Redazione PMI-dome |
12 settembre 2011

Che il nostro sistema scolastico negli ultimi anni sia stato colpito da sismi strutturali, scandali e per di più colpito dall’acetta dei tagli è cosa risaputa e innegabile. E’ anche vero però che l’Italia ha saputo comunque mantenere alto il suo buon nome in campo di formazione anche all’estero grazie a realtà di prestigio che nulla hanno da invidiare ad atenei ben più famosi oltralpe. Ma la qualità (o scarsa qualità a seconda delle realtà) è solo percepita o si può concretizzare attraverso dati statistici? E’ questo il dibattito scatenato in seguito alla pubblicazione di una recente classifica delle migliori università elaborata da QS, società di consulenza internazionale che ha in parte premiato uno dei nostri fiori all’occhiello, l’Università di Bologna classificatasi 183esima a livello mondiale e prima in Italia.
Il metodo statistico utilizzato sottolinea alcuni problemi gravi che affliggono il nostro sistema universitario. Viene ad esempio misurata l’internazionalizzazione contando il numero di professori e alunni stranieri presenti e l’Italia non è di certo “avanti” da questo punto di vista. Il 40% della valutazione arriva invece da sondaggi somministrati a studiosi di ciascuna istituzione abbonati a riviste scientifiche ai quali viene dato il compito di stilare una “reputazione accademica” per le prime 10 università del proprio Paese considerando l'attività di ricerca nei campi di specifica competenza. Sono state raccolte 30mila risposte: a volte la valutazione avviene su non più di 27 questionari (ciò accade per più della metà dei Paesi) restituendo dati non veritieri e viziati. Altro 10% della valutazione viene affidato ai datori di lavoro che sono chiamati a misurare la qualità della preparazione dei lavoratori ex studenti. Altro 20% arriva dal numero di citazioni che come sappiamo giungono spesso da riviste tecniche che penalizzano le scienze umane e che premiano solitamente le grandi università conosciute nel mondo lasciando nell’ombra i piccoli atenei.
Visti i lati in ombra di questa indagine che evidenzia una metodologia alquanto discutibile è bene non lasciarsi ingannare da una classifica poco utile che può minare la reputazione di un’ istituzione universitaria se non di un intero Paese e dare la giusta importanza invece al vero impegno e opportunità di ricerca offerto, per questo ci si può affidare all’ Anvur - Agenzia di Valutazione del Sistema Universitario e della Ricerca che a breve dovrebbe diffondere i nuovi dati (questi sì elaborati con una metodologia comprovabile).