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PMI Dome

Cala il potere d'acquisto

Al netto dell'inflazione, nel secondo trimestre del 2011, il potere di acquisto delle famiglie è diminuito dello 0,2% rispetto ai primi tre mesi dell'anno e dello 0,3% rispetto al secondo trimestre del 2010
di Andrea Chirichelli | 29 settembre 2011
Si dirà: ambasciator non porta pena. Tuttavia, negli ultimi mesi l'Istat non ha fatto altro che dare cattive notizie. La crisi, alla quale ci stiamo quasi abituando, continua senza sosta a martellare il ceto medio (oramai nemmeno più tale) e le famiglie, trasformando milioni di benestanti in persone che fanno fatica ad arrivare alla fine del mese.

 In questo scenario quasi apocalittico non stupisce veneire a sapere che scende la propensione al risparmio delle famiglie: nel secondo trimestre è pari all'11,3%, in calo di 0,4 punti percentuali rispetto al trimestre precedente e di 1,2 punti percentuali rispetto al secondo trimestre 2010. L'11,3% è il dato più basso dal primo trimestre 2000 (11,1%).

Le cose vanno un po' meglio per quanto concerne il reddito, se è vero che nel secondo trimestre il reddito disponibile delle famiglie è aumentato dello 0,5% rispetto ai tre mesi precedenti e del 2,3% rispetto al secondo trimestre del 2010. La spesa delle famiglie per consumi finali in valori correnti è aumentata dello 0,9% rispetto al trimestre precedente e del 3,7% rispetto al secondo trimestre del 2010. Il tasso di investimento delle famiglie è stato pari all'8,9%, più basso di 0,1 punti percentuali rispetto al trimestre precedente e invariato rispetto al secondo trimestre del 2010.

Al netto dell'inflazione, il potere di acquisto delle famiglie è invece diminuito dello 0,2% rispetto al trimestre precedente e dello 0,3% rispetto al secondo trimestre del 2010. Il tasso di investimento delle famiglie (definito dal rapporto tra gli investimenti fissi lordi, che comprendono gli acquisti di abitazioni e gli investimenti strumentali delle piccole imprese classificate nel settore, e il reddito disponibile lordo) nel secondo trimestre, aggiunge l'Istat, si è attestato all'8,9%, come nel secondo trimestre del 2010 ed in lieve diminuzione (-0,1 punti percentuali) rispetto al trimestre precedente. Gli investimenti delle famiglie sono, infatti, diminuiti dello 0,4% rispetto al trimestre precedente.

Dove vanno i sudati risparmi delle famiglie italiane? Il mattone e il materasso sono sempre amati : il 31,7%  indirizzerebbe i risparmi in immobili e il 29,5% preferirebbe la liquidità sul conto corrente). Quest’allocazione del risparmio, governata da scopi cautelativi, cioè  difensivi, più che da una strategia attiva di trasferimento temporale di potere  d’acquisto, non è esente da rischi. La potenziale recrudescenza inflazionistica per il  2011, trainata dai rialzi dei corsi delle materie prime energetiche e non energetiche,  potrebbe ridurre il valore reale del risparmio accumulato, cioè della ricchezza  detenuta in forma liquida. Essa, normalmente, frutta modesti rendimenti, che difficilmente coprono la perdita di potere d’acquisto dovuta all’aumento  generalizzato dei prezzi (previsto al 2,7% per l’anno in corso). D'altra parte, chi ha il coraggio di investire in Borsa dopo che questa ha perso il 50% in sei mesi?

Secondo uno studio di Confcommercio La contrazione del risparmio dipende da due importanti cause: la prima, ben nota,  riguarda la stagnazione del reddito disponibile.  Se  si  dispone  di  minori  risorse  si  consumerà meno e si risparmierà meno.  La seconda riguarda l’età media della
popolazione o, meglio, la quantità di risparmio necessaria a soddisfare le esigenze di una popolazione che in aggregato ha  un certo ammontare di futuro incerto da  coprire.  Nel 2000 l’aspettativa di vita media degli  italiani era pari a 40,9 anni per una  popolazione di circa 57 milioni di persone.

Nel 2007, la vita media attesa era di 41,15 anni, con una crescita di sei decimi di punto rispetto al 2000 e una popolazione di oltre 59 milioni. Tra il 2000 e il 2007, momenti per i quali si dispone di dati attendibili, effettivamente il futuro aggregato cresce, così come il risparmio ma questa dimensione demografica non spiega la caduta del risparmio tra il 2009 e il 2010.  La ragione di questa contrazione, purtroppo, è tutta dentro la prolungata riduzione del reddito disponibile delle famiglie consumatrici. Rispetto a dieci o venti anni fa, il Paese avrebbe bisogno di maggiore risparmio e invece le condizioni economiche non lo consentono.

Il risparmio accantonato dalle famiglie italiane ha rappresentato per molti decenni la componente di gran lunga più importante del risparmio nazionale, sia per entità relativa sia per stabilità nel tempo, perciò, la sua tutela che ha rilevanza costituzionale, merita particolare attenzione anche per gli importanti valori morali e di solidarietà sociale insiti nella famiglia: speriamo che se ne accorgano anche ai piani alti...

 


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