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PMI Dome

L’innovazione frenata

La difficoltà delle PMI italiane di ottenere i pagamenti per i progetti innovativi rischia di spingere nel baratro un intero sistema economico
di Lorenzo Mari | 28 luglio 2011
Il ritardo dei pagamenti del programma Industria 2015 rischia di mettere in ginocchio le aziende ed i consorzi innovatori che sui progetti finanziati da tali fondi basano la loro stessa ragione d’esistenza. Si tratta di un problema che risale già al 2007 e che non è mai abbastanza portato all’onore delle cronache. 

Dopo l'allarme di quasi 150 tra aziende, università e centri di ricerca, il ministero dello Sviluppo economico ha assicurato che il dossier è all'attenzione degli uffici. Gli ultimi dati del ministero riportano 49 progetti approvati e un totale di stanziamento pari a 267 milioni di euro, con uno stato di avanzamento di 38 milioni. A seguito di un periodo di assenza di incentivi e la nuova direzione intrapresa dal Governo dovrebbe ora portare a ulteriori 24 decreti per un totale di 82 milioni di stanziamento, una cifra che corrisponde al 31% dei progetti e al 41% del valore delle risorse. Qualora le imprese dovessero riuscire a completare l’iter documentale entro il prossimo settembre, alla fine di ottobre potrà essere decretata l’approvazione di un ulteriore 50% dei progetti, per un valore pari al 46% del totale, nel complesso, dunque, si arriverebbe all’81% dei progetti e all’87% delle risorse impiegate. 

Il parere delle aziende che hanno sollecitato il ministro Romani è naturalmente positivo. Tuttavia, solo per uno dei due problemi che si stanno trascinando nel tempo, ovvero il processo di assegnazione dei fondi. Ma il problema principale non risiede tanto nei decreti di concessione, quanto nell’erogazione da riconoscere a stati di avanzamento lavoro per chi invece è già "in ballo". I fondi erogati sono 38 milioni su 660. Il totale degli investimenti previsti a fronte del programma arriva ai 2,7 miliardi di euro. 

Come giustamente fa sottolineare il Sole24Ore, il risultato “è un esercito di innovatori che si è fermato aspettando i finanziamenti oppure, nella migliore delle ipotesi, prosegue il lavoro di ricerca anticipando spese che spera di recuperare al più presto”. 

Se si vuole entrare ancora più nel dettaglio e comprendere a cosa corrisponda tale “esercito” a cui abbiamo accennato, basta dare uno sguardo a queste materie di ricerca innovativa: 
  • tessuti integrati con nanosensori per migliorare la sicurezza sul lavoro;
  • nuove tecnologie di essiccazione per la pasta;
  • tessuti basati su plasma atmosferico per abbattere i costi di produzione;
  • lastre sottili per la posa di ceramica con minor assorbimento di energia; 
  • programma nutrizionale mirato alla salute degli over 50;
  • sistemi di infomobilità ecocompatibili, sistema di diagnosi su fratture scomposte;
  • tecnologia solare termodinamica a concentrazione;
Naturalmente stiamo citando solo alcuni dei campi coinvolti...

Ora, se si è d’accordo sul fatto che non ci sia altro metodo per la crescita fuorché l’innovazione, si dovrebbe comprendere che le piccole e medie imprese, soprattutto quelle che traggono da tale processo innovativo un po' di respiro, non possono rimanere schiacciate da un sistema incapace di far fronte nei tempi previsti agli impegni di spesa presi in forza della presenza di fondi europei. 

Il Presidente e Amministratore Delegato di Organic Spintronics riassume così quanto fin qui riportato: “L'Italia ha bisogno di più tecnologia per uscire dalla crisi economica”. Sì, perché la concorrenza che le nostre imprese subiscono proviene da Paesi in grado di gestire l’innovazione con incredibile velocità ed efficienza. Il nostro sistema economico creato e alimentato dalle PMI innovative, non può soggiacere alla concorrenza per cause che non dipendono dalle capacità creative, quanto piuttosto dall’assenza di credito. 

Spin off del CNR e capofila del progetto "Flexsolar" entrato nella graduatoria su Efficienza energetica con un contributo concedibile di circa 6 milioni di euro, Organic Spintronics, è solo uno dei casi che si possono raccontare nell'universo Industria 2015, complesso programma per il quale sono stati approvati 232 progetti, a favore di 1.754 imprese e 500 organismi di ricerca.

Per restare all’esempio qui riportato il progetto Flexsolar si basa sulla produzione di film sottili per il fotovoltaico ed ha un ampio partenariato composto da: Siena Solar Nanotech, Advanced technology solutions, Miwt, Kme, Cnr, Technion (Università israeliana di Haifa). All’interno di questo vasto consorzio solamente due aziende sono riuscite a ottenere gli anticipi (non si dimentichi che l’ottenimento del credito o della fidejussione sono i punti dolenti dei progetti di finanziamento) le altre sono ancora in affanno. “Ad aprile – spiega Taliani – abbiamo presentato al ministero la documentazione per la variazione di alcune fasi del progetto, ma non abbiamo ancora ricevuto l'approvazione”.

Riassumendo: il Governo lamenta che con una parte delle aziende beneficiarie non si sia riusciti ad ottenere la documentazione necessaria all’erogazione dei fondi; parte delle aziende lamentano, invece, che il sistema di richiesta del contributo sia molto complicato e non supportato dal sistema creditizio (si provi a richiedere oggi una fidejussione anche solo per 10mila euro essendo una micro impresa e ci si renderà conto che la pratica viene espletata anche dagli istituti assicurativi con tempi molto lunghi). 

Dallo scorso novembre il Ministero dello Sviluppo ha adottato misure di semplificazione in merito sia alle variazioni progettuali sia al modello di fideiussione necessaria per ottenere anticipi. Dal prossimo settembre, invece, sarà disponibile sul portale del ministero l'avanzamento delle procedure. “Siamo comunque pronti a recepire ulteriori suggerimenti” sottolineano dal ministero.

A questo punto, l’ultimo passaggio che rimane da fare è chiedersi cosa dovesse succedere qualora i fondi restino inattivi: il rischio in cui si incombe è la perenzione amministrativa, una tagliola che minaccia non solo i fondi per l'innovazione ma anche quelli rientranti in altri meccanismi, come ad esempio quelli previsti dalla legge 488. Dalla manovra Finanziaria del 2008, il termine della perenzione è stato ridotto da 7 a 3 anni, dunque già alla fine del 2011 che i fondi relativi ai bandi "Mobilità sostenibile" ed "Efficienza energetica" debbano essere sottoposti a iter più complessi e tempi notevolmente più lunghi di quanto non siano già oggi.

C’è da sperare che, come spesso accade nel nostro Paese, anche in questo caso della necessità si faccia virtù e si riesca a sbloccare entro fine anno l’amontare previsto per supportare un sistema innovativo che – forse è utile ricordarlo – oltre ad essere uno dei principali motori dell’intera economia italiana, è anche generatore di un numero di posti di lavoro molto elevato, posti che sono tipicamente legati all’uscita dalle università e alle expertise possedute dai giovani di questi anni. 

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