Comprare contenuti digitali attraverso il telefonino, qualunque sia l’operatore: fantascienza? Non tanto. Anzi decisamente no. Proprio ieri difatti con il lancio della piattaforma lanciata da Tim, Wind, Vodafone, Tre Italia , PosteMobile e Fastweb e che ha visto come partner tecnologici Engineering e Reply. Attraverso il sistema il cliente – utente sarà capace di navigare, acquistare libri, riviste e servizi. Se si opera da cellulare non c’è bisogno di nessun tipo di registrazione mentre quando si opera su tablet, invece, si dovrà inserire il proprio numero di cellulare e una password. Sì perché sarà la sim del telefonino che diventa lo strumento per identificare l'utente e addebitargli il costo. Come si può immaginare il pagamento avverrà attraverso il credito telefonico, dunque in bolletta, se si ha un abbonamento, oppure scalando il credito prepagato della ricaricabile.
La novità per la quale la SIM arriva dunque a sostituirsi in tutto e per tutto alla carta di credito avrà con tutta probabilità una grande penetrazione nel mercato italiano, che ha poca familiarità con le carte ma molta con i cellulari. Si tenga conto che nel nostro Paese il 90% delle transazioni avviene in contanti, laddove la media dell’Unione è del 70%.
Pare che giĂ ci siano un certo numero di aziende interessate a sottoscrivere il servizio come fornitori di contenuti acquisibili via SIM .
“Tra i primi interessati a utilizzare questa soluzione nel mercato italiano figurano aziende come Gruppo 24 Ore, Gruppo Caltagirone Editore, Class Editori, Guida Monaci, Espresso, La Stampa, Microsoft Italia, Mondadori, Monrif/Poligrafici Editoriale, Paperlit, RCS, Shenker, L'Unione Sarda”, fanno sapere tutti gli operatori in una nota congiunta.
Il progetto si configura come “la risposta degli operatori italiani alla dominanza Apple e Google sul nuovo mercato dei beni digitali”, così interpreta questo nuovo mercato il Prof. Andrea Rangone, ordinario e responsabile Osservatori presso il Politecnico di Milano. Il mercato delle App ha difatti grandi potenzialità : secondo una ricerca dello stesso osservatorio nel 2010 esso valeva già qualcosa come 545milioni di euro.
Apple e Google come è noto propongono ai fornitori di contenuti le proprie piattaforme, tenendo per sé una percentuale del costo del servizio offertro che per la Mela arriva al 30% mentre per BigG si ferma al 10%. Pare invece che il sistema di pagamento della piattaforma sia differente per questo progetto, non verrà difatti richiesta una quota standard, ma una percentuale di ricavi che sarà variabile in base alle singole negoziazioni con i fornitori.





