di Mirko Zago |
14 settembre 2011

Il nostro Paese stanco di vedersi sottrarre business a causa dell’ingerenza di mercati aggressivi emergenti come quelli dei Paesi del Bric (Brasile, Russia, India, Cina) sta tentando la via del rilancio dei prodotti di qualità.
Il “made in Italy” sinonimo di eleganza nella modo, ricercatezza di materiali e cura nella produzione sta cercando l’internazionalizzazione ora come non mai. Dalle sue esportazioni e dalla possibilità di imporre il marchio nazionale all’estero ne andrà la salvezza del comparto industriale della nostra bandiera.
Gli emergenti con la loro concorrenza ci stando un gran filo da torcere. Secondo i recenti studi di Confindustria nella classifica dei Paesi più industrializzati se prima (2007) eravamo quinti ora siamo retrocessi in settima posizione. Abbiamo subito in un triennio un calo sostanziale della produzione che a livello mondiale è passata da un valore stimato del 4,5 al 3,4% (17% di calo di produzione). India e Corea ci precedono e alle calcagna abbiamo ormai il Brasile che può godere di materie prime a basso costo e dazi doganali di difesa sull’import.
Cleto Sagripanti, presidente Anci (Associazione nazionale calzaturifici italiani) ricalca il tema dei dazi: “Dopo tre anni difficili la situazione è stabile (tendente al bello) e per il prossimo anno da Germania e Russia arrivano segnali di sviluppo. Anche la Cina inizia a essere un mercato importante, ma sentiamo il peso dei dazi sulle nostre merci in ingresso mentre nell'Unione Europea non ne abbiamo” e prosegue “Chiediamo semplicemente la reciprocità delle condizioni. Ipotizzando l'eliminazione di questa tariffa in un anno potremmo vendere altri 100 milioni di calzature. Ora la Cina, leader nella fascia più bassa, e il Brasile, stanno crescendo anche nella fascia media, un segmento che sarebbe importante difendere per salvare le nostre aziende che fanno volumi”.
Per Michele Tronconi, presidente di Sistema moda Italia il 2012 porterà una ventata di sollievo: “
Alle condizioni attuali il settore potrebbe migliorare agganciando l'export con una produzione interna di alto livello” – prosegue chiedendo “
interventi di sostegno alle esportazioni come fanno Francia e Germania che hanno aumentato i loro budget e li spendono meglio”. In Italia attualmente abbiamo risposto con la chiusura dell’Ice, l’Istituto nazionale per il commercio estero, scelta definita “autogol” dallo stesso Tronconi. Se a soffrire sono stati molti settori insutriali, in particolare recentemente quello del food, si punta ora a spingere l'elettrotecnica, l'illuminotecnica, cavi e l'elettromeccanica proprio nei Paesi concorrenti.