ReMedia, il consorzio di produttori che fa parte delSistema Collettivo italiano no-profit per la gestione dei rifiuti elettrici ed elettronici (Raee) e che raccoglie e "tratta" prodotti di elettronica di consumo, Ict e piccoli elettrodomestici ed elettroutensili, ha portato avanti una ricerca che analizza quanto gli italiani siano in grado di riciclare degli elettrodomestici che con una sempre maggiore frequenza alloggiano nelle loro abitazioni.
Il risutlato è che siamo agli ultimi posti in Europa. In sintesi, 1 italiano su 2 ha acquistato negli ultimi 12 mesi almeno uno dei Paed - cd, dvd, scope elettriche, cellulari, pc, elettroutensili e frullini- e solo 1 su 3 ne ha smaltito almeno 1 in maniera corretta, mentre gli altri, a meno che non li tengano ancora in casa, non si sa che tipo di fine abbiano fatto fare ai loro dispositivi.
La ricerca è stata condotta su un totale di 700 interviste domiciliari a 700 italiani rappresentativi della popolazione per parametri territoriali, anagrafici e socio-culturali. Dallo studio si configura una profonda spaccatura tra il Nord e Sud. Mentre al Settentrione di fatto il dato è piuttosto vicino a quello della media europea, Centro e Sud manifestano una situazione decisamente negativa.
Parte integrante del problema è naturalmente il tema delle discariche irregolari, molto più diffuse a Centro e Sud del Paese e destinazione preferita di chi si libera in modo scorretto di tali rifiuti hi-tech. Da quanto risulta dall’analisi, dei 19 milioni di acquirenti che hanno deciso di disfarsi di un apparecchio, solo 8,5 - il 42% del totale - lo ha fatto portandolo nella piazzola ecologica comunale oppure consegnandolo al rivenditore, scelta, quest'ultima che peraltro non comporta nessuna spesa e che tuttavia è praticata da una misura minima della popolazione.
Soltanto poco più della metà degli intervistati sa difatti che il rivenditore deve obbligatoriamente ritirare al momento dell'acquisto di un nuovo Paed quello vecchio in maniera gratuita, come stabilito dalla normativa europea. Molto spesso nell'incertezza, il Paed (nel 66% dei casi prodotti Ict e di elettronica di consumo) o viene tenuto in casa in attesa di trovare la soluzione corretta o viene gettato nella pattumiera con gli altri rifiuti indifferenziati.
ReMedia sottolinea che se si riuscisse ad informare gli italiani in maniera più efficace, si avrebbe anche un vantaggio economico da tale scelta, perché poter raccogliere e riciclare il 100% dei vecchi apparecchi smaltiti dagli italiani significa ottenere maggiori benefici ambientali e anche occupazionali. Per un Paese come l'Italia che dipende dall'estero per l’approvvigionamento delle materie prime, i materiali risultanti da una filiera Raee altamente operativa sono di grande utilità, basti pensare che i rappresentanti di 15 industrie hanno dichiarato che tutto ciò che deriva dalla filiera Raee viene riutilizzato.
Volete dei dati quantitativi? Su un totale di 37mila tonnellate di rifiuti Paed sono state ricavate ben 34mila tonnellate di materiale con una resa del riutilizzo del 92% (un record assoluto per il riciclo) e con un valore complessivo di circa 23,6 milioni di euro solo per il 2010.





