Stando ai dati diffusi dall’Istat le retribuzioni hanno registrato nell’ultimo anno un incremento del +1,7% nonostante siano attualmente ferme al mese di agosto. Nonstante il trend positivo nell’anno, le retribuzioni non riescono a superare la quota di inflazione, attualmente al 2,8%. Nella media del periodo gennaio-agosto 2011 l'indice è cresciuto dell'1,9% rispetto allo stesso periodo del 2010. Nel mese di agosto la crescita tendenziale è stata del 2% per i dipendenti del settore privato e 0,6% per quelli della pubblica amministrazione. Militari-difesa, forze dell'ordine e attività dei vigili del fuoco sono i settori ad aver riscontrato i maggiori incrementi rispettivamente 3,7%, 3,5% e3,1%. Il Codacons sostiene che se il trend, pur positivo, non riesce a scavalcare l’inflazione è colpa di scelte politiche errate. Sotto inchiesta vi sarebbe il congelamento degli stipendi dei dipendenti pubblici e la mancata rivalutazione delle pensioni sopra i 2.337 euro lordi mensili (mentre chi supera i 90mila euro di guadagno è riuscito a fuggire dalla morsa del contratto di solidearietà ).Dure le critiche mosse dall’associazione dei consumatori verso l’abolizione delle province, manovra che rischia di moltiplicare il numero di “soggetti” creati attraverso l’associazionismo tra comuni. Manca la capacità di guidare il timone nella giusta direzione, con gravi ripercussioni verso il potere di acquisto delle famiglie che di fatto non possono “alimentare l’economia” con gli acquisti. Gli esperti dell’Istat hanno fatto presente che la crescita zero è legata, in particolare, al fatto che nel mese di agosto, non ci sono stati, salvo la firma dell'accordo di rinnovo per i dipendenti delle società e consorzi autostradali, rinnovi contrattuali o la stipula di nuovi contratti, con i relativi adeguamenti salariali. “I contratti collettivi nazionali di lavoro in vigore per la parte economica – spiega l’Istat - corrispondono al 66,9% degli occupati dipendenti e al 61,7% del monte retributivo osservato”.





