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[Gio] ITS: alta formazione tecnica contro la disoccupazione

Da Settembre aperte le iscrizioni per entrare nei nuovi Istituti Tecnici Superiori, nati dall'incontro fra la Pubblica Istruzione e le imprese, con l'intento di offrire alta formazione tecnica ai giovani, contro l'avanzata della disoccupazione
di Giovanni Barbieri
Arriva il via libera ed il settore scuola è in fermento. Da settembre partiranno gli ITS, gli Istituti Tecnici Superiori, che garantiranno ai giovani diplomati un'alta formazione tecnica, di istruzione pari alla preparazione universitaria.

Gli istituti sono 58 in tutta Italia e regioni come Emilia Romagna, Lazio, Lombardia, Veneto, Sicilia, Abruzzo, Campania, Liguria, Marche, Piemonte, Puglia, Toscana, Friuli, Molise, Sardegna e Umbria offriranno questa opportunità ai giovani del proprio territorio, per combattere la disoccupazione e offrire una vera alternativa in ambito lavorativo.

I discenti che frequenteranno i corsi degli ITS diverranno super-tecnici, con un titolo di studio riconosciuto per legge e valido in uno dei seguenti settori: efficienza energetica; mobilità sostenibile negli ambiti della logistica, del trasporto aereo marittimo e ferroviario; innovazione del made in Italy nel settore della meccanica, della moda, alimentare, casa e servizi alle imprese; beni e attività culturali; informazione e comunicazione.

I corsi formativi offerti saranno di pari dignità a quelli universitari e dureranno due anni per una formazione complessiva pari a 1800/2000 ore, composta in parte da didattica tradizionale, in parte da esperienze di laboratorio. Obbligatorie saranno poi 600 ore di tirocino da esplicarsi presso un'azienda, eventualmente anche fuori dai confini nostrani.

L'immissione nelle imprese è garantita sia dal punto di vista legislativo, sia dal punto di vista organizzativo. Infatti, dal punto di vista giuridico, gli ITS sono fondazioni di partecipazione diretta di enti pubblici e privati. Ogni fondazione ha per l’avvio circa mezzo milione di euro di fondi pubblici e può essere rappresentata da scuole, università ed imprese. A questi fondi si aggiungono gli interventi privati, che essendo direttamente coinvolti non possono non voler trarre un beneficio da questo investimento, acquisendo poi le risorse e il know-how tecnico assimilato da esse. Dal punto di vista organizzativo, tutti i corsi svolti nell'ITS saranno a numero chiuso, in modo da assicurare solo ai giovani valenti un posto di lavoro futuro.

Alla realizzazione di questi 58 istituti hanno contribuito fino ad ora ben 16 regioni con il coinvolgimento di 110 istituti tecnici e professionali, 60 tra province e comuni, 200 imprese, 67 atenei e centri di ricerca e 87 strutture di alta formazione. Il tutto con un unico scopo: offrire ai giovani una formazione che rispecchi effettivamente le esigenze dell'industria italiana ed europea.

Il Ministro dell'Istruzione, Maria Stella Gelmini, si dichiara soddisfatta del progetto, che vede finalmente l'avvio, dopo circa 37 anni da cui si ricorda il primo tentativo di dotare l'istruzione italiana di un sistema formativo avanzato in ambito tecnico.

La Gelmini definisce gli ITS "una risposta forte al tema della disoccupazione", affermando: "C’è un gap tra le richieste delle imprese che vogliono tecnici sempre più specializzati e i numeri che la scuola riesce a formare. Noi dobbiamo dare risposte. Se da un lato vanno assecondate le inclinazioni dei giovani dall’altro dobbiamo fare opera di orientamento per restituire all’istruzione tecnica una reputazione che riconosca la sua reale importanza. Genitori e studenti devono cambiare mentalità su questo fronte".

In accordo con il Ministro, si dichiara anche Gianfelice Rocca, vicepresidente di Confindustria per l’Education, che sostiene: "Dopo il ’68 si fecero uscire i privati dai consigli d’amministrazione degli Istituti tecnici ma oggi si è finalmente capita l’importanza di uno stretto collegamento tra scuola e imprese. Imprese che non trovano sul mercato i tecnici di cui hanno bisogno. Confindustria ha messo in campo proposte concrete per valorizzare l’istruzione tecnica e rafforzare il legame scuola-imprese".

Accanto agli ITS, l'azione del ministero sta puntando anche sull'apprendistato, stanziando 5 milioni di euro per realizzare progetti pilota utili all’assolvimento dell’obbligo di istruzione.

Questi due interventi sono dunque le armi sfoderate dal Ministero contro la disoccupazione italiana, che in ambito giovanile tocca il 28%, a cui si affianca una delle percentuali più alte in Europa per l’abbandono scolastico, che ha toccato il 19%, come diffuso pochi giorni fa dall'Istat.

Giovanni Barbieri

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