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E dopo il nucleare? Il carbone!

Dopo il referendum che ha posto la parola fine al nucleare in Italia, si studiano nuove vie per soddisfare un bisogno di energia che sta diventanto sempre più opprimente per i cittadini italiani
di Andrea Chirichelli | 08 luglio 2011
Che l'Italia sia messa male quanto a costi dell'energia, è una dato tristemente noto. Secondo i dati resi noti dall'autorità per l'energia la produzione di energia primaria è aumentata del 9,2% rispetto al valore massimo degli ultimi sei anni, grazie soprattutto al forte incremento nella produzione di fonti rinnovabili e di petrolio (rispettivamente 2,0 e 0,6 milioni di tep), mentre il rialzo nella produzione di gas è stato molto più contenuto (0,2 milioni).

Le importazioni sono cresciute complessivamente del 4,9%, soprattutto quelle del gas (5,0 milioni di tep), seguite dalle importazioni di petrolio e di carbone (rispettivamente 2,6 e 1,2 milioni di tep), nonché di piccoli quantitativi di biomasse (0,2 milioni di tep). Sono invece alquanto diminuite le importazioni di energia elettrica (–0,3 milioni di tep). Le esportazioni, dominate come sempre dai derivati del petrolio, sono aumentate di 2,6 milioni di tep. Sono invece leggermente calate le esportazioni di energia elettrica, ma meno delle importazioni, così che l’import netto è sceso di circa 0,2 milioni di tep.

Achiviato il nucleare cosa resta? Le rinnovabili, ovviamente, ma non bastano. il Belpaese si è posizionato al quarto posto, dietro Cina, Germania e Stati Uniti, per la capacità di attrarre investimenti nel settore delle rinnovabili, avanzando di ben quattro posizioni solo nell’ultimo anno, con una crescita del 124%. Gli investimenti, infatti, ammontano a 10,45 miliardi di euro nel settore delle rinnovabili, quasi totalmente afferenti al solare – 6,47 miliardi di euro – ed eolico – 3,38 miliardi.

Nel 2010 grazie all’investimento di 243 miliardi di dollari, sono stati prodotti, a livello mondiale, 40 gigawatt eolici e 17 solari aggiuntivi, portando l’ammontare totale di energia pulita generata a 388 GW, di cui 16,7 GW in Italia. Il settore eolico si conferma il favorito dagli investimenti privati nei Paesi del G-20, con una percentuale del 48%, mentre il solare segue con il 34%.

Resta poi il buon vecchio carbone, magari quello “pulito” e il gas non convenzionale («shale gas») ovvero il gas naturale ricavato da particolari rocce sedimentarie, perlopiù a base di argilla, che si sono formate in centinaia di milioni di anni in aree del pianeta coperte da acqua superficiale. Le rocce hanno imprigionato il gas e, fratturandole, si può estrarlo.

All’apparenza, lo shale gas sembra destinato ad avere un ruolo importante nel mix energetico dell'Ue – Il gas naturale è il più ecologico dei combustibili fossili ed è compatibile con l'agenda di Bruxelles per le energie rinnovabili.  Che alla fine sia questa la via d'uscita per risolvere il problema del fabbisogno energetico?


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