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PMI Dome

Banche: derivati? Meglio evitarli!

Ne è convinto il ministro Tremonti che, al convegno di presentazione del rapporto ABI sui bilanci bancari, ha espresso qualche perplessità
di Francesco Forestiero | 24 maggio 2011

Francesco Forestiero

Francesco Forestiero è Dottore Commercialista e Revisore contabile. Laureato in Economia Aziendale, ha studiato Giornalismo, Web Marketing e Scrittura Creativa. Ha conseguito anche due master, uno in Diritto Tributario e uno in Contabilità, Bilancio ed Operazioni straordinarie tra imprese. Attualmente lavora per Edizioni Master SpA. Si occupa della redazione del network PMI-Dome.com e coadiuva altri progetti legati al Web
«Sull'economia reale incombe ancora una massa indefinita di finanza che può determinare gli stessi effetti che ci sono stati nella crisi».

Ne è convinto il ministro Giulio Tremonti che, ieri, in videoconferenza da Milano, al convegno di presentazione del rapporto ABI sui bilanci bancari, ha espresso qualche perplessità in merito al ricorso ai titoli derivati.

«Il capitale delle banche – ha dichiarato Tremonti – va rafforzato, ma imporre aumenti di capitale senza considerare derivati [...] è come considerare le cose ex post e non ex ante, come gestire gli effetti e non le cause. Il capitale va rafforzato, ma bisogna anche mettere un freno a debiti e derivati».

Anche il presidente dell’ABI, Giuseppe Mussari, si dice d’accordo con questa linea, almeno per quel che concerne i credit default swap. «Quella dei CDS, i derivati di credito utilizzati dalla speculazione anche sui debiti pubblici europei – ha sottolineato  Mussari – è una pratica che io vieterei».

Lo stesso presidente ha poi dichiarato che presto l’ABI rilascerà una propria posizione ufficiale rispetto ai derivati, anticipando: «non sarà questa: la mia è radicale».

Mussari ha anche parlato dello stato di salute del sistema bancario italiano, osservando come alle banche necessiti un “recupero di efficienza”. È indispensabile, ha aggiunto il presidente, «la creazione di meccanismi anche consortili su attività non concorrenziali».


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