l’innovazione e l’innovazione dovrebbe essere la chiave dell’economia, si comprende quanto ciò possa essere negativamente rilevante per il nostro sistema Paese.
Lorenzo Mari
RE: Università e assunzioni: sarà crisi per molti atenei
che dire? tutto ciò è stato il motivo della protesta. questo paese pagherà caro il suo errore......peccato che non pagherà chi ha concepito una legge scriteriata....ma come usa dire questo governo:" fora dalle ball" perdonate non sono del nord
Inviato da alessandra