Il “contratto di rete” è una nuova forma di aggregazione che può avere sviluppi interessanti, a patto che tutti gli attori – istituti bancari compresi - facciano la loro parte
di Nicodemo Angì |
06 giugno 2011
Piccolo non è sempre così bello, almeno nel campo imprenditoriale e industriale.
L'Italia, forse anche per lo spiccato individualismo dei suoi abitanti, ha un tessuto produttivo costituito per lo più da imprese molto piccole.
Dai dati ISTAT relativi al 2009 appare, infatti, che le imprese con meno di 20 dipendenti, pur essendo il 98,1 % del totale, impiegano solo il 57,6 % dei dipendenti. Altri dati statistici – relativi però all'anno 2007 - ci dicono che il numero degli addetti alle unità locali è mediamente di 3,6 unità, con punte di 4 addetti nel Nord Est e Nord Ovest e minimo pari a 2,9 addetti nelle Isole.
Imprese così piccole sono sicuramente molto agili e reattive ma possono soffrire perché eventualmente in difficoltà nel raggiungere una massa critica che permetta loro di fruire di processi di innovazione e internazionalizzazione. È per questo che sono nati i cosiddetti Contratti di Rete, alleanze fra imprese – eventualmente situate nello stesso territorio e/o che presentino modalità organizzative simili - che desiderano aggregarsi e collaborare, conservando la loro identità e creatività ma superando i limiti della dimensione locale.
In questo modo ognuna di esse trova facilitati i processi di espansione verso l'estero e l'accesso alle innovazioni senza rinunciare alla sua “anima”. L'accesso ai mercati stranieri – anche su altri continenti - è molto importante, anche in considerazione del fatto che le economie più vivaci (eccezion fatta per la Germania) sono ormai fuori della Vecchia Europa: Cina, Brasile e India. Ricordiamo che questi contratti sono una nuova fattispecie giuridica che riconosce nella forma a incentiva, con opportune facilitazioni, anche fiscali, le imprese che collaborano (o pensano di collaborare) su progetti specifici.
Questo modo di fare sta convincendo molte piccole realtà, tant'è che le PMI che hanno intessuto questo tipo di alleanza sono ormai quasi 300, aggregate per mezzo di una cinquantina di contratti. L'obiettivo che Confindustria si è data è di quadruplicare il numero delle aggregazioni entro la fine dell'anno, dimostrando la bontà di questo tipo di agreement. A questo punto altri attori dovrebbero entrare in scena, studiando il nuovo “copione” che l'evoluzione delle relazioni industriali sottopone al mondo della produzione. Questi protagonisti sono le banche, chiamate a confrontarsi con i nuovi modi di fare impresa e rispondendo all'appello rivolto loro da Aldo Bonomi, vicepresidente di Confindustria per le politiche territoriali e i distretti industriali e posto a capo di RetImpresa, l'Agenzia Confederale per le Reti d'Impresa. Bonomi ha ricordato che l’Europa aprirà alle reti di imprese spazi sempre più importanti nelle future politiche industriali, nell'ambito dell'”Agenda 2020” (una sorta di elenco dei traguardi che l'Unione si prefigge di raggiunge, entro quella data, in campi quali l'occupazione, il risparmio energetico, l'istruzione e l'innovazione). Altre iniziative sono state promosse: RetImpresa ha infatti firmato con Unioncamere un’intesa che prevede varie voci, dall'organizzazione di seminari per informare (e formare) sempre più imprenditori alla mappatura delle reti (esistenti ed in cantiere), anche in collaborazione con le Università, fino alla creazione di onorificenze per premiare le reti migliori e più innovative.
Le Banche e le Reti
Bonomi richiama l'attenzione sulla necessità che le banche siano vicine alle imprese, non solo erogando finanziamenti ma anche trovando insieme a loro le soluzioni. Le opportunità sono molte anche perché le reti sono trasparenti e prevedono progetti e programmi depositati e controllati, cosa che consente una migliore conoscenza reciproca e fornisce ulteriori criteri valutativi agli istituti di credito. Altra opportunità che migliorerebbe i rapporti con le banche è la possibile creazione di uno specifico codice fiscale attribuito ai contratti di rete. Il Ministero competente ha già dato assicurazioni in tal senso. RetImpresa propone poi agli istituti creditizi di fare un salto di qualità nei criteri valutativi, estendendoli alla governance e alla progettualità aziendale. Il focus sui progetti è la vera novità dei contratti di rete e, in effetti, sta catalizzando l'interesse non soltanto degli imprenditori ma anche della Pubblica Amministrazione e degli erogatori dei finanziamenti, compreso il consorzio Confidi (è l'ente di garanzia collettiva dei fidi, creato per agevolare l'accesso ai fondi da parte delle imprese) che ha siglato un accordo a marzo. Nell'aprile del 2010 è stato varato il Progetto Rating, partner Banca Barclays, che prevede un'integrazione qualitativa - centrata sulle performance aziendali e sull'attitudine a stare in rete – alla valutazione quantitativa fin qui adottata. Un altro accordo ha visto il coinvolgimento di Unicredit nello sviluppare prodotti creditizi e bancari orientati alle PMI che sono in rete, con il contorno di un fattivo supporto per creare e internazionalizzare le reti e studiare il “come” mappare le filiere. Anche BNL-Paribas è interessata e sta creando uno specifico portfolio di prodotti/servizi per le reti mentre Iniziative analoghe sono state avviate anche da Intesa Sanpaolo e Ubi Banca. Già siglato – alla fine dello scorso gennaio - è invece l'accordo fra Cassa di Risparmio del Veneto e Energy4life, una rete formata da Esco Europe, Forgreen, Ici Caldaie e Linz Electric. Si tratta di aziende fortemente radicate nel territorio e accomunate da anni di esperienza nel settore dell’energia; il giro d’affari totale supera i 100 milioni di euro mentre la forza lavoro complessiva è di più di 400 dipendenti.
L'istituto bancario entrerà a far parte della Rete in qualità di advisor e coordinatore delle operazioni finanziarie connesse ai progetti elaborati dalla rete d’impresa. La Cassa, forte di una raccolta di 10,3 mld di raccolta diretta e di una struttura di 500 sportelli in Veneto, apporterà le proprie competenza sia per la valutazione del progetto sia per quel che riguarda la soluzione finanziaria più adatta alle specificità del cliente, contribuendo quindi fattivamente al raggiungimento degli obbiettivi strategici che la rete Energy4lifesi pone.