Le dogane UE hanno bloccato nel 2010 il doppio dei prodotti del 2009, la Cina primo paese esportatore
Redazione PMI-dome |
18 luglio 2011
Sono stati 103milioni nel 2010 i beni sequestrati dalle autorità doganali dall’UE perché sospettati di violare i diritti di proprietà intellettuale.
L’incremento è stato davvero significativo, perché a guardare i dati ci si rende conto che il numero di spedizioni bloccate è quasi raddoppiato rispetto all'anno precedente, passando da 43.500 nel 2009 a quasi 80.000 nel 2010.
Le statistiche relative a tipo, origine e modalità di trasporto delle merci sospettate di illegalità sono state presentate dalla relazione curata dalla Commissione europea, di cui si può leggere l’intero testo
qui.
Per la prima volta quest’anno la relazione si concentra anche sul valore dei beni bloccati. Da quest’analisi appare abbastanza chiaro che il materiale bloccato generi un giro d'affari di ben 1miliardo di euro.
Nello scorso anno il controllo ha intercettato principalmente sigarette, il cui ammontare totale di beni corrisponde al 34% drell’intero importo, seguono le forniture per ufficio (9%), altri prodotti del tabacco (8%), ma anche etichette, targhette ed emblemi (8%), e articoli di abbigliamento (al 7%) così come giocattoli (anch’essi corrispondenti al 7%).
Andando ad analizzare poi la tipologia di bene, si può verificare come il 14,5% di tutti gli articoli bloccati fossero prodotti di utilità quotidiana e in particolare di uso domestico ad esempio shampoo, saponi, medicine o ancora apparecchi e piccoli elettrodomestici che non mancano nelle case di ciascuno di noi, (dagli asciugacapelli, ai rasoi, alle componenti per computer), il valore di quest’ultimo dato è particolarmente rilevante se si pensa a quali effetti potrebbero avere tali prodotti sui consumatori qualora fossero alterati, difettosi, o semplicemente spacciati per prodotti di alta qualità ma di fatto prodotti di gamma scadente.
Rispetto ai Paesi di provenienza come c’era da attendersi è la Cina ha continuato ad essere il principale. L'85% degli articoli non in regola proveniva difatti da quell’area, mentre dalla Turchia, dalla Tailandia, da Hong Kong o dall’India proveniva la maggioranza di alcune categorie specifiche di prodotti (rispettivamente gli alimentari, le bibite non alcoliche, le schede di memoria e le medicine).
"Che fine fanno tali prodotti? "vi chiederete.
La risposta è presto data: la quasi totalità dei prodotti illegali viene distrutta o diventa oggetto di un procedimento giudiziario volto ad accertare la violazione.