La proposta italiana per mitigare gli effetti di Basilea 3 per le PMI sarà presentata in Commissione a giorni
di Lorenzo Mari |
23 giugno 2011
L’imminente entrata in vigore di Basilea 3 e dei severi criteri di erogazione dei finanziamenti che tale sistema implica ha portato Confindustria, Abi, Rete Imprese Italia e Alleanza per le Cooperative a presentare a breve una proposta che tuteli le piccole e medie imprese per l’accesso al credito. La proposta di adeguamento del testo presenta alcuni correttivi che hanno il merito di fare fronte ad uno dei maggiori problemi che le PMI incontrano in questo periodo di difficoltà economico-sociale.
Il focus dell’intervento si riferisce all'innalzamento del requisito patrimoniale minimo degli istituti di credito, parametro che è stato portato dall'8% al 10,5%, e che naturalmente è legato all’aumento del costo medio dei finanziamenti alle imprese e dunque con tutta probabilità porterà ad una stretta sui prestiti.
Con la proposta italiana si tenterà di introdurre un fattore moltiplicativo da applicare nel calcolo delle RWA delle banche. Si tratta di quello che nella proposta viene definito come "Pmi supporting factor" e funziona come quoziente di ponderazione che lega l’RWA alla dimensione aziendale. Si tratta, in breve, di un dispositivo semplice e “facilmente integrabile nelle regole” perché non va a danneggiare le imprese di dimensioni maggiori e non implica alcun passo indietro verso Basilea2 (la migliore qualità del capitale bancario viene difatti mantenuta).
Naturalmente il fatto che la proposta sia squisitamente italiana, non implica in alcun modo che siano solo le piccole imprese italiane a beneficiare dell’eventuale adattamento, tutte le imprese dell’Unione riconducibili alla definizione di PMI per come definite dall’UE stessa sarebbero sottoposte a questa disciplina.
La proposta italiana sarà presentata nei prossimi giorni al Commissario Europeo al mercato interno, Michel Barnier, ma da quanto trapela il tema sembra avere riscontrato un’approvazione di massima degli uffici della Commissione che hanno ritenuto che quella italiana fosse una proposta costruttiva e da esaminare.
Appare abbastanza strana e da approfondire la ragione per la quale invece la Banca d’Italia abbia giudicato in maniera non troppo entusiasta la proposta, sebbene abbia sottolineato una generale apertura al dialogo. Il direttore centrale responsabile della Vigilanza, Stefano Mieli ha sottolineato come l'inasprimento delle regole si concentra in particolar modo sulle banche impegnate nella finanza innovativa e nei derivati, peraltro il loro impatto quantitativo, secondo quanto dimostrato dalle valutazioni effettuate dallo stesso istituto, comporteranno notevoli benefici, ben superiori ai costi di adeguamento del capitale.