La Comunicazione della Commissione Europea denominata “Politica industriale: rafforzare la competitività ” che è stata emanata nei giorni scorsi dalla Commissione Europea la dice lunga rispetto allo stato di tensione che l’intera Unione sta vivendo in questo periodo di crisi prolungata.
Il documento fotografa la realtĂ industriale dei vari Stati membri confrontandone i risultati. La ripresa lenta e fragile della compagine europea, purtroppo, prende le mosse dallo scarso avanzamento delle PMI.
In particolare sembrano pesare particolarmente sulle imprese i costi derivanti dall’aumento dei prezzi delle materie prime così come delle commodities e dell’energia. Il Vice-Presidente della Commissione Tajani, tuttavia non si mostra troppo pessimista, secondo il commissario – responsabile nel collegio, proprio per le politiche industriali – ci sarebbe difatti spazio di manovra per rilanciare il sistema – Europa, posto che si intervenga con un'agenda politica efficace: “L’industria europea è un’industria sana ed è pronta ad affrontare le sfide della concorrenza ha sottolineato difatti Tajani-. Il rallentamento della ripresa dovrebbe però indurci ad attribuire alla competitività e alla crescita una priorità ancora maggiore sull’agenda politica. Abbiamo bisogno di riforme strutturali in grado di sprigionare le potenzialità dei nostri imprenditori, che sono gli attori principali per la ripresa”.
Analizzando i dati contenuti nel documento, appare chiaro tuttavia che potrebbero esserci alcune difficoltà perchè il rilancio del sistema economico del vecchio continente si consumi in tempi stretti: emergono, ad esempio, delle importanti differenze tra gli Stati Membri relativamente al tasso di produttività media del lavoro nel settore manifatturiero: il dato si muove tra il 125% del valore aggiunto lordo per persona occupata in Irlanda a meno del 20% in Bulgaria. Si tratta solo di un esempio, che tuttavia restituisce un’immagine d quanto il panorama europeo sia troppo vario per generalizzare il dato sotto una media che appartiene solo a pochi Paesi dell’UE.
In questo panorama intanto l’Italia viene ritenuta un Paese scarsamente affidabile e questo non fa bene alla nostra economia, naturalmente. Colpevoli dell’incertezza secondo la Commisisone alcuni interventi politici poco coordinati e decisamente frammentari, un carico amministrativo elevato e i ritardi nei pagamenti delle amministrazioni pubbliche.





