Il noto social network approda a Wall Street e lo fa in grande stile,
con un prezzo di collocamento tra i 42 e i 45 dollari per azione. Ma chi
è l’artefice di questo successo?
di Francesco Forestiero |
19 maggio 2011

È impensabile cosa possa concepire una mente creativa come quella di
Reid Hoffman.
Qualche anno fa, ad esempio, nessuno avrebbe mai immaginato che il giovane "filosofo" di
Stanford sarebbe riuscito a dar vita ad un
social network professionale che oggi, a conti fatti,
vale 4,25 miliardi di dollari.
È questa la capitalizzazione raggiunta dall’azienda che
Reid fondò nell’ormai lontano 2000. Oggi, quella stessa azienda, approda a
Wall Street, e lo fa in grande stile, con un prezzo di collocamento tra i 42 e i 45 dollari per azione. Ben dieci dollari in più del preventivato. Qualche mese fa, infatti, il prezzo era stato stimato attorno ai 32 - 35 dollari per azione.
C’è ottimismo, quindi. Un ottimismo evidente e tangibile che si è tradotto in euforia per gli operatori di borsa, ed ha portato la quotazione di LinkedIn sulle prime pagine di tutti i giornali finanziari, aprendo la strada allo sbarco nel mercato dei Social Network.
Si parla, infatti, di
una possibile quotazione di Groupon, il sito di offerte scontate, e soprattutto di
Facebook, vera e propria miniera d’oro,
il cui valore si aggirerebbe attorno ai 50 miliardi di dollari.
Ma questo ottimismo non è incontrollato. Anzi,
c’è anche qualche preoccupazione che accompagna gli inventori. Come il ricordo, ancora ben vivido e risalente appena agli anni ’90, che ha imposto calici di champagne mezzi pieni: quello della
bolla delle dot com. Per non parlare, poi, delle altre bolle speculative, come quella immobiliare, o quella dei mutui
subprime e dei titoli derivati.
Sarà stato forse per questi motivi, ma sta di fatto che l’"euforia LinkedIn" è stata leggermente frenata. Certo, non tanto... leggendo le quotazioni. Ma sicuramente è stata rallentata da un terreno argilloso e ricoperto di buche del passato.
Tuttavia, visti i dati, la maggior parte del mercato sembra aver accettato di buon grado la
new entry, e questo ha fatto sì che, almeno
Reid Hoffman, brindasse al successo imprenditoriale per l’ennesima volta.
Hoffman, infatti, dopo essersi laureato a Stanford ed aver abbandonato la vocazione da filosofo - dichiarando «Capii subito che gli intellettuali finiscono per scrivere libri che leggono 50 o 60 persone al massimo. E io volevo più impatto» - ha partecipato alla realizzazione di progetti che hanno fatto, e fanno ancora oggi, risultati da primato.
Ha fondato
SocialNet, ad esempio, ha partecipato alla creazione di
PayPal, ha investo soldi su
Facebook,
Zynga,
LastFm...
Da questa quotazione, al di là del risultato meramente economico, è soprattutto lui a guadagnarci; e la sua immagine, che va ad aggiungersi a quella dei magnati del Web, come
Mark Zuckerberg e
Larry Page. “
Imprenditori rivoluzionari”, “
geni dell’informatica e del marketing” e “
apripista di un futuro sempre più vicino al presente”. E per Reid si prospetta anche un’altro appellativo: quello di
"filosofo digitale".
Ma qual è la morale di questa storia?
Sembra un mondo lontano dal nostro piccolo pianeta fatto solo di PMI. Una vicenda d’alta finanza, fatta di azioni, quotazioni, potere e denaro che scorre a fiumi. Eppure, è più vicino di quanto si pensi!
In questa storia, c’è l’atteggiamento che ognuno di noi dovrebbe adottare nei confronti della “quotidianità imprenditoriale”; c’è lo spirito giusto che bisogna riporre in ogni azione; c’è una lezione di vita che – per quanto banale – è basilare in ogni attività d’impresa:
si deve puntare in alto e non accontentarsi delle cose facili. Abbandonare il piccolo mondo dei guadagni semplici ma risicati e concentrarsi sulle cose che sembrano irraggiungibili.
In altre parole,
bisogna puntare all’impossibile. Qualcuno di voi, qui, potrebbe esclamare: “
sì, va bene, è follia!”
Beh,
Reid Hofmann ha puntato in alto.
È stato un folle, in un certo senso. Ha creduto in progetti che molti avrebbero etichettato come “impossibili”. Ha creato un social network di professionisti e lo ha portato alla quotazione in Borsa.
C'è riuscito. Puntando all'impossibile, ce l'ha fatta.
E allora perché non provarci? In fondo, non è un caso isolato. Se ricordate bene, anche un altro imprenditore è stato abbastanza “folle”. Anzi, il suo motto era, ed è,
stay hungry stay foolish (rimanete giovani, rimanete folli). Un certo Steve Jobs...
RE: IPO LinkedIn: l'opera di un filosofo digitale
Bravo Reid, io ci provo da anni....anch'io un giorno saro' li....Giovanni domilici
Inviato da gio99