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PMI Dome

Sviluppo e PMI: si procede lentamente

Dagli incentivi alle reti d'impresa, il processo decisionale è rallentato dallo stallo politico. Il sistema economico rischia di risentirne
di Lorenzo Mari | 19 ottobre 2011
Sono ormai mesi che si attende una risposta relativa al decreto di sviluppo che dovrebbe facilitare la vita alle PMI italiane e migliorare, di conseguenza, la crescita del sistema-Paese. Si tratta di un intervento più che mai atteso dai piccoli imprenditori come dall’UE che dall'Italia attende conferme di una crescita che stenta a decollare. 

Secondo quanto dichiarava il Ministro Romani al Sole 24 Ore di qualche mese fa, per la precisione a fine anno 2010, quando il dibattito sul Decreto Sviluppo prendeva piede e prima della bufera dei mercati finanziari, allo studio del ministero erano dei provvedimenti volti “a dare una risposta concreta alle esigenze delle Pmi, in primis per quanto riguarda la semplificazione burocratica, l'accesso al credito e la crescita della competitività attraverso la costituzione di reti". E' un fatto, tuttavia, che questo nuovo corso del sistema microimprenditoriale italiano ha subito ritardi notevoli e provvedimenti chiave come lo Statuto delle imprese e la riforma degli incentivi, procedono molto lentamente nel loro percorso di approvazione. 
 
Ecco qualche esempio. La regolamentazione dello statuto delle imprese, presentata nel settembre 2009 dall'onorevole Raffaello Vignali e approvato il 15 marzo scorso alla Camera, arriverà al Senato solo tra qualche giorno e, in ogni caso, depauperato di alcuni importanti tasselli, quali ad esempio la possibilità per le Pmi di compensare i crediti con la pubblica amministrazione. In questa fase di stallo politico inoltre i tempi potrebbero finire per allungarsi ulteriormente. La scorsa settimana, infatti, l'esame in Commissione Industria si è fermato all'articolo 6 del provvedimento e, se dovesse continuare il braccio di ferro dei giorni scorsi, non è escluso che si stoppi il processo di approvazione ancora per qualche mese. Da parte sua l'opposizione ha ultimamente precisato che salvo cambiamenti di una certa importanza nel sistema macro-politico del nostro Paese, non è prevista un'azione di ostruzionismo tout-cour: “siamo fortemente interessati a velocizzare l'approvazione del testo” – ha dichiarato difatti  nei giorni scorsi il Capogruppo del Partito Democratico nella Commissione Industria al Senato, specificando che solo impedimenti di natura tecnica potrebbero rallentare il provvedimento, dunque una crisi di governo o una nuova maggioranza, eventi insomma che rimetterebbero in discussione le politiche di palazzo e dunque anche le priorità legislative relative alla riorganizzazione del Consiglio dei Ministri. 

Resta poi in stand-by anche la riforma degli incentivi, tema chiave dei primi mesi di quest’anno. Il nuovo sistema dovrebbe partire a febbraio 2012, e una gran parte dei provvedimento dovrebbe essere destinato alle PMI che sarebbero destinatarie di almeno il 60% degli incentivi automatici e valutativi: tuttavia anche in questo caso i tempi sono rallentati, la delega al Governo - originariamente contenuta nella legge sviluppo del 2009 - per ridurre e semplificare gli aiuti alle imprese, ha subìto difatti vari rinvii ed è ora confluita nello Statuto per le imprese.

Secondo quanto affermato dal Sole 24 Ore di ieri, sarebbe a rischio anche gran parte della disponibilità del fondo di garanzia per il 2012, che “dai 534 milioni previsti, ne potrebbe perdere 239”. Le fonti del maggiore quotidiano economico nazionale riportano che si starebbero limitando anche le possibilità dell'allargamento dell'operatività dello stesso fondo, allargamento previsto a marzo e relativo alla concessione della garanzia alle piccole imprese dell'indotto di grandi aziende in regime di amministrazione straordinaria. Si tratta di un provvedimento quest’ultimo che interesserebbe circa 15mila imprese, che vantano 700 milioni di euro di credito nei confronti dei grandi gruppi in amministrazione straordinaria.

Dicevamo poi delle reti di impresa. Su questo versante bisogna dire che molto di quanto previsto è stato portato a termine. Il contratto di rete, ha portato alla collaborazione più di 800 imprese che adesso lavorano in squadra. Tuttavia la norma presenta innegabilmente alcuni limiti. Fabrizio Cafaggi – Docente di Diritto privato all’Università di Trento – ha spiegato al Sole 24 Ore che “Dal punto di vista fiscale c'è il problema della non ammissibilità della fatturazione della rete. Sul profilo civilistico, invece, le limitazioni si riferiscono all'incertezza della norma sulla responsabilità patrimoniale oltre il fondo della rete. In sostanza, non è chiaro se le imprese sono tenute a intervenire con il proprio patrimonio nel caso in cui in fondo patrimoniale della rete non sia sufficiente. In più, manca una disciplina specifica sullo scioglimento della rete che definisca gli impegni post-contrattuali. Se, per esempio, un'aggregazione produce conoscenza, allo scioglimento della Rete questa non è tutelata da un diritto di proprietà”.

Dulcis in fundo il tema semplificazione. Lo Sportello Unico Telematico, che sarebbe dovuto essere la chiave per l’eliminazione del documento cartaceo relativo all’inizio di attività delle imprese in realtà è attivo solo in alcuni grandi comuni: due circolari hanno infatti consentito alle amministrazioni che non siano in grado di operare in modalità esclusivamente telematica l'utilizzo della modalità cartacea, senza ulteriori specifiche relativamente all’obbligo dell’amministrazione ad adeguarsi a quanto previsto dal decreto. E’ inutile sottolineare quanto ciò svuoti di senso il provvedimento. 
 
Intanto, tuttavia, dal Ministero si sottolinea quanto i dati della ripresa industriale relativi al mese di agosto possano considerarsi come incoraggianti per la crescita: con riferimento ai dati diramati dall’ISTAT che rilevavano difatti una crescita del settore il Ministro ha ultimamente affermato: "E' un segnale incoraggiante, che dimostra la solidità dell'economia italiana e la vitalità del nostro sistema produttivo […] dopo aver messo in sicurezza i conti pubblici, adesso siamo al lavoro - ha proseguito il ministro - per mettere a punto un pacchetto di misure che serva a rafforzare e sostenere in modo costante la crescita. Il nostro Paese ha ripreso a camminare sulla strada dello sviluppo, ma ora è necessario accelerare. Sono convinto che, con il supporto di tutte le forze produttive, potremo lasciarci alle spalle questa fase difficile".

Tempi politici permettendo, aggiungo io, a ragion veduta... 

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