Un piano per la crescita dell’Italia, il documento di indirizzo per la creazione di occupazione, il rilancio dell’economia, lo sviluppo del Paese secondo direttive di crescita sostenibile.
Si è “lavorato intensamente e ormai i materiali per una decisione politica ci sono tutti”, questa l’affermazione del Ministro del Lavoro della Salute e delle Politiche Sociali, Maurizio Sacconi, che ha annunciato l’approvazione del “Piano per la crescita dell’Italia” entro 15 giorni e il suo completamento entro la fine dell’estate.
Dalle pagine de Il Sole 24 Ore, il Ministro presenta il programma del governo per la ripresa. Tra i primissimi interventi da portare a termine la semplificazione per le imprese e le nuove regole per edilizia e grandi opere. In particolare questo pacchetto di semplificazione dovrebbe vedere la luce nei primi quindici giorni di giugno – almeno questo è quanto lascia intravedere il Ministro che afferma “Tutto il pacchetto sulle semplificazioni, la regolarizzazione, il Mezzogiorno, le reti d'impresa e le grandi opere sarà approvato entro l'inizio dell'estate”. Un particolare occhio di riguardo sarà dato al Mezzogiorno considerato dal Ministro come una “nuova frontiera dello sviluppo italiano, un mercato emergente dentro di noi”.
Il Ministro risponde con la lunga intervista alle critiche di chi sostiene che il rigore del Governo sui conti non è strutturale e annuncia: per la riforma del fisco manca solo la decisione politica. In particolare rispetto alla domanda molto specifica riportata dal quotidiano di Confindustria che sottolineava come sul piano della crescita economica il governo abbia fatto poco, il Ministro ha risposto con determinazione che ciò non corrisponderebbe al vero “Abbiamo posto l'accento, dall'inizio della legislatura, sulla stabilità , sulla solidità finanziaria del paese, coniugata peraltro con la coesione sociale attraverso l'ingente mole di ammortizzatori sociali. E abbiamo ottenuto risultati strutturali importanti. Il punto ora è come conciliare la prosecuzione di questo percorso con una maggiore attitudine alla crescita e all'occupazione. Che comunque non può essere affidata alla spesa in disavanzo”.
Tra i primi strumenti ecco allora l’intervento diretto sulle imprese volto a semplificare, deregolamentare e per conseguenza sviluppare “L'Italia ha tradizionalmente avuto una regolazione rigida, una ipertrofia regolatoria. E questa non è più sopportabile. La competizione mondiale impone quanto meno di adottare una adeguata deregolazione, che non faccia rinunciare ai valori impliciti nella nostra cultura, ma li declini in termini compatibili con la crescita”.





