La circolare dell’Agenzia delle entrate contiene un annuncio particolarmente importante, il fatto che le operazioni comprese già nei modelli Intrastat non dovranno essere inserite e riprodotte nell’elenco delle operazioni di importo al di sotto dei 3mila euro.
Risulta invece molto meno gradita agli operatori la chiarificazione fornita dalla circolare in merito agli acquisti con una carta di pagamento. Solo nelle carte emesse in Italia, la tracciabilità verrà effettuata dagli da operatori soggetti alla rilevazione richiesta dalla normativa interna, (il fisco potrà richiedere loro un eventuale chiarimento) ma per i pagamenti con carte estere il problema persiste e, con esso, l’adempimento dell’esercente che dovrebbe chiedere e registrare i dati anagrafici di chi paga con un documento emesso all'estero (peraltro difficilmente distinguibile da quelli italiani), solo se spende almeno 3.600 euro. La circolare precisa che sarà necessario registrarecognome e nome, luogo e data di nascita, nonché il domicilio all'estero. Il punto però è che se lo speso metro dovrebbe individuare il livello di vita dei nostri residenti, perquale motivo si dovrebbero registrare i residenti all’estero?
Ci sono tuttavia come detto aspetti positivi della circolare: ad esempio si specifica come il controllo debba essere mirato sulle possibili situazioni di frode o evasione fiscale riguardanti importi di rilevante entitĂ , piuttosto che su quelle a piĂą basso rischio per le quali, il piĂą delle volte, il controllo porta a contestazioni di minima entitĂ o anche a nessuna contestazione.
In merito il Sole 24 Ore di oggi sottolinea come si possa fare un parallelismo con quello che affermava qualche tempo fa Robert Antony, professo re di Harvard che rispetto alla possibilità di controllare il consumo di matite in un’azienda, diceva “Ci sono tre metodi: spesare l'acquisto, fare un magazzino e spesare i prelievi da parte dei vari uffici, oppure misurare la riduzione della lunghezza delle matite sulla scrivania degli impiegati, perché solo questo è il consumo. Ma – concludeva poi il Prof.Anthony – si capisce subito che questo terzo metodo è impraticabile”.
Il punto è che se il controllo dell’adempimento costa più dell’adempimento stesso, si crea un gioco a somma negativa. Ne vale davvero la pena? Ben venga dunque una riduzione dei controlli, è ora necessario capirne le modalità e valutare per bene tutti i casi limite, altrimenti si rischia di complicare ulteriormente le carte già complicate dei contribuenti italiani. E l’investimento nel nostro Paese – lo ricordiamo – dipende anche dalla facilità di comprensione e dalla limpidezza del sistema fiscale.





