Il blackout di Poste Italiane non accenna a risolversi e, naturalmente, i consumatori alzano la voce. Il gruppo Poste da parte sua prevede di citare per danni i gestori del sistema IT
di Lorenzo Mari |
08 giugno 2011
Sono ormai 5 giorni che il gruppo
Poste Italiane non riesce a far fronte alle richieste dei consumatori che, a ragione, non sentono giustificazioni per un disservizio che ha portato disagi d'ogni tipo.
Oggi, forse, sembra che il problema sia stato risolto. Ma, è chiaro che il tempo perso ha anch’esso un valore e non può essere misurato da un’eventuale mora in cui il contribuente dovesse incorrere per il pagamento di una bolletta.
I manager di Poste Italiane sanno bene che chi lavora misura in ore uomo il proprio tempo. E chi è obbligato da un sistema poco avanzato a fare una raccomandata, visto che ancora il tanto conclamato sistema di Posta Elettronica Certificata è utilizzato solo da una minoranza delle Amministrazioni Pubbliche, difficilmente riesce a quantificare quale sia la perdita di cinque giorni trascorsi negli uffici a bussare contro porte che non si aprono.
Secondo le Poste il vero responsabile di questo problema sarebbe il gestore IT, dunque nella fattispecie IBM e HP. L’AD del gruppo, Sarmi, non nasconde la propria intenzione di citare per danni i due giganti dell’informatica.
Ma la domanda tecnica da porre è a questo punto: il consumatore su chi si rivale?
La risposta è scontata: sulle Poste. Ed è normale che sia così perché il consumatore paga un servizio profumatamente e in ragione dello stesso servizio ha bisogno di avere delle tutele: un black-out di 5 giorni non è giustificabile in alcun modo.
In merito ai risarcimenti la posizione del gruppo è abbastanza equivoca, per il momento: “
Risarcire i consumatori? Abbiamo anticipato a giovedì il tavolo di conciliazione con le associazioni già programmato per luglio, ora valuteremo caso per caso, di certo non avranno senso risarcimenti a pioggia, ma da parte nostra c’è comunque la disponibilità al dialogo”.
Interrogato poi dal Sole24Ore rispetto alle cause di ciò che ha mandato in panne il sistema informatico delle Poste, ha risposto che “
Non si è trattato di un problema di un aggiornamento software – ipotesi che si era ventilata nelle ultime ore –
o comunque non solo, quanto di un guasto al sistema operativo del mainframe, il nostro computer centrale il cosiddetto VTam che gestisce tutte le 60mila postazioni della rete di Poste”, tale rottura avrebbe poi generato una serie di criticità nel database di IBM che ha il compito di “dialogare” con i network.
In base a tali dati il gruppo Poste ha deciso, come accennato in apertura, di citare per danni IBM: “
le difficoltà arrecate ai consumatori sono oggettive, ma da parte nostra chiederemo i danni ad IBM anche se in queste ore stiamo veramente lavorando gomito a gomito con i loro tecnici venuti dagli StatiUnniti. Le dico solo che ho passato la notte a parlare con Erich Clementi Senior Vicepresident della stessa IBM che ha messo in campi competenze e risorse a livello, ora però la nostra urgenza è far ritornare il sistema al top”.
D’altra parte Sarmi non manca di sottolineare come, di fatto, il sistema non sia stato in totale blackout e abbia piuttosto funzionato a singhiozzo garantendo comunque l’espletamento di numerose pratiche: "
Il nostro sistema di gestione in tempo reale dei processi ha permesso comunque di limitare i danni perché l’alternativa sarebbe stata quella di un blocco totale. Questa notte ci sarà un altro passaggio importante, la ridefinizione di alcuni parametri di indirizzo e dimensione del database".
E le istituzioni? Un’osservazione, che poi ci si era affrettati a definire di carattere personale, era stata data proprio ieri in merito da parte di Magri, Commissario dell’Agcom, che aveva parlato di “Disservizio incredibile”.
Derubricata da “dichiarazione” a pura e semplice opinione, considerata la non competenza dell’Agcom in merito, l’osservazione era passata in secondo piano nel dibattito pubblico.
Quella che invece sembra avere più importanza è la dichiarazione fatta - pare - dal capo dell’Antitrust Catricalà che si è riferito alla cosa come “un incidente grave ma non volontario quindi per ora escludiamo di interferire”, cioè qualcosa come il bonario “non lo hanno fatto apposta!” che le mamme direbbero ai propri bimbi per giustificare gli amichetti distruttori di giocattoli. Ma il lavoro è qualcosa di diverso...
E infatti proprio in forza di questa diversità ad alzare la voce prima di tutti questa mattina è la Segretaria nazionale della SLC CGIL Barbara Apuzzo “Il perdurare della pesante crisi in centinaia di uffici postali impone di sottolineare quanto grave e superficiale sia stato il comportamento di Poste Italiane nei confronti della propria clientela e dei lavoratori”.