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PMI Dome

Si scrive social network e si legge business 2.0

La Rete delle Reti sta cambiando il mondo? Probabilmente si, a partire dal modo con il quale le imprese fanno business
di Nicodemo Angì | 11 maggio 2011
Era ipotizzabile, prima di Internet, che un piccolo produttore di olio extravergine di oliva riuscisse a procurarsi clienti a migliaia di chilometri di distanza?
Probabilmente no, dato che performances del genere non potevano realizzarsi senza la sostanziale ubiquità del Web. La versatilità di questa piattaforma non si ferma però qui e cambia ancora – e velocemente – le carte in tavola sul tavolo verde del business.

La tumultuosa crescita dei social network, per esempio, ha indicato quello che può essere un nuovo e potente strumento di business per la piccola e media impresa. Negli Stati Uniti ci credono e questa idea è probabilmente buona. A tal proposito American Express OPEN, una community sponsorizzata dalla famosa emittente di carte di credito per fornire contributi e strumenti di business alle piccole imprese, ha pubblicato i risultati di un'inchiesta condotta fra le SB (Small Businesses, l'equivalente delle nostre PMI) negli USA. Considerando le tattiche di marketing online correntemente usate fra l'autunno del 2007 e la primavera del 2011, ad esempio, si nota un generale incremento nell'uso degli strumenti propri del Web (mass email, banner, blog e così via) ma la palma della maggiore crescita va all”Online social networking”, il cui ricorso passa dal 11 % del 2007 al 35 % della primavera del 2011. Si tratta di un più che raddoppio rispetto al 2009: l'importanza che viene data a questa famiglia di strumenti viene poi confermata dal forte impulso registrato per i blog, arrivati al 12 %. La classifica dei social più utilizzati vede al primo posto Facebook (35 %) seguito da Linkedin (15 %) e Twitter (10 %); la maggior “vivacità” nell'incremento dall'autunno del 2010 alla primavera del 2011 è invece appannaggio di Linkedin (+ 66 %).



Social si, ma come?
Non basta però decidere di usare un social network come strumento di business per aver risolto la questione: una domanda alla quale occorre sicuramente rispondere è: quale network è più adatto al mio business? Probabilmente Facebook è quello più indicato se si punta ai consumatori finali e può essere utilmente usato per veicolare informazioni riguardo i prodotti e lo “spirito” dell'azienda. La maggior “velocità” di Twitter (un social ancora relativamente poco usato in Italia) può essere utilmente usata ad esempio per coinvolgere gli utenti in discussioni e per fornire informazioni fresche riguardo concorsi e vendite speciali. LinkedIn invece molto indicato per attività di business-to-business - vista la spiccata caratterizzazione degli iscritti in tal senso - e per chi ricerca personale, dato che è un enorme serbatoio di profili professionali. Esse permette inoltre di monitorare l'andamento del mercato e dei competitor.
Ora che si è scelto il network più interessante (per le nostre esigenze) come ci si deve muovere al suo interno? È importante avere un obiettivo chiaro: il network prescelto servirà perché si parli dell'azienda, per creare dei contatti, per vendere un prodotto o per ricevere feedback? Occorre poi segmentare il “pubblico”, capendo o meno se costituisce un gruppo specifico e se è il caso di cercarlo in piccoli network di nicchia come spire.com, un blog frequentato da persone piuttosto facoltose. Non bisogna mai dimenticare, poi, che se l'accesso ai social network può anche essere gratuito esistono poi regole da seguire. Il network non può essere infatti usato come un mero strumento per far circolare comunicati stampa e presentare prodotti: si deve partecipare effettivamente alla vita del network stesso, comportandosi come gli altri iscritti. Occorre perciò condividere informazioni utili, soprattutto quelle che derivano da competenze specifiche, e postare con regolarità ed una certa frequenza. Un compromesso piuttosto delicato è quello che occorre trovare per essere un “open networker” (chi accetta gli inviti e diventa amico di tutti, cosa ben vista dagli esperti dei social) e la necessità di non inserire informazioni e commenti che, se lette da colleghi e potenziali clienti, potrebbero essere interpretati come offensivi o poco professionali. È sempre opportuno ascoltare prima di parlare, frequentando blog e forum del settore si riferimento, in modo da essere ben consapevoli dei temi trattati. Il quadro di riferimento è che si sta “conversando” con il mercato, coinvolgendo i clienti in un rapporto uno-a-uno, ossia una conversazione, che è il punto di partenza del sempre positivo passaparola.



Consigli per gli acquisti
Ai giorni nostri non si può, poi, non tener conto che le modalità di fruizione dei contenuti della Rete sono molto variegate, prevedendo una pletora di dispositivi che comprende ormai anche i TV connessi, le console per videogiochi e dispositivi mobili quali smartphone e tablet. Emarketer.com, per esempio, ha condotto un'indagine in base alla quale l'iPad appare in grado di influenzare le scelte dei consumatori grazie alla sua portatilità, alla sua grafica accattivante e all'interfaccia amichevole. Esso sembra infatti in grado di catalizzare gli acquisti d'impulso e quelli condivisi, ad esempio consultando blog e social network per leggere pareri ed esperienze altrui o, al contrario, condividere le proprie. In effetti fra le ragioni che determinano l'interesse per l'iPad compare, con un rilevante 41 %, proprio la possibilità di usarlo per lo shopping. Non è un caso che diversi rivenditori sviluppino la propria applicazione per il Pad allo scopo di spiegare meglio il loro prodotto o proponendo dei wizard per guidare nella scelta. Alcune catene di negozi offrono addirittura l'iPad ai loro associati perché lo diano ai clienti come supporto per gli acquisti in-store.



Ovviamente, il matrimonio PMI-social network ha anche qualche spina, vera o presunta. Può essere utile riportare qualche dato di una ricerca, condotta su 150 PMI italiane, da A&F Research per conto di trend Micro. Se c'è una certa tolleranza per l'uso di Internet online a scopi personali (per 7 aziende su 10 è accettabile che i dipendenti passino fino a 20 minuti al giorno sul Web per loro usi), una buona parte di esse prevede di aumentare, in futuro, le restrizioni per le chat (33%) e per i social network (24,3%). Queste preoccupazioni rientrano in un quadro più generale di timore per la sicurezza aziendale, dato che lo spam – ed il conseguente rallentamento della rete – è stato sperimentato dal 40% del campione, i virus nei sistemi dal 24,6% mentre il 12,4% ha subito il furto di dispositivi mobili con dati aziendali.
Questi dati evidenziano più di un timore connesso alle tematiche della sicurezza informatica ma non dovrebbero dissuadere le aziende più dinamiche dal considerare il Web ed i social network come un potente e flessibile strumento di marketing e di business. Una delle tendenze emergenti è infatti usarli sia come sistema di relazione con il cliente sia come “luogo” di aggregazione dove scambiare, con i colleghi, esperienze, conoscenze e competenze.





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Commenti
1Commento

RE: Si scrive social network e si legge business 2.0

Il rapporto tra le PMI e gli strumenti social mi pare si possa definire all’insegna del “vorrei ma – per ora – non posso” (o non ci credo abbastanza). Leggevo sulla community con cui collaboro un post che riportava i risultati di una survey condotta sui responsabili delle risorse umane (pure delle nostre PMI). Traspare un interesse per le potenzialità di tali strumenti, che però stenta ad accompagnarsi a investimenti, formazione, policy… Il post si trova qui: http://www.theinfoboom.com/articles/pmi-20-il-circolo-virtuoso-tra-social-e-competitivita/

Inviato da SergioF

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