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I sindacati sono divisi e le aziende gongolano...

La divisione tra i sindacati maggiori rende più debole l'intero movimento e la parcellizzazione delle sigle permette alle aziende di aver il coltello dalla parte del manico
di Andrea Chirichelli | 27 aprile 2011
Cisl e Uil da una parte, Cgil dall'altra.

Uno scenario già visto, ma che negli ultimi tempi ha assunto una valenza particolarmente significativa, alla luce delle trattative condotte con la Fiat che, obtorto collo, resta l'azienda più importante del Paese.

Molti sono soliti datare l'inizio della spaccatura tra i sindacati al 14 febbraio del 1984.
In quei giorni si stava trattando un nuovo sostanzioso taglio al sistema di scala mobile. A Palazzo Chigi c'era da pochi mesi Bettino Craxi, ministro del Lavoro era Gianni De Michelis. Il taglio portato alla scala mobile con l'accordo del 1983 non era stato sufficiente a frenare l'inflazione, che viaggiava tra il 15 e il 20%. L'allora Pci si oppose e così pure la Cgil, mentre Cisl e Uil accettarono il taglio di quattro punti di scala mobile simbolo della forza operaia, baluardo estremo delle difesa dei salari.

La contrapposizione fra Cisl e Uil, da una parte, e Cgil dall'altra è stata solitamente ricondotta, prima della disputa sulle relazioni industriali alla Fiat, a un diverso atteggiamento nei confronti del Governo di centro-destra. In realtà, il confronto è tra due modelli diversi d'intendere e praticare l'azione e la tutela del sindacato.

La storia ha poi visto più volte i sindacati contrapposti: clamorosa fu la spaccatura del luglio 2003, allorquando la firma di un accordo separato, il cosiddetto “Patto per l'Italia”, rappresentò il culmine della divisione del fronte sindacale, con il consenso della Cgil e della Uil e la radicale opposizione della Cgil.

Qualche mese fa la Cgil ha lasciato il tavolo di concertazione sul quale il Governo ha presentato ai sindacati il testo dell’accordo sul regime transitorio sugli aumenti salariali legati alla produttività nel pubblico impiego. È stato così siglata un’intesa separata, firmata dal numero uno della Cisl, Raffaele Bonanni e dal segretario confederale della Uil, Paolo Pirani.

Recentissima è poi la vicenda Fiat, molto simile a quella dell'ormai lontano 14 ottobre del 1980, quando scesero in piazza i colletti bianchi della Fiat per dire basta alle pregiudiziali ideologiche del sindacato. Ai tempi u la marcia dei 40 mila quadri del Lingotto e rappresentò lo snodo e il punto di rottura nella storia delle lotte sindacali in Italia per i decenni che seguirono. Qualche mese fa è andato in scena lo stesso copione davanti allo stabilimento di Pomigliano d'Arco diviso tra l' accettare le nuove condizioni offerte da Torino, e sottoscritte da Cisl, Uil e Ugl, o appoggiare le rivendicazioni radicali della Fiom Cgil che considerava i punti dell'intesa una violazione della legge e della Costituzione.

La ferita della trattativa Fiat è ancora apeta, ma i sindacati trovano il tempo di bisticciare anche a livello locale; l'ultimo caso è inerente alla scelta del sindaco di Firenze di lasciare libertà ai negozi di restare aperti il giorno della festa del Primo Maggio con Cgil contraria e Cisl favorevole.

Quello che emerge, osservando la storia recente dei sindacati è la spaccatura a livello ideologico: mentre il modello di Cisl e Uil  privilegia una logica di cooperazione nei confronti dell'impresa, allo scopo di salvaguardare investimenti e occupazione, quello della Cgil (ma soprattutto della sua categoria metalmeccanica, la Fiom) prevede una linea imperniata sui contenuti non negoziabili della condizione operaia, i "diritti", considerati non soggetti a variazioni col mutare del contesto economico e dell'assetto organizzativo della fabbrica.


A questa dicotomia si unisce poi la grande parcellizzazione del settore sindacale, con decine di sigle più o meno rappresentative che rendono difficili le trattative e l'unità d'intenti.

Eppure, come affermava nel 2003 Antonio Panzeri, Segretario generale Camera del lavoro di Milano: “La necessità di tenere aperta una prospettiva unitaria del sindacato è un’esigenza, oltre che dei lavoratori, anche del paese. Una situazione di sfilacciamento e di divisione tra i sindacati confederali non facilita gli elementi di coesione nel determinare e raggiungere gli obiettivi che il movimento sindacale si prefigge e rischia di impedire un’alta capacità di rappresentanza degli interessi generali. Del resto è l’esperienza maturata in tutti questi anni a dimostrare che il sindacato è stato in grado di acquisire grandi risultati, per coloro che rappresenta, quando forte è stata la sua tenuta unitaria”.

Da allora, lo scenario non è cambiato molto. E in futuro?


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Tags (5)

sindacati, Fiat, Cgil, Cisl, Uil
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