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Il Fondo Monetario chiede più integrazione all’UE

Le misure finanziarie non bastano: è necessario un approccio federale
di Lorenzo Mari
Il Fondo Monetario Internazionale non nasconde la sua preoccupazione rispetto alle tensioni sul debito sovrano, giudicate dall’Istituto “un fattore chiave di rischio con possibili ampi effetti regionali e globali”. Questa la valutazione è contenuta nel rapporto sulle politiche dell'Eurozona pubblicato oggi.

Nel documento il Fmi non manca di sottolineare come gli attori dei mercati non siano convinti che una soluzione sostenibile sia alle porte, dunque esprime la propria preoccupazione e esorta i Governi ad una presa di posizione efficace che migliori la fiducia dei mercati.

Il Fondo, come si ricorderà ha recentemente promosso i passi condotti per il risanamento dei conti pubblici dall'Italia, ma ha sottolineato allo stesso tempo come "ritardi nella soluzione della crisi potrebbero essere costosi per l'Euro e l'economia globale”. Ecco dunque che la parola per l’evoluzione della situazione non può che passare al vertice in programma per il prossimo giovedì, vertice durante il quale si sperava che arrivassero anche maggiori delucidazioni rispetto alle procedure di salvataggio della Grecia.

I pù attenti osservatori, intanto, hanno compreso che tali prese di posizione rispetto alla situazione greca potrebbero tardare ad arrivare: stando a quanto ha espresso ultimamente la Merkel rispetto al fatto che non é detto che da un gesto eclatante si ottenga un miglioramento della situazione dei mercati (“Non sarà un grande passo o una soluzione spettacolare che risolverà tutti i problemi”), è facile che su tale tema il vertice continui difatti a non dare risposte. 

Il Fondo è intanto si è espresso molto chiaramente in merito e chiede all’Europa una maggiore integrazione: per fronteggiare le crisi, governare l'economia e dare risposte convincenti l'Eurozona dovrebbe scegliere un approccio “più federale”, un approccio che se applicato in precedenza “avrebbe probabilmente limitato il contagio nell'area dei problemi di alcuni stati accelerando la loro soluzione e rafforzando la coerenza politica” delle decisioni. La prevalenza di una autorità europea rispetto a istituzioni nazionali richiede dunque un cambiamento di mentalità. Un piccolo passo in avanti nel processo di Unione e in particolare nella cooperazione rinforzata dell'unione monetaria. Ma è necessario un passo politico, più che dichiarativo. 

La stoccata finale che si spera dia l’impulso definitivo al vertice viene dall’affermazione chiara e perentoria dell’Fmi: le attuali proposte non sarebbero sufficienti a sostenere l'integrità dell’euro e con essa dell'Unione monetaria stessa.

Per uscire dall’empasse il fondo crede nella potenzialità degli Eurobond, titoli che avrebbero il vantaggio di ridurre il costo del debito di molti stati attraverso una dimensione del mercato più ampia, una maggiore profondità e liquidità e una più ampia diversificazione. Una tale scelta, non manca di sottolineare il fondo, piazzerebbe il mercato degli Eurobond dell'Eurozona alla pari con quello dei T-bond americani “rafforzando l'euro quale una fra le maggiori valute di riserva”. Costi minori per il debito, maggiori attrazioni e per il mercato. 
Sic et Sempliciter. Speriamo si possa decidere in questa direzione. Normalmente la maggiore condivisione ha portato l’Europa a passi in avanti anche più importanti del previsto. Che dalla crisi non possa nascere un nuovo germe di crescita?

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