di Mirko Zago |
04 novembre 2011

L’indice Pmi manifatturiero della zona euro è sceso a ottobre a 47,1 punti dai 48,5 di settembre.
Il calo è stato superiore rispetto a quanto previsto dagli analisti (47,3%).
Anche la Germania ha dovuto fare i conti con una sosta nella crescita, accontentandosi di 49,1 punti, contro i precedenti 50,3 (le stime erano di 48,9). Contro tendenza invece la situazione della Francia, che da 48,2 punti passa a 48,5, nonostante anche in questo caso il dato sia sottostimato (ci si aspettava infatti una crescita pari a 49 punti.
Per l’Italia si tratta del calo mensile più forte degli ultimi anni.
A pesare molto sul dato vi è il crollo degli ordini nel mese di ottobre con una conseguente recessione e aggravio per le piccole e medie imprese del settore.
Il mercato del lavoro in Germania sembra finalmente destinato a crescere e lasciare da parte contrazioni. Si tratta di una magra vittoria d’innanzi ad una situazione non proprio rosea.
Complessivamente l’occupazione è aumentata di 18.000 unità a settembre anche se si tratta dell’aumento più basso da febbraio 2010, per un tasso di disoccupazione che tocca il 7%.
I problemi della Germania coinvolgono ovviamente anche il nostro Paese e in particolare la Spagna, lungi da superare a testa alta i problemi economici che la stanno affliggendo.
L’Europa gode dunque di una salute precaria.
Vi è crescita, ma molto limitata, come se si rincorresse la meta ma con il “freno a mano alzato”.
I recenti summit europei hanno portato un vento di ottimismo che sembra, però, destinato a calare... Gli errori di valutazione degli analisti sembrano riprovare che il risollevamento dell’Europa è ancora precario e lontano e nel prossimo trimestre non si attendono grandi cambiamenti.