In ritardo sui servizi di telefonia ed Internet rispetto ai tempi previsti dall’Agenda digitale
di Lorenzo Mari |
21 luglio 2011
In un Paese in cui gli ultimi anni hanno visto una prepotente campagna di sensibilizzazione e promozione rispetto alla digitalizzazione progressiva dei servizi pubblici e al miglioramento della qualità delle reti di telecomunicazione, suona piuttosto strano che l’Europa apra una procedura di infrazione per il fatto che non siano stati rispettati i tempi previsti dall’Agenda Digitale. Eppure è così e ad onor del vero il problema non risiede quanto nella rete quanto nel mercato.
La Commissione europea ha avviato una procedura di infrazione nei confronti dell'Italia perché non il nostro Paese ha ancora applicato le norme sulle telecomunicazioni imposte da Bruxelles, tra cui figurano nuovi diritti relativi alla telefonia fissa, mobile e agli accessi internet. Come è noto la procedura di infrazione è il primo provvedimento sanzionatorio effettivo, applicato direttamente dalla Commissione nella sua qualità di “guardiana dei trattati” quando una norma di diritto primario o derivato (cioè dei trattati o delle direttive e dei regolamenti emanati dall’Ue) viene violata o – il che ha lo stesso valore – non viene rispettata nei tempi o nelle modalità di esecuzione.
Quest’ultimo caso è quello che riguarda la vicenda italiana con la digitalizzazione.
Due tra le regole previste per l’ entrata in vigore il 25 maggio scorso, data stabilita dal Parlamento europeo e dal Consiglio dei ministri del l'Unione europea, sono quella relativa al diritto dei consumatori (dunque sia cittadini sia imprese) a cambiare operatore di telecomunicazioni in un solo giorno senza cambiare numero di telefono e il diritto a una maggiore chiarezza riguardo ai servizi proposti e una migliore tutela dei dati personali in linea.
Secondo la nuova normativa prevista dall’UE i contratti iniziali di abbonamento che l'utente sottoscrive dovranno avere una durata massima di 24 mesi. Nei contratti devono essere specificati i livelli minimi di qualità del servizio e per gli utenti internet devono essere indicati gli eventuali blocchi nell'accesso a servizi VoIP ed elencate informazioni sulla velocità di connessione disponibile, includere dettagli di rimborsi offerti nel caso in cui non sia rispettato quanto sottoscritto.
“Se i diritti dei consumatori tutelati dalle nuove norme non saranno attuati nella pratica – aveva preannunciato Neelie Kroes, Commissario europeo per l'Agenda Digitale europea – adotterò i provvedimenti necessari nei confronti degli Stati e degli operatori per porvi rimedio”. Detto, fatto.
Vero è che siamo in ottima compagnia. Assieme all'Italia hanno difatti ricevuto la lettera di messa in mora con cui la Commissione europea chiede informazioni (si tratta del principio della fase contenziosa della procedura di infrazione), ben 19 Paesi membri dell'Unione europea. Dei 27 Stati Membri hanno dato piena attuazione alla nuova normativa soltanto Danimarca, Estonia, Finlandia, Irlanda, Malta, Svezia e Regno Unito.