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PMI Dome

I motori di ricerca dichiarano guerra allo spam....

... ma senza una linea comune. Intervista a Matt Cutts di google.com
di Marco Loguercio | 03 dicembre 2001

Sarà lotta dura allo spam: così, in coro, hanno ribadito i rappresentanti dei principali motori di ricerca nel corso dell’ultimo Search Engine Strategies (www.searchenginestrategies.com) tenutosi a Dallas a metà del mese di novembre, uno degli appuntamenti più importanti per chi si occupa di search engine marketing.

Già, lotta dura; peccato però che manchi ancora una precisa definizione di cosa s’intenda per spam nei motori e che i tre relatori alternatisi sul palco, in rappresentanza dei tre motori che attualmente la fanno da padroni (Google, Inktomi e Fast), abbiano dato risposte simili ("lotta allo spam, per il bene nostro e dei nostri utilizzatori!") ma interpretazioni diverse su cosa esso sia e su come debba essere perseguito.

Ma cos’è lo spam, esattamente? Guai a chiederglielo. "Meglio non dare una definizione precisa, meglio non chiarire dove finisce esattamente il bianco e dove comincia il nero - rispondono alternativamente i tre relatori -, altrimenti ci troveremmo di fronte a gente che cerca di trovare ogni maniera per camminare il più possibile su questa linea di confine, provando ogni giorno a spostarla di qualche centimetro a proprio favore."

Gli occhi di tutti i presenti (diverse centinaia, principalmente da Stati Uniti ed Europa; meno comunque dell’anno scorso sempre qui a Dallas: la paura di volare, complice il terzo aereo precipitato sul quartiere Queens di New York proprio qualche giorno prima della conferenza, ha portato a molte disdette) erano principalmente puntati verso le labbra di Matt Cutts, Software Engineer di Google, motore ritenuto non a torto un punto di riferimento sia come qualità dei risultati sia come politica antispam. "Date a Google contenuti rilevanti per i navigatori, e sarete rilevanti per Google. Lasciate perdere ogni forma di spam, meglio dedicare tempo e denaro a sviluppare contenuti search engine friendly" il riassunto dell’intervento di Cutts.

"Google è attualmente il motore di ricerca puro leader a livello mondiale, grazie ad una politica che fa della qualità e rilevanza delle risposte fornite il proprio cavallo di battaglia - aggiunge poi Cutts -; è naturale che faremo il possibile per salvaguardare i nostri indici da pagine non rilevanti, il cui unico fine è di modificare artificialmente i nostri indici."

Google, che per il proprio ranking si avvale anche di criteri off-the-page (come la link popularity), tra l’altro presto coinvolgerà direttamente anche i navigatori, che potranno votare la validità delle risposte offerte dal motore grazie ad una funzione che sarà presto implementata nella Google Toolbar (http://toolbar.google.com/intl/it/), un plug-in scaricabile da google.com che aiuta l’utente nella navigazione.

"Vogliamo così incentivare il navigatore ad aiutarci in prima persona ad offrirgli un servizio sempre migliore; certo, dovremo studiare bene la cosa: siamo consci che non mancheranno quanti cliccheranno un milione di volte il voto più alto quando il proprio sito compare nelle posizioni di vertice, e cliccheranno il voto più basso quanto in testa ci sarà un competitor."

Questo potrebbe essere il primo passo di Google verso la "personalizzazione" dei risultati, uno step che porterebbe questo motore statunitense ancora un passo avanti alla concorrenza; proprio in quest’ottica, lo scorso settembre, Google aveva acquisito Outride Inc., operativa in questo settore (ma in Google affermano che è ancora troppo presto per parlare di personalizzazioni spinte).

"And what about cloaking?" La lotta al cloaking vede Google costantemente in prima fila. "Riteniamo che chi faccia uso del cloaking –prosegue Cutts- lo faccia unicamente con l’intenzione di condizionare i nostri algoritmi d’indicizzazione.

Non è un caso che noi, quando affrontiamo questo tema, poniamo spesso la domanda: se i motori di ricerca non esistessero, usereste ugualmente il cloaking? Per questo cerchiamo di non incoraggiarne l’uso, intervenendo in maniera pesante quando ce n’accorgiamo; è anche vero però che concediamo una seconda chance a quanti si "pentono" di averne fatto uso, riammettendone i siti una volta che questi siano in ordine."

Cutts ha parole pesanti anche per le tecnologie che puntano a dare visibilità al "deep Web", quanto cioè non è visibile direttamente sul Web perché non contenuto in pagine HTML, bensì generato dinamicamente.

"Trovo che le soluzioni come quelle proposte da Inceptor e SearchDex (descrizione sintetica: tutte generano automaticamente delle doorway pages utilizzando i contenuti dei database; citate perché presenti con uno stand al Search Engine Strategies, ndr) non facciano altro che generare una quantità industriale di pagine inutili, generalmente poco rilevanti, che però vanno ad occupare preziose risorse nei nostri sistemi.

Per questo, se ci rendiamo conto che ne viene fatto abuso, li bandiamo dai nostri indici. Nella presentazione powerpoint utilizzata per questo mio intervento al Search Engine Strategies, ad esempio, gli esempi di spam riportati sono pagine create da Inceptor per L.L. Bean (un e-shop, ndr)." Parole di biasimo, infine, anche per chi utilizza con troppa superficialità i software per il controllo dei posizionamenti raggiunti dai propri siti per diverse parole chiave. "In linea di massima non ci sarebbe nulla di male.

Il problema, però, è che ormai di questi software si sta abusando: le richieste inoltrate sono centinaia di migliaia ogni giorno, e poiché questi software simulano una richiesta di un browser, ci fanno bruciare migliaia di impressions pubblicitarie (google vende pubblicità in forma di link testuali, pagati ad impression, ndr), falsando i dati di efficacia delle campagne e costringendo l’inserzionista a pagare per visite che non sono affatto reali.

Per questo, se ci accorgiamo che da un indirizzo IP provengono troppe richieste sospette, provvediamo ad inserirlo nel nostro libro nero."spamreport@google.com è infine l’indirizzo e-mail al quale Cutts invita a scrivere per segnalare casi di spam su google.com e sulle tante versioni regionali di questo motore, che in Italia fornisce, tra gli altri, i risultati anche a Supereva, Virgilio (e siti collegati, come tin.it) e Yahoo.it.

di Marco Loguercio
Marco Loguercio - già in DNM Spa ed in WMC (InferentiaDnm Group), ora fondatore ed amministratore della search engine marketing agency "SEMS - Il mestiere dei motori", dal 1998 si occupa professionalmente di promozione e visibilità attraverso i motori di ricerca.
E' autore del libro "Le nuove vie del marketing digitale" (HOPS Libri. presto in libreria).
Ha fatto sua la frase di Brett Tabke: "Those who can work search engines, do. Those that can't, use Overture".

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