di Lorenzo Mari |
10 novembre 2011

Una giornata come quella di ieri non la si ricorda nel nostro Paese da tempo. Da tanto tempo.
Si è trattato di una di quelle giornate che fanno disperare chiunque creda nel mercato come
unica forza del sistema e che fanno, suo malgrado, esultare chi - come il sottoscritto - ama
le dinamiche della Politica, quella vera, quella alta che non è fatta solo di
giochi di palazzo.
Quest’articolo l’avrei voluto titolare “Signori, la Politica”. Il riferimento, assolutamente poco velato, è all’azione che il Capo dello Stato ha messo in campo in queste ultime ore.
Prima di andare avanti, però, riassumiamo un po’ i fatti, in modo da dare un’idea di come si è evoluta la giornata di ieri.
Mercoledì, con l’annuncio delle dimissioni di Berlusconi, arrivate nella tarda serata del giorno precedente, l’Italia si svegliata nella speranza che il cambiamento potesse portare risultati confortanti sui mercati. Ma non è stato così. Anzi, secondo i grandi dealer del debito italiano (leggi le
banche di investimento) lo
spread ha raggiunto livelli mai toccati prima.
Dopo le dimissioni del premier, il differenziale si è alzato vertiginosamente, giungendo - attorno alle 17.00 - a 575 punti base. A due passi dal baratro. E il rendimento del BTP decennale ha raggiunto il 7.3%, ovvero un tasso del 23% superiore a quello del Libano. Secondo i “mercati” - ovvero investitori principalmente inglesi, francesi, tedeschi - siamo al punto di non ritorno.
A questo punto, scende in campo la Politica. Quella vera.
Il Presidente Napolitano, preso atto che le dimissioni dilazionate del Premier non hanno rassicurato gli ambienti internazionali, decide di dare un segnale preciso, forte e assolutamente attendibile. Un segnale che provenga da una voce che non ha perso credibilità: la sua. In occasione della Festa della Cultura, a Bologna, chiarisce che non c’è altra strada che le dimissioni per il governo in carica e che, se ci sarà la possibilità, bisognerà dare incarico, in prima istanza, ad un governo tecnico che sia in grado di attuare e riforme.
Passano pochi minuti e giunge un altro annuncio. Inaspettato, ma assolutamente benvenuto:
Mario Monti prende il posto lasciato libero dallo stesso
Presidente Napolitano tra i senatori a vita.
Una mossa geniale. A mercati aperti e sfruttando la sua credibilità personale, il Presidente decide di dare un segno chiarissimo di svolta e, allo stesso tempo, di
testare la reazione di un eventuale governo tecnico guidato dall’economista.
Lo spread scende. La Politica, quella vera, appunto.
La reazione dei mercati di questa mattina, tuttavia, non è inizialmente quella sperata.
Solo pochi minuti prima delle 9, lo spread - ridisceso ieri sera a 550 punti base in chiusura dei mercati - è tornato a 570, e i rendimenti del BTP a dieci anni sono ancora alti, al 7.39%. La
borsa di Milano apre a -1,3%. Il mercato è fuori controllo: un interesse al 7% è stato sempre considerato un punto di non ritorno. Convincere gli investitori sarà davvero complicato.
Ma come biasimare la scelta effettuata dal Capo dello Stato?
Certo è che
non basta l’immagine per fuoriuscire dal baratro: è necessaria la sostanza. Una sostanza che avrà effetti col tempo, con azioni credibili e prolungate.
Tanto per iniziare, bastano le dichiarazioni di fiducia al potenziale governo Monti da parte dei leader politici dei maggiori gruppi parlamentari, per dare affidabilità al futuro governo ed ecco che alle 9.30 lo spread ridiscende e si piazza a 547 punti. Segnali incoraggianti di mercati fuori controllo.
Ma come risolvere definitivamente allora? Ripeto: bisogna andare oltre e fare sostanza...
Se c’è una cosa certa è che un governo guidato da Mario Monti avrebbe certamente credibilità internazionale, almeno nel medio periodo e, soprattutto, sarebbe un governo terzo alle parti, al di fuori del gioco elettorale, orientato a salvare il nostro Paese da quello che potrebbe essere un tonfo molto più grosso della Grecia nel mare dell’euro.
In questo senso, un governo Politico.
D’altra parte, uno forzo è richiesto a tutti gli altri Stati europei. E’ necessaria più Europa; è necessario battere moneta e rispondere all’attacco speculatorio: è necessario completare il processo di integrazione economica.
Ma questa è un’altra storia. Una storia che - sono certo - Mario Monti sarà perfettamente in grado di raccontare.
Gran pezzo
Bellissimo articolo, mi hai fatto tornare i brividi... Quelli positivi però!
Inviato da Fabrizii
Mario Monti e dintorni.
A me i brividi vengono sulla schiena e non sono certo positivi. Non credo che un uomo della Trilaterale possa essere designato alla Presidenza del Consiglio. Inoltre, mi pare di ricordare che come membro di una commissione europea il Prof. Monti abbia avuto qualche problemino. Caro Mari, credo che andrebbero meglio puntualizzati alcuni fatti e, trascurando una cronaca di eventi borsistici obbediscono a fenomeni di varia natura e spesso privi di ogni etica, fornire un quadro della situazione con maggiore oggettività. Poi, separatamente, sarà sicuramente interessante conoscere le sue valutazioni. Cordialità.
Inviato da twentyrex