La ristrutturazione decisa dal Governatore Mario Draghi, che ridimensiona la presenza della Banca d'Italia nelle regioni, non è piaciuta molto ai dipendenti di Via Nazionale (considerati da tutti dei super privilegiati) che sciopereranno il 15 aprile contro la chiusura di 39 filiali, quasi la metà di quelle attualmente funzionanti.
Draghi punta ad una maggiore efficienza, assegnando funzioni diverse alle restanti sedi locali, ma il sindacato non ci sta.
Altre questioni sul tavolo sono quelle relative al congelamento degli aumenti salariali del contratto per il prossime triennio e ai tagli del 5% e 10% rispettivamente per stipendi superiori a 90mila e a 150mila euro.
I sindacati del settore, tranne Uil e Cida, hanno lamentato l’adozione delle misure in questione senza alcun accordo preventivo, motivo che rende le parti ampiamente distanti.
La nuova organizzazione comporta il trasferimento di sede e quindi di città per circa 1200 dipendenti.
Draghi da par suo ha fatto sapere di volersi adeguare alla nuova normativa del governo per quel che concerne l’assestamento del deficit di bilancio.
Rivoluzione, quindi, per remunerazioni e bonus dei manager bancari che nel prossimo futuro saranno leagti maggiormente al merito e prevderanno un maggiore equilibrio tra la parte fissa e variabile.
Secondo il documento redatto da Bankitalia “La regola generale prevede che il rapporto tra la componente fissa e quella variabile deve essere opportunamente bilanciato, puntualmente determinato e attentamente valutato in relazione alle caratteristiche dell'intermediario e delle diverse categorie di personale, in specie di quello rientrante tra il 'personale piu' rilevante. La parte fissa deve essere sufficientemente elevata in modo da consentire alla parte variabile di contrarsi sensibilmente e, in casi estremi, anche azzerarsi in relazione ai risultati, corretti per i rischi, effettivamente conseguiti".





