Redazione PMI-dome |
30 settembre 2011

Le imprese, ma anche lo stesso ministero dell'Economia stanno avanzando le prime ipotesi che la manovra a favore della defiscalizzazione di Irap e Ires per i capitali privati investiti in infrastrutture possa non essere efficace. Se risulteranno totalmente sostitutive dei contributi pubblici diretti alle stesse opere incentivate, tali defiscalizzazioni infatti non avranno la forza di far decollare il project financing in Italia.
La finanza di progetto è costituita da operazioni di finanziamento a lungo termine, per i quali entrano in gioco una società neocostituita con la funzione di mantenere separati gli assets del progetto da quelli dei promotori. Poche ore fa il decreto Sviluppo è stato presentato dal Governo a Confindustria e Abi ma le perplessità rimangono forti.
L'idea di realizzare un decreto spostando risorse da una parte all'altra senza mettere mani alle casse dello Stato non sembra di facile realizzazione. Critiche sono state le opinioni relative alla lista delle opere che potrebbero godere dell'agevolazioni. Per il ministro Tremonti potrebbero accedervi solo 8 opere autostradali in costruzione e un paio di linee ferroviari (Napoli-Bari e Milano-Padova). Dal canto loro le imprese invece spingono affinchè le agevolazioni riguardassero tutte le opere che per loro natura hanno la forza di attrarre investimenti privati senza distinzioni di settore, tipo o dimensione. Altero Matteoli, ministro delle Infrastrutture ha affermato all'assemblea dell'Ance (Associazione Nazionale Costruttori Edili) che “le defiscalizzazioni saranno estese anche agli interventi del piano città”.
Si tratta però, al momento, solo di parole ma manca nel concreto un accordo scritto con il ministero dell'Economia ed un estensione nel decreto.
L'Ance ha ribadito la necessità di semplificare le procedure di avvio delle opere, che dovrebbero essere applicate a tutte le opere pubbliche e non solo ai grandi lavori “strategici”. Matteoli insiste in un'accelerazione dei tempi del Cipe per dare approvazione dei lavori (si vorrebbe introdurre un tempo massimo di 60 giorni), ma l'approvazione da parte del ministro Tremonti non è così scontata.Nei prossimi giorni sono previste nuove discussione al tavolo delle trattative per elaborare una strategia comune ed eventualmente apportare correttivi.