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PMI Dome

I grandi del Web e la nuova bolla

Secondo Marc Andreessen, inventore del browser web e cofondatore di Netscape, alla guida di una società di venture capital, ha sostenuto con dovizia di cifre che non c’è nessuna bolla e che le start-up di successo sono quelle con idee ambiziose. E se lo dice lui...
di Andrea Chirichelli | 07 giugno 2011
Sta per scoppiare una nuova bolla a Wall Street?

Molti si saranno dimenticati di quel che accadde 10 anni fa in America (e in Italia), agli albori della New Economy. Ventur capitalist che immettevano enormi fiumi di denaro in start-up dagli obbiettivi più disparati, aziende che nel giro di pochi mesi si trovavano ad avere una capitalizzazione maggiore di realtà consolidate e presenti sul mercato da decenni. Tutto andò per il meglio fino ad un fatidico giorno di marzo, allorquando le borse si resero conto che forse il gioco non valeva la candela, che molte aziende erano fuffa, che i tempi non erano ancora maturi e il 90% di quelle aziende che valevano miliardi finirono con le gambe all'aria nel giro di poche settimane.

Altri tempi, vero: oggi Internet è largamente diffuso, va veloce, è diventato il volano per diventare miliardari (se non volete pensare a Facebook e al suo ideatore pensate a realtà come Google e Amazon) e il rischio di un nuovo patatrac è remoto. O no?

Negli ultimi giorni si svolta a svolta nei pressi di Los Angeles la nona conferenza “All Things Digital”, D9 in breve, l’annuale riunione dei leader dell’industria hi-tech. Tutti sembrano contenti e felici, dato che, per chi ha buona memoria, dovrebbe atterrire gli investitori, visto che le stesse facce sorridenti erano stampati sui volti di quelli che andarono a “carte e quarantotto” anni fa.

Alla base della grande illusione concorsero diversi fattori: il primo fu che la nostra Borsa bruciò in otto mesi tutta la crescita che in America si era sviluppata in dieci anni. Molte delle aziende che trainarono la bolla negli Usa infatti non decuplicarono il loro valore in due stagioni, ma nell'arco di una decina d'anni, basti pensare a realtà come Cisco. Ed erano aziende solide, per lo più. A questo si aggiunsero i loschi traffici delle cosiddette banche d'affari, sempre pronte a confermare i trend di crescita o discesa senza la minima capacità di leggere i fondamentali delle aziende quotate, la dabbenaggine di tanti neofiti che credevano di arricchirsi velocemente e senza problemi (cosa che peraltro capitò a molti...) e ovviamente il fascino che ai tempi il suffisso dot.com esercitava su una popolazione che aveva scoperto che all'interno dei computer c'era una cosa chiamata modem solo da pochi mesi.

Oggi i dati parlano chiaro: l'e-commerce sta producendo davvero fatturati pazzeschi, anche in paesi tecnologicamente poco avazati come l'Italia ed in America è IL mezzo per fare acquisti,i social networkis come Facebook, Lindekin e Twitter hanno invaso le nostre vite e cambiato il nostro modo di comunicare e lavorare, smartphone e tablets vendono milioni di unità ogni anno e cloud non significa più solo nuvole in inglese ma un nuovo modo per condividere informazioni e lavorare con servizi e programmi online. Insomma, stavolta il giocattolo non dovrebbe rompersi.

Il rischio peggiore e paventato da coloro che non ne fanno parte è che tutta la torta venga spartita dai soliti noti, le aziende che vengono chiamate “la banda dei quattro” ovvero Apple, Amazon, Facebook e ovviamente Google che a volte si remano contro ma in altri casi sono amiconi. Chi manca all'appello? Ovviamente Microsoft, tant'è che Steven Sinofsky, presidente di Windows, commentando i lavori del convegno ha affermato: “Niente di quello che comincia con una ‘Gang dei Quattro’ può finire bene”.

Qualche settimana fa hanno cominciato a quotarsi in borsa le nuove “aziende a rischio”: hanno cominciato i cinesi di Renren, seguiti da Linkedin (che è passata da una quotazione di 45 a primo prezzo di 85, è arrivata a 121 dollari lo stesso giorno e ora ha ritracciato a 78 dollari), ma il piatto ricco deve ancora arrivare: Zynga (quella dei giochini e usiamo volutamente il diminutivo, su Facebook), Group On, Pandora, una web radio e ovviamente la madre di tutte le Ipo, Facebook, che potrebbe mandare in pezzi o far salire alle stelle il Nasdaq o il NYSE (a seconda di dove deciderà di piazzarla Marc Zuckerberg). Finiranno tutte a gambe all'aria un'altra volta?

Linkedin sta già macinando utili, anche se per ora non valgono il prezzo raggiunto. La partenza però è quanto meno incoraggiante, rispetto alle aziende pacco di due lustri fa.

E in Italia? Ci auguriamo non dover mai più assistere a spettacoli pietosi come quelli offerti ai tempi da Freedomland e Finmatica (pacche sulle spalle a chi le ebbe in portafogli) e diamo un consiglio a tutti coloro che volessero provare l'ebbrezza dell'investimento a rischio: se proprio dovete, puntate dritto sui mercati americani o tedeschi...


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Tags (4)

bolla, Internet, Web, PMI
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