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Decisione di Finanza Pubblica: nessuna riduzione fiscale, anzi...

La pressione aumenta leggermente per il 2012 e un eventuale gettito passa a compensare il deficit, la cui discesa è prevista solo per il 2014
di Lorenzo Mari | 15 aprile 2011
La “Decisione di Finanza Pubblica” approvata due giorni fa dal Consiglio dei Ministri prevede un piccolo rialzo dell’imposizione fiscale.

Nonostante gli ultimi due anni abbiano fatto rilevare un lieve calo, quest’anno la pressione aumenterà dello 0.2% rispetto allo scorso anno.

Si tratta naturalmente di percentuali minime che verosimilmente nelle tasche degli italiani non avranno un effetto devastante, ma che tuttavia a livello globale porteranno risultati importanti che andranno a far da contraltare alla basas crescita fatta rilevare e al sempre incrementale debito pubblico che anche quest’anno salirà per toccare quota 12% del PIL (una discesa al di sotto del 113% è prevista solo per il 2014, per meglio dire in un momento in cui sarà politicamente interessante giocarsi la carta del futuro pareggio di bilancio.

Giochi della politica ce al cittadino tuttavia restituiscono un solo risultato. Il carico fiscale non viene ridotto, come sperato. Anzi. 

Gli spazi della riduzione delle imposte difatti dovranno arrivare da una crescita globale che ad oggi sembra essere più ridotta di quanto sperato. Si tratta tuttavia di risanare il debito pubblico e la legge di decisione finanziaria approvata prevede proprio che il gettito eventualmente eccedente quello previsto dal documento dovrà essere finalizzato al proprio a ridurre il deficit. 

Altra arma di riduzione fiscale potrebbe essere applicata se la lotta all’evasione restituisse risultati maggiori ancora di quelli -  pur buoni  - che ha portato sinora. Perchè è vero anche che la stessa distribuzione del carico fiscale appare decisamente sperequata per effetto di un'evasione che resta ancora molto alta. Come si afferma in un interessante pezzo del Sole 24 Ore di oggi “stando ai dati più recenti, il peso reale del fisco sui contribuenti che assolvono regolarmente agli obblighi fiscali e contribuiti è pari al 51,4 per cento”. Ciò vuol dire che ogni contribuente avrebbe la possibilità di pagare la metà dell’imposizione ad esso applicata se solo tutti i contribuenti pagassero ciò che devono. Ma così non è. E per le imprese, il tasso si configura ancora più alto, raggiungendo il un valore piuttosto impressionante del 68,6%, che fa ancora più effetto se confrontato contro il 48% della Germania e il 37% del Regno Unito.


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