Redazione PMI-dome |
06 settembre 2011

L’Osservatorio della School of Management del Politecnico di Milano ha diffuso i dati relativi all’utilizzo della faturazione elettronica. E’ emerso che ne fa uso ormai circa un'impresa su due tra quelle medio grandi (con più di 250 dipendenti) e circa una su sette tra le medio piccole (tra 10 e 250 dipendenti). La fatturazione eletronica dovrebbe essere obbligatoria per i rapporti con la Pa secondo un decreto (Finanziaria 2008) che da qualche tempo è privo di firma e quindi mai applicato realmente. Secondo le sitme dell'Abi la piena diffusione della fattura elettronica dovrebbe far risparmiare al Paese tra 10 e 60 miliardi di euro l’anno, pari a una quota di Pil tra l’1% e il 4%; solo la Pubblica Amministrazione risparmierebbe circa 3 miliardi di euro l’anno ma ad oggi sembra non voler decollare.
Nel concreto a digitalizzare parti del ciclo dell’ordine sono solo 60mila imprese e nettamente inferiore è il numero di quanti ricorrono alla fatturazione elettronica come previsto dal testo di legge. Stando ad una recente indagine condotta da Ricoh nel 2010 solo il 10% del totale delle fatture emesse in Europa (circa 30 miliardi di documenti) è stato creato e inviato in formato elettronico.
Relativamente al decreto che ancora non è entrato in vigore, Alessandro Perego, responsabile scientifico dell'Osservatorio fatturazione elettronica e dematerializzazione del Politecnico di Milano, sembra essere ottimista: «Quando il decreto attuativo entrerà in vigore è ipotizzabile un effetto domino anche sulle aziende private. Rimane comunque una svolta e un cambiamento più organizzativo e culturale che non di ordine tecnologico perché si toccano più funzioni aziendali, dagli acquisti alla logistica, passando naturalmente per i sistemi informativi. L'adozione di soluzioni di conservazione sostitutiva è «un fenomeno in sviluppo, indipendente dalla normativa. È il primo step del processo di dematerializzazione, facile da implementare, ed è il frutto di una precisa svolta gestionale dell'azienda» - e aggiunge - «Rispetto al 2004 si è fatta parecchia strada e oggi sono attive circa 7-8mila imprese».
Se gli strumenti tecnologici per favorire la dematerializzazione o gestione digitalizzata del ciclo dell’ordine non mancano è responsabilità di soggetti ben definiti a dover “spingere” per la sua adozione. Tra questi troviamo la Pa ma anche commercialisti, associazioni d'impresa e della filiera logistica e produttiva, e le grandi imprese che possono stimolare i fornitori. Con il coinvolgimento di questa schiera di elementi è auspicabile un risparmio e una maggiore efficienza per le Pmi concretizzabile in tempi brevi.